Francesco Sicignano intervista
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Venticinque anni per un furto? E per un omicidio quanto, cowboy?

Il pistolero di Vaprio d’Adda dopo il saluto dal balcone alla folla, ora ha preso anche a far comizi ai giornalisti che, su questo ha ragione, “non si levano dai coglioni”. E dopo l’anziana vicina che alla Bruce Willis ha detto “ci blindiamo a casa, venissero dentro che li ammazziamo”, con uno sguardo talmente feroce che farebbe paura persino a Carminati, ora abbiamo una nuova piattaforma politica, ben riassunta da Matteo Salvini, strumentalizzatore seriale, che ha pensato bene di comparare la difesa dei beni e quella delle persone nella sua ansia giustiziera.

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Francesco Sicignano

Bene, je ne suis pas Francesco Sicignano. Non mi riconosco in chi dorme con la pistola sotto il cuscino, pronto a usarla, fosse pure per difendere i confini della propria proprietà. Di un uomo pronto a rispondere al furto, a un reato contro il patrimonio, con la violenza e quindi a un reato contro la persona, in chi si prende la responsabilità di strappare una vita, per quanto sbandata, senza pensarci un attimo. Non mi interessa se il giovane ladro fosse in cucina, sulle scale esterne o in salotto con il candelabro. Questi sono dettagli da Cluedo, ce lo dirà l’inchiesta giudiziaria: il punto è che il nostro cow-boy non ha neanche voluto sincerarsi se la vittima fosse armata o meno.

Ma posso ancora passarci sopra. Non sono un uomo mosso dal rancore e del pregiudizio. Non so se avessi una moglie e due nipotini in casa, come reagirei per difenderli, che effetto mi farebbe il terrore di sentirmi invaso. Forse sarei vigliacco, forse aggressivo. Chissà. Proprio perché non lo so, non ho mai chiesto un porto d’armi. E non per questo tengo meno alla mia casa o voglio meno bene del pensionato dagli occhi di ghiaccio alla mia famiglia. Ma lui riusciva a dormire solo con una calibro 38 sotto il guanciale. E presto, a sentire Buonanno che ne bradisce una in diretta tv con Sky, potrà comprarsene un’altra con il bonus comunale di 250 euro che ha promesso il parlamentare europeo e sindaco di Borgosesia. Uno a cui piace sparare. Non solo pallottole, evidentemente.

Passi pure questo. Un errore capita a tutti. Una decisione sbagliata, che rimpiangeremo tutta la vita, pure. Tutti hanno diritto a essere riabilitati, a non pagare in eterno i propri errori. Per quanto gravi e irrimediabili.
Ma lui non è pentito, non ha dubbi. Le sue parole sono peggio delle sue pallottole. Lui rivendica il gesto, anche di fronte all’imbarazzante situazione attuale – lui dice una cosa, i rilievi delle forze dell’ordine un’altra -, e pensa bene di mandare i suoi messaggi alla nazione. Che, chissà, potrebbero pure portargli qualche proposta politica da chi ora lo incensa con spudorata pregiudicatezza tra i lìder minimi da talk show, ma che confermano lo stato attuale di un paese alla deriva, drogato dall’egoismo, dall’avidità, dall’ossessione sicurtaria a senso unico. In cui uno “prima spara e poi chiede chi va là”. Persino in guerra, anzi ne La grande guerra, Oreste Jacovacci, il personaggio interpretato da Alberto Sordi, un militare, commenta quest’atteggiamento con un solenne “l’anima de li mortacci tua”.

Ecco, in questo paese il buon Sicignano può permettersi di passare per eroe, di avere un codazzo di cronisti accondiscendenti e di dire “è colpa di Roma, di chi fa le leggi: date 25 anni a chi ruba e noi non spareremo più”. Già. A questo punto direi anche di darne cinque a chi non raccoglie la cacca dei cani per strada, una decina a chi pensa di non pagare al supermercato, una dozzina a chi passa con il rosso, quindici a chi ti tampona sulla tangenziale e almeno 20 a chi non paga l’affitto, diamine.

Sicignano e i suoi fans, almeno, siano coerenti. Se vogliono uno stato di polizia, con tanto di pena di morte magari, ci dicano quanto merita uno che uccide una persona disarmata. Ah già, vogliono una legittima difesa che se fossimo in 007 chiameremmo licenza di uccidere.
Ma questo, purtroppo, non è un film.