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Il fortino della cocaina nel cuore di Roma

Le forze dell’ordine smantellano il cuore dello spaccio romano, gestito dal clan Casamonica

Un enclave, un fortino vigilato 24 ore su 24. Un modello che ricorda da vicino quello di Scampia, il piu’ grande mercato a cielo aperto della droga in Europa. Anche Roma aveva la sua piccola Scampia, alla Romanina, quartiere della periferia est della Capitale.

EN PLEN AIR – Due strade, via Devers e vicolo Barzilai, trasformate in supermarket dello sballo e gestite da appartenenti al clan Casamonica, gruppo di nomadi stanziali residenti nella zona dagli anni ’50 composto da circa mille persone. In totale sono 39 le persone finite in carcere con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Un fiume di droga ‘disponibile’ dalle 8 del mattino all’una di notte. Un’attività in cui le donne (ne sono state arrestate 15) avevano un ruolo di primo piano: toccava a loro consegnare le dosi ai clienti. Si tratta di giovani tra i 18 e i 25 anni, alcuni anche minorenni, che giungevano non solo dalla Capitale ma dalla provincia, in particolare dalla zona dei Castelli.
L’operazione, condotta congiuntamente da Carabinieri e Polizia, ha portato alla luce lo stile di vita sfarzoso dei Casamonica.

LUSSO – Nei villini in periferia in cui vivono i componenti del clan nulla è lasciato al caso. Gli inquirenti, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia capitolina, che hanno effettuato i sequestri di 16 abitazioni si sono trovati di fronte a strutture dotate di telecamere a circuito chiuso, case in cui rubinetti in oro e specchi ornati di piume nere fanno capolino tra costosissimi gadget elettronici e orologi Rolex. Sfarzo degno di boss. In particolare nelle case il camino era sempre acceso per potersi disfare della droga in caso di arrivo di uomini delle forze dell’ordine. Gli illeciti guadagni, frutto del traffico di droga, venivano reinvestiti per ulteriori rifornimenti di cocaina ma soprattutto nell’acquisto di immobili, di autovetture di grossa cilindrata e per finanziare la lucrosa attività dell’usura. Per tale motivo, l’Autorità giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo dei beni riconducibili agli arrestati. Si tratta di beni immobili (ville, terreni, 16 abitazioni), 36 autovetture, 20 orologi di pregio e conti correnti, depositi bancari e postali, per un ammontare complessivo di circa 5 milioni di euro.

INASPETTATO AIUTO – Impulso alle indagini si è avuto anche dai racconti che alcuni trans, che si rifornivano dal clan, hanno fatto agli inquirenti. I viado hanno riscontrato “in modo preciso e concludente” ed hanno dimostrato “come la Romanina sia la zona di Roma dove si può, ad ogni ora del giorno, reperire dosi di cocaina di buona qualità e ad un prezzo onesto rispetto al quantitativo di coca presente in ogni dose”. ‘Con gli arresti di oggi – ha affermato il procuratore aggiunto, Giancarlo Capaldo – abbiamo dato un segnale di efficienza e di volonta’ a reagire a fenomeni criminali che godono di apparente impunita”. Dal canto suo il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, sottolinea che ‘il blitz e’ un segnale estremamente importante per la lotta alla criminalità organizzata nella città, perchè dimostra alle bande territoriali che nessuno è intoccabile e che anche i clan più organizzati possono essere colpiti e sconfitti’.