Frutta, pane e carne: quanto spenderemo in più?

25/01/2012 - I calcoli delle associazioni dei consumatori sui rincari dopo le manovre In media quasi 22 euro in più. Sono i conti della spesa che fa a pugni con i rincari dopo le manovre di quest’anno. Che hanno generato un aumento

     
 

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I calcoli delle associazioni dei consumatori sui rincari dopo le manovre

In media quasi 22 euro in più. Sono i conti della spesa che fa a pugni con i rincari dopo le manovre di quest’anno. Che hanno generato un aumento dei prezzi anche per i beni di prima necessità. Repubblica ne parla in un articolo a firma di Lucio Cillis:

E questo è il computo per settore:

Vegetali, carburanti ma soprattutto la carne bovina. Gli aumenti più vistosi in arrivo nei prossimi giorni andranno a colpire, in particolare, questi prodotti del carrello mensile della spesa delle famiglie italiane. Secondo la Federconsumatori, i primi giorni di blocco porteranno ad un incremento dei prezzi complessivo vicino i 22 euro mensili per ogni nucleo familiare: la carne bovina potrebbe costare circa 4,5 euro in più al mese rispetto alle scorse settimane, così come pane, frutta e verdura peseranno ciascuno per oltre 3 euro in più al mese sui bilanci familiari. Ma se la protesta dovesse continuare le famiglie rischiano di veder lievitare anche i prezzi dei prodotti non freschi.

Per pere e mele il costo raddoppia:

Il blocco dei Tir si fa sentire soprattutto sul banco dell´ortofrutta. Nei mercati rionali e nei negozi al dettaglio, secondo una stima della Cia, i prezzi sono aumentati in alcuni casi fino al doppio. Da record il costo delle zucchine che ieri, in alcune città, sono state proposte a 6,50 euro al chilo contro una media dell´anno di 3. I prezzi sono cresciuti di un 15 e anche del 20% rispetto alla settimana scorsa. Ieri le arance, le pere e le mele costavano circa 2 euro al chilo. Gli agricoltori della Coldiretti regaleranno ai pensionati e alle famiglie la frutta e la verdura bloccate nei campi e nei magazzini. L´iniziativa, oggi alle 10, a Roma (piazzale Flaminio).

Sui supermarket il problema è la distribuzione:

Le grandi catene di supermercati tengono duro e non applicano per ora dei rincari. Per Maniele Tasca, direttore generale del gruppo Selex, «non risultano aumenti di prezzo, ma la situazione è critica sugli scaffali. Manca merce al Centro Sud e presto mancherà su tutto il territorio. Siamo molto preoccupati». Secondo il direttore generale di Conad Francesco Pugliese, «i disagi non mancano, ma i prezzi sono ancora fermi. È chiaro che se il blocco sarà di lunga durata vanno messe in conto delle fluttuazione dei listini: soprattutto su prodotti freschi di prima necessità se saremo costretti a rivolgerci a canali diversi dagli abituali».

E anche le pescherie soffrono:

Il blocco dei Tir pesa anche sul pesce. E fa sentire i suoi effetti nella provincia di Venezia. Secondo la Confcommercio, in moltissime pescherie ieri non è arrivato nulla del pescato della Sicilia. Nel contempo, per effetto della protesta dei pescatori di Chioggia che per 48 ore incroceranno le braccia contro il caro-carburante, sui banchi scarseggia pure il pesce locale. Male anche nella Capitale dove il Centro agroalimentare (Car) lamenta un calo del 90% degli arrivi del prodotto fresco. Riduzioni del 70% al Centro alimentare polivalente (Mercafir) di Firenze. A Fano, i pescherecci non escono e circa 60 pescatori hanno presidiato il mercato ittico per evitare che vi venisse scaricato pesce pescato in altre zone dell´Adriatico.

     
 

4 Commenti

  1. Camionaro pentito scrive:

    Ricordiamocelo sempre! I cari prezzi che paghiamo ogni cosa, anche ciò che è indispensabile come la maggiorparte degli alimenti, lo dobbiamo essenzialmente a due fattori:
    a) la insaziabile cupidigia delle categorie che ora protestano forti delle loro armi di ricatto (ripeto RICATTO) verso governi e popolazione;
    b) l’abnorme carico fiscale che grava sul prezzo finale (quello che esborsiamo noi), in particolare composto da imposte, tasse e balzelli vari (vedi i carburanti ad esempio), che continuano a costare sempre più non tanto a causa del prezzo iniziale del greggio, ma soprattutto a causa della cupidigia delle holding che hanno in mano questo mercato (dall’estrazione alla raffinazione) e, ancora, a causa della inconcepibile evasione fiscale italiana che costringe i governi a mantenere attive delle “accise” ormai anacronistiche.
    Tra i grandi evasori ci sono anche la maggiorparte di questi “signori” (ad esempio i camionisti) che certamente hanno cospiqui introiti in nero ogni anno, ma nessuno li denuncia.
    Un’altra cosetta che dovrebbe far pensare, specie quelli che hanno la responsabilità di aver permesso ciò con il voto, è la diabolica macchinazione di Berlusconi il quale, da Bruno Vespa in una “storica” puntata di quel cesso chiamato “porta e porta”, fece un “contratto2 con gli italiani (mai chiesta da alcuno) in cui diede enorme risalto alla sua intenzione di rafforzare tutte le linee ferroviarie del paese (specialmente quelle interne) che, se veramente realizzate o adeguate, oggi avrebbero assai ridimensionato il ruolo disfattista e antidemocratico dei camionisti (risaputamente in gran parte gran ignoranti e delinquenti) e delle altre attività altamente lucrative ad essi ricoducibili.

  2. Ombraninja scrive:

    C’è anche da dire che molte delle persone che vanno a fare spesa, acquistano prodotti in base a ciò che i media li adducono a comprare. Molte persone si fidano dei prodotti che comprano solo perchè sono di marca, andando a spendere anche il triplo. Questo ingigantisce di molto la spesa finale. Bisognerebbe iniziare a capire che il prezzo reale del prodotto si identifica dal costo al chilo o al litro ecc.. e non dal prezzo indicato sull’etichetta che spesso è forviante. Se poi, in tutta risposta, c’è chi dice che non potrebbe mai rinunciare ad uno specifico prodotto, che però va a costare anche il doppio, allora non bisogna poi piangersi addosso.

  3. V scrive:

    questi stronzi sono vittime e carnefici allo stesso tempo! noi gente normale siamo vittime sempre!

  4. Sono tempi duri; ma è il prezzo da pagare per le scelte politiche fatte dal precedente governo che si domandava ” dovè la crisi? i ristoranti sono sempre pieni??”
    Credo che sia meglio questa situazione rispetto a quella della Grecia

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