ignazio marino
|

Campidoglio gate: Ignazio Marino va in procura: “Firme su giustificativi non autentiche”

Ignazio Marino è andato a piazzale Clodio, dentro gli uffici della Procura della Repubblica di Roma, per parlare con il pm Roberto Felici, titolare dell’indagine, per ora senza indagati né ipotesi di reato, sulle spese sostenute dal primo cittadino con la carta di credito del Campidoglio. Il colloquio, iniziato alle 16, si è concluso dopo quattro ore. Ignazio Marino, sentito come persona informata sui fatti, ha negato le accuse e depositato documenti.

LEGGI ANCHE: Dimissioni Ignazio Marino, nuova versione sugli scontrini: “Ero a cena con altri”

IGNAZIO MARINO DAL PM DI SUA INIZIATIVA: “FIRME SUI GIUSTIFICATIVI NON AUTENTICHE”

Ignazio Marino si è recato in procura con il suo avvocato, Enzo Musco, per fornire dichiarazioni spontanee: è stato il primo cittadino dimissionario a sollecitare l’incontro con il pubblico ministero. Lo confermano fonti interne alla procura e allo stesso Campidoglio. Nelle quattro ore di colloquio, ha comunicato il legale del sindaco dimissionario, Ignazio Marino ha negato ogni accusa, affermando che le sottoscrizioni a suo nome in calce ai giustificativi di spesa non sono autentiche: “Nella quasi totalità dei casi i giustificativi ricollegano la causale della cena alla tipologia dell’ultimo appuntamento della giornata programmato nell’agenda del Sindaco. Cio’ è certamente dipeso dal fatto, conosciuto solo adesso, che la ricostruzione delle causali delle cene è avvenuta a distanza di molto tempo da parte degli uffici del Comune, i quali, non ricordando la vera finalità istituzionale della cena, ne hanno evidentemente indicata una compatibile con l’ultimo appuntamento in agenda”.

IGNAZIO MARINO, LE FIRME SUI GIUSTIFICATIVI “APPOSTE MENTRE ERA ALL’ESTERO”

“A riprova della propria buona fede il sindaco dimissionario Ignazio Marino ha evidenziato ai magistrati della Procura di Roma che alcuni giustificativi di spesa risultano addirittura firmati” quando era all’estero. Così Enzo Musco, legale di Ignazio Marino. “Non poteva evidentemente trovarsi in Campidoglio a firmare i giustificativi. Nella quasi totalita’ dei casi i giustificativi recano quale data dell’apparente sottoscrizione del sindaco lo stesso giorno dell’evento: il che è chiaramente impossibile perché implicherebbe che il sindaco, terminata la cena, sia rientrato in Campidoglio a sottoscrivere il giustificativo”.

IGNAZIO MARINO: “IL SINDACO NON HA MAI CHIESTO LA CARTA DI CREDITO. IL PLAFOND A 50.000 EURO E’ STATO ALZATO DALLA PRECEDENTE AMMINISTRAZIONE”

L’avvocato Enzo Musco ha poi aggiunto: “Ignazio Marino non ha mai utilizzato il denaro pubblico per finalità estranee a quelle consentite. Marino ha inteso precisare che non ha mai richiesto la carta di credito, che gli e’ stata invece attribuita dagli Uffici, che non è stato lui a richiedere il riallineamento del plafond della carta da 10 a 50mila euro, come era nella precedente amministrazione e che la seconda carta di credito, attribuita al Capo del Cerimoniale, è stata richiesta per facilitare i pagamenti in occasione di eventi pubblici”.

IGNAZIO MARINO: “LA SOMMA RESTITUITA? IL GESTO DI UNA PERSONA ONESTA”

Ignazio Marino nel corso dell’audizione spontanea ha rivendicato “con il giusto orgoglio il merito di essere riuscito ad ottenere donazioni private a favore del Comune di Roma per oltre 10 milioni di euro e di avere intrapreso opere importantissime per l’immagine della città come, a titolo esemplificativo, la riedificazione delle colonne del Foro di Traiano” E a proposito della sua decisione di donare al Comune una somma “corrispondente alle spese di rappresentanza dall’inizio del suo mandato, lungi dal costituire un atto di debolezza o, peggio ancora, di ammissione di colpevolezza, ha rappresentato il simbolico gesto di ribellione di una persona onesta”.

IGNAZIO MARINO: “LA MIA AGENDA CONSULTABILE IN COMUNE”

Ignazio Marino nella sua deposizione ha poi aggiunto che la sua agenda, non quella cartacea ma quella in formato elettronico “era a disposizione e consultabile da moltissimi Uffici del Comune, per un totale di circa 50-60 persone. La questione relativa ai giustificativi di spesa è da ricollegare a una prassi, consolidata negli anni e comunque precedente all’attuale amministrazione, secondo cui sono gli Uffici del Campidoglio e non il primo cittadino a gestire questi aspetti, come e’ ovvio che sia e come chiunque puo’ comprendere, senza che cio’ possa giustificare pero’ la scelta (che non si sa a chi sia riconducibile) di apporre sistematicamente firme non autentiche di Marino e di indicare causali di spesa evidentemente ricostruite a posteriori e senza consultare il sindaco”.