I funghi allucinogeni curano la depressione?

24/01/2012 - A dimostrarlo uno studio inglese Secondo uno studio inglese, i funghetti allucinogeni potrebbero essere usati per curare la depressione. Ne parla il Times. IL PASSATO - Il poeta inglese William Blake disse, nel 1790: Se le porte della percezione fossero

     
 

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A dimostrarlo uno studio inglese

Secondo uno studio inglese, i funghetti allucinogeni potrebbero essere usati per curare la depressione. Ne parla il Times.

IL PASSATO - Il poeta inglese William Blake disse, nel 1790:

Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito. Per l’uomo queste porte sono chiuse, ed è costretto a vedere tutte le cose attraverso le strette fessure della sua “caverna”.

Passato un secolo, Aldous Huxley prese in prestito questa definizione per intitolare il suo libro, tratto dall’esperienza con gli allucinogeni “Le porte della percezione”. Huxley scrisse che la nostra coscienza rappresenta solo una piccola parte di ciò che la mente è in grado di fare. Secondo l’autore, il cervello funge da “valvola di riduzione” rispetto al flusso potenzialmente travolgente di suoni e sensazioni. A quel punto, secondo Huxley, resta solo un misero rivolo di coscienza, “necessario” a rimanere in vita.

LO STUDIO - Ora a dimostrare questa tesi arriva un nuovo studio inglese sulla psilocibina, la droga contenuta nei funghetti che altera la connettività del cervello. Questa difatti non aumenterebbe l’attività cerebrale, bensì la ridurrebbe. Il cervello, sotto l’influenza dei funghi, riduce quindi l’attività cerebrale. Specie nelle aree in cui si concentrano i neuroni sensoriali, quelli che in condizioni normali ci permettono di rimanere ancorati alla realtà. La psilocibina taglia l’attività di questi nodi e la loro capacità di legarsi alle altre parti del cervello, dando così la sensazione di libertà.

IL TEST – “Secondo i risultati sembra che l’attività del cervello sia mirata a mantenere stabile la coscienza che abbiamo del mondo”, ha dichiaato Robin Carhart-Harris, dottorando all’Imperial College London. Per verificare le loro teorie, i ricercatori hanno radunato 15 volontari ai quali hanno iniettato o delle dosi di psilocibina o delle soluzioni placebo. Si è dimostrato che se la psilocibina viene iniettata per via intravenosa, essa altera la coscienza dopo soli 60 secondi, invece che dopo un’ora come quando viene assunta per via orale, e il suo effetto dura solo per mezz’ora invece che per le cinque ore “canoniche”.

LA SORPRESA – I ricercatori si aspettavano che gli effetti allucinogeni della psilocibina fossero dovuti a un superlavoro da parte del cervello. Invece hanno scoperto che il meccanismo è opposto. “Il crollo dell’attività cerebrale ci ha sorpreso”, ha detto Carhart-Harris”. La riduzione dell’attività di filtro da parte del cervello ha fatto si che la mente dei volontari si aprisse a pensieri mai avuti prima, allucinazioni geometriche, percezioni sconosciute.

AREE CEREBRALI – Le due regioni colpite dagli effetti della psilocibina sono state la corteccia prefrontale e la corteccia cingolata posteriore. La prima porta a pensieri ossessivi, se stimolata con sostanze esterne. Tutti gli antidepressivi in commercio attaccano quest’area del cervello, e visto che anche la psilocibina ha lo stesso effetto, secondo i ricercatori i funghetti allucinogeni potrebbero essere usati per curare la depressione. La corteccia cingolata posteriore invece ha un ruolo fondamentale nella coscienza e nell’auto-identità. La psilocibina, così come le altre sostanze che influenzano l’attività cerebrale, aiutano l’individuo a vivere una temporanea dissoluzione del suo ego. “A volte sembra che il senso di apparenenza e d’identità scompaia e avvicini la persona all’universo, una connessione che produce pace”.

RIASSUNTO – Con questo studio viene quindi smentita la teoria secondo la quale i funghetti allucinogeni accelerino l’attività cerebrale. Anzi. Il cervello in genere si organizza per mantenerci ancorati a terra. Le sostanze in questione non fanno altro che “indebolirlo”. Questo processo però regala benessere, ed è paragonabile al benessere suscitato dai farmaci anti-depressivi. Distacco dell’io e unione e pace con il mondo. Putroppo è presente anche una controindicazione: quel disturbo che porta i malati e gli affezionati della sostanza ad avere disturbi ossessivi. Ci sarà forse un futuro in cui, anziché ricorrere alle pastiglie, ci si affiderà a un procedimento simile?

     
 

3 Commenti

  1. Funky e funghi scrive:

    Non è che i radicali italiani ne hanno una coltivazione segreta dentro al tunnel gelmini?

  2. OK MORANDO SERGIO Crocefieschi Genova Malpotremo Lesegno Italia Argentina San Morando scrive:

    Come la “depressione” fa invece piuttosto coltivare i funghi per fare.. i ” porcini ” :-)

  3. Luca Schiavoni scrive:

    è vero, confermo, gli allucinogeni curano la depressione. Il problema dopo è convincere quello yeti rosa in salotto a tornare a casa sua.

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