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Sinodo della famiglia: “Divorziati risposati, il Papa approfondisca”

divorziati risposati, e il ruolo della comunione – quale sia l’equilibrio fra la sua funzione “comunionale” e la sua funzione “medicinale” – è materia che Papa Francesco dovrà valutare personalmente, “approfondire”: lo scrivono i padri del Sinodo della Famiglia nel Circolo Italiano affidato al cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, non certo noto per le sue posizioni aperturiste. E’ questa una delle affermazioni che spiccano nelle relazioni dei lavori dei Circuli Minores, i gruppi di lavoro che hanno prodotto i centinaia di emendamenti all’Instrumentum Laboris che saranno discussi nelle fasi finali del Sinodo, prima di essere inviati alla commissione che redigerà la Relatio Finalis.

SINODO DELLA FAMIGLIA: “DIVORZIATI RISPOSATI, IL PAPA APPROFONDISCA”

Documento, quello, che sarà inviato al Romano Pontefice perché ne faccia quel che ritiene;e  tutto porta a pensare che Papa Francesco concederà la pubblicazione immediata del documento. La Sala Stampa Vaticana ha diffuso le sintesi degli interventi dei Padri Sinodali sulla terza parte dell’Instrumentum Laboris, quella in cui si concentrano le discussioni sulle questioni più spinose: persone omosessuali, coppie di fatto, divorziati risposati. E proprio sulla questione sulla quale si sono concentrate tutte le attenzioni e tutti gli occhi riguardo il Sinodo della Famiglia, il circolo minore coordinato dal Cardinale italiano, pur con linguaggio felpato e sinodale, scrive parole importanti.

I Padri hanno convenuto su quattro punti: rimuovere alcune forme di esclusione liturgica, educativa, pastorale, ancora esistenti; promuovere cammini di integrazione umana, familiare e spirituale da parte di sacerdoti, coppie esperte e consultori; in ordine alla partecipazione alla comunione, ferma restando la dottrina attuale, discernere in foro interno sotto la guida del vescovo e di presbiteri designati le singole situazioni con criteri comuni secondo la virtù di prudenza, educando le comunità cristiane all’accoglienza; affidare al Santo Padre l’approfondimento del rapporto tra aspetto comunionale e medicinale della comunione eucaristica, in riferimento a Cristo e alla Chiesa.

Parlare di “foro interno” significa dare rilevanza ai percorsi individuali; sostenere che il Papa debba “approfondire il rapporto fra aspetto comunionale e medicinale della comunione eucaristica” significa sostenere che il problema dell’esclusione dei divorziati risposati dal sacramento debba essere affrontato alla radice. Se l’Eucarestia è un segno di comunione con la Chiesa, i divorziati, che vivono in “condizione oggettiva” di peccato, non possono riceverla; se l’eucarestia è medicina, i divorziati, se stanno affrontando un percorso penitenziale, magari “caso per caso” e sotto la supervisione di un sacerdote, possono esservi riammessi. Ancora più chiaro il circolo tedesco, guidato dal cardinale Schonborn, parte del fronte più liberale.

Un sentiero di pentimento e contemplazione, nel foro interno, associato con una conversazione franca con il confessore, contribuisce alla formazione della coscienza e chiarisce quanto è possibile la partecipazione al sacramento.

Gli addetti ai lavori hanno notato l’importanza dell’apertura.

Analogamente il circolo italiano guidato dal cardinale Menichelli, di Ancona – Osimo, raccomanda “al Santo Padre di voler valutare la convenienza di armonizzare e di approfondire la materia complessa (dottrina, disciplina e diritto) al riguardo del sacramento del matrimonio”. Per contro, un circolo di lingua inglese riporta l’intervento di un vescovo: la questione della riammissione dei divorziati alla Comunione dovrebbe essere trattato “in un Concilio Ecumenico”, autorizzato a cambiare la dottrina, e non in un semplice Sinodo, che può al massimo interpretarla.

 

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Ora, quanto di queste aperture saranno contenute nel documento finale del Sinodo? E quanto di esse sarà sottoscritto da Papa Francesco? Bisognerà aspettare per saperlo.E in ogni caso, ad alcune aperture corrispondono altre chiusure: un circolo francofono ammette senza problemi di “non aver avuto tempo di affrontare la questione delle persone omosessuali”, mentre un circolo ha sostenuto che questo argomento dovesse essere, semplicemente, “rimosso dalle discussioni del sinodo sulla Famiglia”, perché “merita un Sinodo a parte”. Ancora, sui gay,  il circolo guidato da Bagnasco raccomanda di porre l’attenzione, più che sulle persone, “sulle famiglie con persone con tendenza omosessuale, e sulla preparazione di operatori competenti. Invitano ad un approfondimento antropologico del tema”. Pareri discordanti anche sulla questione delle unioni civili: tutti affermano che siano fenomeni sociali a cui la Chiesa deve interessarsi, ma i circoli italiani rincarano “la necessità di condurle a maturazione, con una prossimità che tolga dall’illusione dell’esperimento”. Come riporta Repubblica, il circolo tedesco prende invece una posizione piuttosto forte su questo e altri problemi. 

Spicca, tra le relazioni, quella del gruppo tedesco, nel quale si è formulato un mea culpa nei confronti di ragazze madri, figli illegittimi, conviventi, omosessuali, divorziati risposati. “Nel tentativo mal concepito di sostenere la dottrina”, si legge nel testo, sono stati sostenuti “atteggiamenti duri e spietati che hanno determinato la sofferenza delle persone

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I prossimi saranno i giorni decisivi: la commissione relatrice è sommersa di emendamenti e dovrà redigere il testo finale che dovrà essere poi votato dai Padri Sinodali. Sono oltre 500 gli emendamenti proposti. 

A cui si aggiungono altri 800 emendamenti alla parte uno e due dell’Instrumentum, già discussi dai padri. Insomma, una mole di lavoro davvero importante. Dove va il Sinodo? Come finirà? Se lo chiede America Magazine, in un interessante articolo che fa il riassunto dei lavori dei due sinodi.

A questo punto, bisogna porre attenzione al documento finale del Sinodo: chiuderà le porte uscendo fuori con soluzioni “o bianco o nero” sui tre punti controversi (divorzio ed eucarestia, unioni civili, omosessuali, ndr), o lascerà le porte aperte in modo da permettere a Papa Francesco di impostare il cammino in avanti su questo e molti altri temi in un documento magisteriale che esca nel prossimo futuro.

Una questione molto importante l’ha accennata lo stesso pontefice nello storico discorso per il cinquantennale dell’istituzione del Sinodo: alcune questioni potrebbero essere “decentralizzate”, cioè affidate alla saggezza delle chiese locali; il che potrebbe portare ad una pluralità di soluzioni. Un’idea che il fronte conservatore sta già cercando di contrastare.