Il pestaggio fascista con il figlio di Alemanno

Manfredi, primogenito del sindaco di Roma, in una brutta storia di aggressioni La storia era già finita sui giornali all’epoca,...

Manfredi, primogenito del sindaco di Roma, in una brutta storia di aggressioni

La storia era già finita sui giornali all’epoca, ma adesso c’è uno sviluppo interessante. Ne parla il Fatto Quotidiano:

La scena madre si svolge in via della Camilluccia, tra pini secolari, comitive di ragazzini firmati dalla testa ai piedi e sedi di ambasciate protette dai mitra. È il 2 giugno del 2009, festa della repubblica. Nella piscina di uno dei comprensori più belli della zona ci sono due gruppi di ragazzi. Da un lato gli amici 15enni della famiglia Lombardo Pijola- Vitelli, lei firma di punta del Messaggero e lui primario di chirurgia del San Giovanni. Dall’altro lato della piscina c’è un gruppo di 14enni amici di una ragazza. Si sono fatti aprire il cancello dalla mamma e si comportano da padroni anche se sono imbucati perché si sentono forti: sono vicini al Blocco Studentesco. Tra di loro c’è Alemanno jr, altri tre ragazzini e altrettante coetanee. I piccoli imbucati si scambiano saluti romani e inneggiano al Duce innervosendo gli amici di Vitelli, in particolare un ragazzo che chiameremo Luca perché non ha mai voluto denunciare e non vuole parlare con la stampa per un legittimo timore e una certa diffidenza verso la giustizia. Nonostante sia di idee moderatamente di destra, Luca si avvicina al gruppo e intima loro di smetterla.

Gli amici di Alemanno jr non ci stanno e come per chiudere la conversazione gli spiegano: “noi semo der blocco”.

Quello insiste e allora, per fargli capire che non scherza un ragazzo del gruppo di Alemanno Jr, tira fuori un tesserino dell’or ganizzazione. Luca gli risponde in malo modo, e quello gli promette una lezione. Non millanta. Conosce i capi del Blocco Studentesco (di cui Alemanno Jr solo nel novembre scorso a 16 anni è diventato rappresentante nel suo liceo) come Guelfo Bartalucci e Manuel Baronchelli. Qualcuno lo vede telefonare con il suo cellulare e poi intimare alla comitiva dei piccoli amici fascisti di levare le tende. In piscina, restano solo Vitelli jr con due amiche e i tre amici, compreso il temerario Luca. A un certo punto riappaiono sulla scena i ragazzini nostalgici del Duce. Non entrano però in piscina ma – secondo le testimonianze raccolte dal Fatto – si assiepano sulla salita pubblica da dove si intravede la piscina del comprensorio. Da lì si godono la seguente scena: una decina di ragazzi più grandi e decisi entra nel residence. Mentre il gruppo di Alemanno jr resta lontano, un ragazzo grande con la barba colpisce l’incauto Luca con un pugno al volto. In un attimo in dieci sono addosso al 15enne. Luca è accasciato e lo colpiscono con il casco in faccia, e poi pugni, calci e cintate su tutto il corpo. Luca li implora: “or mai m’avete gonfiato vi prego basta!”. Ma quelli non smettono. Un biondino è tra i più aggressivi.

E si arriva alla scena madre:

Lo tira su come un sacco dalla siepe e lo butta sul bordo della piscina, afferra il casco e lo colpisce ancora sulla faccia, che ormai è una maschera di sangue. “Così impari chi comanda”, una frase che gli amici di Luca interpretano come una firma del Blocco studentesco. Carlo Vitelli sente il figlio gridare e scende di corsa in costume da bagno. QUESTO È il suo racconto al Fatto Quotidiano: “Sono arrivato mentre un ragazzo stava colpendo con il casco l’amico di mio figlio che era in terra con il volto insanguinato. L’ho tirato via e l’aggressore, un biondino, si è divincolato. C’erano molti ragazzi più grandi che scappavano. Dopo aver prestato il primo soccorso all’amico di mio figlio li ho inseguiti. Tutti erano a bordo di motorini ma ho visto anche una Mercedes classe A200 della quale ho fornito alcuni numeri della targa alla Polizia. Alla guida c’era un uomo adulto”.

Questa Mercedes stranamente scompare dagli accertamenti di Polizia:

Nessuno si chiede chi sia l’autista né gli occupanti della vettura. Anche l’attegg iamento delle vittime non aiuta. Luca non si fa nemmeno visitare al pronto soccorso e non presenta denuncia per timore di rappresaglie. Solo Carlo Vitelli presenta una denuncia per violazione di domicilio. Sua moglie è una firma del Messaggero, Marida Lombardo Pijola, autrice di best seller proprio sul tema del bullismo. Tre giorni dopo scrive una lettera al sindaco Alemanno che pubblichiamo integralmente sotto. “In quella lettera chiedevo al sindaco”, spiega Marida Lombardo Pijola, “di trasformare un fatto bruttissimo in un momento pedagogico. Gli chiedevo di accompagnare il figlio al commissariato, come io avrei fatto con mio figlio, per fargli raccontare tutto quello che sapeva. Invece non lo ha mai fatto. Ora scopro che la denuncia di mio marito sta per essere archiviata senza che nessuno abbia identificato gli aggressori e senza che siano stati chiamati a testimoniare gli occupanti della macchina della famiglia del sindaco”.

