Emma go home
23/01/2012
Inizia questo settimana l’iter per individuare il nuovo presidente di Confindustria. L’imprenditore che guiderà la rappresentanza delle aziende italiane ha di fronte a sé un compito improbo, rinnovare la credibilità e l’autorevolezza di un’organizzazione sempre più in crisi. Dopo lo sterile protagonismo del mandato di Luca Cordero di Montezemolo, la presidenza di Emma Marcegaglia è stata se possibile ancora più fallimentare. Se il presidente della Ferrari almeno parlava, per quanto spesso inutilmente come ora, il mutismo del suo successore rimarrà negli annali della cattiva rappresentanza sociale.
L’imprenditrice mantovana, erede di un importante gruppo del capitalismo familiare italiano, ha guidato Confindustria con mano incerta, spostando ancora di più l’associazione verso un appoggio incondizionato del centrodestra al potere. Salita al soglio confindustriale proprio dopo il trionfale ritorno di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, la Marcegaglia si è talmente appiattita sulle posizioni del Pdl da dimenticarsi della più grave crisi mai vissuta dall’impresa italiana dal dopoguerra ad oggi. Un appoggio all’immobilismo berlusconiano e tremontiano che non ha fatto niente di buono per le aziende che doveva rappresentare. Se non è certo corretto attribuirle dirette responsabilità sul crollo del Pil e sui fallimenti di tantissime aziende, una più coraggiosa e oggettiva denuncia della realtà avrebbe forse accelerato la necessaria fuoriuscita di chi non ha voluto governare l’Italia.
Parecchi osservatori, sopratutto nella grande stampa borghese che guarda con benevolenza a Confindustria, accusano il sindacato di arroccarsi sugli interessi dei propri iscritti, dimenticandosi di appoggiare riforme che sappiano portare benefici generali. Al di là del merito di questa critica, piuttosto strumentale e fuorviante, l’associazione degli imprenditori negli ultimi anni non è stata in grado di svolgere questo minimo compito. Un’ulteriore evidenza della profonda crisi della rappresentanza sociale vissuta in Italia negli ultimi anni, una delle tante concause delle difficoltà esplose negli ultimi mesi.













MA CHIAMATE MATTEO RENZI E CHIEDETEGLI DI PROPORRE QUALCUNO
COSA VOLETE ROTTAMARE PIERLUIGI BERSANI?
MA DAI CHE MINISTRO DELL’ECONOMIA LO è GIà STATO, NON FATE I FINTI TONTI
Occorre riflettere seriamente sul livello – mai così basso durante l’era berlusconiana – delle rappresentanze dei cosiddetti “corpi intermedi”, di quelle rappresentanze della “società civile” che hanno spesso giudicato – male – la effettivamente pessima classe politica senza interrogarsi sui loro difetti.
Non hanno fatto lobby, né nel senso europeo né in quello americano del termine.
Non hanno elaborato idee o lanciato stimoli alla classe politica
Non hanno mai spinto su innovazione né interpretato gli interessi non dico generali, ma quelli della loro categoria. Sono stati capaci di essere, nel senso più deteriore del termine, “corporazioni”.
Sono in crisi tutti – come e forse più della politica.
Di questi, e dico purtroppo, la Confindustria degli ultimi anni è stata compagna. Non è perdonabile, per chi pretende di rappresentare la parte “migliore” del “Paese che produce”. Non so se basterà cambiare Presidente per rilanciarla, ci vorrebbe – anche lì, un Monti – magari più giovane
Un caro saluto,
e tanti complimenti come al solito
C.