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Gita scolastica o non gita scolastica?

Il ragazzo di 19 anni che va a Milano in gita all’Expo e cade dal balcone dell’albergo (maggio), il ragazzo tedesco di 17 anni che va in gita a Montecatini e cade dal balcone dell’albergo (luglio), il ragazzo di17anni che a Milano in gita all’Expo e cade dal balcone dell’albergo (ottobre).

Ma scorrendo indietro altri casi. Il ragazzo italiano di 15 anni di ritorno da una gita a Barcellona che cade dalla nave e a scendere almeno una vittima ogni anno. Una percentuale accettabile. E se fosse vostro figlio a non tornare?
Tutti siamo andati in gita, tutti in quelle occasioni abbiamo fatto cose stupide, tutti le ricordiamo con un sorriso, siamo tornati vivi. I genitori di quei poveri ragazzi no. La mamma del primo ha detto che ha consegnato un figlio sano e in buona salute e le è stato riconsegnato cadavere. Ha visto realizzato l’incubo di ogni genitore, conosciuto il dolore assoluto.

Chi non ha paura quando suo figlio di 13-15 anni va di sera agli allenamenti o a mangiare una pizza? Bastano pochi minuti di ritardo in una sera buia d’autunno che ti prende l’angoscia. Hai sempre paura, a volte anche la mattina dopo che è uscito per andare a scuola, di ricevere una telefonata dalla scuola, dalla polizia. Quella telefonata. Non ci pensi ogni momento, ma, per quanto gli adolescenti solo con la loro presenza riescano a farti perdere le staffe, sei contento quando si chiude la porta di casa dopo che sono rientrati.
Paura di mandarli in gita? Sì, e tanta, dopo quello che è successo e per timore di quello che potrebbe accadere. Uno non può non pensare a quei poveri ragazzi, fa fatica a non identificarsi nei loro poveri genitori. Umanamente ha paura che i suoi cuccioli si possano trovare nella stessa situazione. Soli. È orrendo pensare che possano trovarsi soli e in difficoltà.

Abolire le gite scolastiche come ha chiesto il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi? Certo, se lo decide la scuola toglie un peso alle famiglie. Un peso economico, perché le gite costano care, e un peso morale, perché se è l’istituto scolastico a prendersi la responsabilità del no al genitore non resta che aderire. Ma è sensato mettere un veto sulle gite d’istruzione? Non sarebbe come vietare le auto perché capitano gli incidenti?
Certo, se la scuola decide di fare la gita tocca al genitore decidere. Chissà come si comporterà il ragazzo, chissà come saranno i compagni, chissà se i professori sapranno mantenere il controllo. Mentre alle elementari e alle medie una madre e un padre conoscono l’ambiente, al liceo la faccenda cambia. I professori li vedi una volta l’anno, i compagni di classe ne conosci solo alcuni e ti dicono quello che tuo figlio vuole che tu sappia, cioè il meno possibile. Conosci a stento tuo figlio, a dire il vero. Che ne sai se beve, fuma o chissà che? E chissà cos’è il chissà che.

Così le gite si fanno sempre meno. I professori non hanno molta voglia di prendersi una simile responsabilità, anche perché è un lavoro che devono fare gratis et amore dei. Come dar loro torto?

I genitori non hanno soldi e preferiscono avere i figli sotto controllo. Come dar loro torto?
Gli unici che perdono qualcosa sono gli studenti. Perdono un’occasione per vedere, un’occasione per socializzare e un’occasione per crescere.
Come pensiamo di poter fare quello che vogliamo noi genitori, che vuole la scuola e che vuole la società civile, cioè educare una generazione di gente che sa le lingue, che gira il mondo e che salta sui muri e che diventa, come piace dire adesso, “un’eccellenza” per il suo paese, se poi non riusciamo a mandarli due o tre giorni a duecento chilometri da casa?
Ogni scuola dovrebbe organizzare incontri pubblici con insegnanti, genitori e soprattutto con gli studenti per valutare la situazione e per decidere il da farsi. Caso per caso, classe per classe. Sarebbe bello poterli tenere vicini per proteggerli, ma non funziona così e così non può funzionare.
È ben difficile, in geografia come in morale, capire il mondo senza uscire di casa propria.
(Voltaire)