La lettera di Marida Lombardo Pijola non è rimasta senza rsposta:

Il sindaco Alemanno chiamò la giornalista due volte al telefono e le disse che la questione sarebbe stata seguita dalla moglie, Isabella Rauti, consigliere della Regione Lazio. Una settimana dopo Isabella Rauti organizzò un incontro a casa Vitelli- Lombardo Pijola al quale erano presenti i genitori del ragazzino che aveva provocato lo sconquasso, Tommaso e le famiglie di alcune ragazzine presenti. “Isabella Rauti”, spiega sempre Marida Lombardo Pijola “sottolineava la differenza tra i grandi violenti che erano arrivati dopo e i piccoli amici di suo figlio, che nulla avevano fatto. Alle mie richieste di obbligare i figli a isolare e denunciare i violenti, tutti facevano orecchie da mercante. Ricordo benissimo che c’era anche la mamma di un’amichetta che alla presenza di Isabella Rauti, diceva: ‘ma che siete matti? Pensate che quelli sono già andati sotto alla finestra di mia figlia a minacciarla perché non dica niente’ e ricordo che la signora rideva al solo pensiero di testimoniare”. Quella ragazza, secondo quanto risulta al Fatto, poi ha testimoniato e alla Polizia ha detto che il figlio di Alemanno è andato via con lei in auto ed è sempre rimasto in macchina, anche nel momento della rissa”. Tra i presenti alla riunione dei genitori c’era un signore silenzioso. Il padrone di casa Carlo Vitelli lo aveva già visto: “Gli chiesi: ‘ma lei non guidava la Mercedes quel giorno?’ e lui mi rispose di sì. Io mi indignai e gli dissi: ma come? Non ha visto che la inseguivo? Perché è andato via? E lui mi rispose che non se ne era accorto e pensava che la festa fosse finita. A questo punto intervenne Isabella Rauti e disse: lui è il mio autista”.

Edit: ecco la replica dei genitori del diretto interessato

In merito all’articolo de “Il Fatto Quotidiano” di oggi, fanno sapere dal Comune di Roma, Gianni Alemanno e Isabella Rauti hanno affidato allo studio Volo, specializzato nelle questioni che riguardano i reati di opinione e di informazione, la tutela dei diritti del minorenne Manfredi.

‘Le nove colonne in prima pagina, dedicate da Il Fatto Quotidiano a nostro figlio, sono il punto piu’ basso toccato dalla polemica politico-giornalistica. Strumentalizzare nostro figlio per attaccare noi genitori e’ tanto piu’ grave quanto e’ evidente l’assoluta inconsistenza delle illazioni contenute nell’articolo di quel giornale’. Lo scrive il sindaco di Roma Gianni Alemanno in una dichiarazione congiunta con la moglie Isabella Rauti pubblicata sul blog Alemanno 2.0. ‘E’ evidente, come si evince dalla stessa ricostruzione operata da Il Fatto, che nostro figlio, all’epoca appena quattordicenne, e’ stato un involontario testimone di un fatto gravissimo – spiega Alemanno – Respingiamo in maniera netta e decisa l’insinuazione di aver tentato in qualche modo di insabbiare l’indagine: non avremmo potuto, non avremmo voluto, ne’ ne avremmo avuto interesse. Basti, a questo proposito, una definitiva considerazione: l’autorita’ giudiziaria che ha proceduto alle indagini, non ha ritenuto rilevante il contributo testimoniale di nostro figlio ne’, tantomeno, quello nostro. Dopo la lettera inviata dalla signora Marida Lombardo Pijola, ci sono stati contatti tra i genitori dei ragazzi che hanno assistito all’episodio senza essere stati artefici della violenza. Questo dialogo si e’ concluso con un incontro avvenuto proprio a casa della signora Lombardo Pijola, incontro dove e’ apparso chiaro che i nostri figli non avevano alcuna responsabilita’ dell’accaduto, mentre, da parte di tutti, vi e’ stato l’auspicio che le indagini avessero il loro naturale sviluppo fino a punire ogni reato commesso. Abbiamo immediatamente e costantemente dimostrato la nostra solidarieta’ e vicinanza alle famiglie coinvolte, esprimendo la nostra fermissima condanna dell’accaduto’. ‘Proprio in base a queste considerazioni, oltre a tutelare i diritti del nostro figlio minorenne, abbiamo deciso di presentare querela per diffamazione a mezzo stampa nei confronti degli estensori dell’articolo e dei responsabili de Il Fatto’, conclude Alemanno.