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Dimissioni Ignazio Marino, nuova versione sugli scontrini: “Ero a cena con altri”

Chi darà Ignazio Marino in pasto ai giudici? E’ la domanda che viene da porsi vista la strategia di difesa del sindaco chirurgo, di cui parla oggi il Messaggero nella Cronaca di Roma: arruolato il professore di diritto Penale Enzo Musco come legale, il sindaco dimissionario prepara la linea da portare in tribunale; le cene c’erano, erano istituzionali, quelle contestate sono spiegabili e ad essersi sbagliati semmai sono i suoi collaboratori.

DIMISSIONI IGNAZIO MARINO, NUOVA VERSIONE SUGLI SCONTRINI

Come spiegò Giovanna Vitale su Repubblica in un pezzo nel mezzo dello scandalo spese, il problema è stato che molti dei giustificativi sono stati inseriti negli archivi a mesi di distanza, dai collaboratori, incrociando gli scontrini con le agende passate: la possibilità di sbagli e sviste è concreta. Proprio su questo conterebbe il sindaco Ignazio Marino, scrive Sara Menafra.

E’ una strada scivolosa, a rischio di ulteriori gaffe o inciampi, quella scelta dal quasi ex sindaco Marino: mantenere la linea iniziale, quella per la quale gli scontrini consegnati per giustificare le spese fatte, in particolare pranzi e cene, erano tutti a riscontro di iniziative istituzionali. Ma, per quelle contestate dai diretti interessati, darà una spiegazione alternativa che resti, comunque, negli stretti binari del lecito. Il tutto finirà in una memoria scritta da inviare alla procura di Roma. Ieri pomeriggio, il quasi ex sindaco Ignazio Marino ha incontrato il suo avvocato, il professor Enzo Musco, per definire nel dettaglio la strategia difensiva. Insieme hanno ripercorso tutte le cene, comprese le sette sospette di essere in realtà incontri personali che di istituzionale avevano poco o nulla. «Non posso entrare nei dettagli – spiega il professor Musco – ma posso dire fin d’ora che quel ristoratore si è sbagliato. La donna con cui era il sindaco era una sua collaboratrice e la cena serviva effettivamente a discutere una vicenda legata all’Organizzazione mondiale della sanità, i cui dettagli spiegheremo nella memoria». La somiglianza con la moglie dell’ex primo cittadino c’è, entrambe sono bionde, ma il sindaco si sarebbe detto in grado di documentare che quella sera la sua consorte aveva un altro impegno. Il rischio scivolone resta dietro l’angolo: stando alla certificazione firmata da Marino o da qualcun altro al suo posto (che molto probabilmente era stato delegato a farlo) la cena di luglio doveva vedere al fianco del sindaco un rappresentante del World Healt Organization e non una collaboratrice di Marino con cui discutere del tema, anche se sia il sindaco sia il suo legale assicurano di essere in grado di chiarire anche questo aspetto.

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Anche per la cena di Santo Stefano, quella che era rubricata come “incontro con la stampa” e che poi risultò essere una cena familiare, si sarebbe pronti a dare ulteriori spiegazioni: girando le responsabilità sui collaboratori del Campidoglio che hanno materialmente firmato e trattato i giustificativi.

Una spiegazione possibile ci sarebbe anche per la cena del 26 dicembre dello stesso anno, anche questa ampiamente discussa sui giornali. La sera di Santo Stefano, Marino va a cena all’«Antico Girarrosto Toscano» di via Campania, a Roma. Il ristorante è a due passi da via Veneto ma soprattutto a pochi metri dalla casa della madre di Marino, dove il sindaco va spesso. E i dipendenti del locale, interpellati, dichiarano ai giornali in più di un’occasione che quella col sindaco «era una cena familiare» con «cinque o sei invitati». Il giustificativo di spesa parla invece di un incontro con la stampa per discutere di prossime iniziative istituzionali. Ora Marino sarebbe disposto a spiegare ai magistrati che sì, è vero, a quell’incontro la stampa non era presente. Ma c’erano comunque alcuni rappresentanti delle istituzioni, non era un incontro privato. La confusione tra i diversi incontri sarebbe stata fatta da chi, mesi e mesi dopo i fatti, ha preso gli scontrini consegnati dal chirurgo per accoppiarli con l’agenda istituzionale.

Coinvolgere altri nomi, da parte del sindaco uscente, oltre a dare un messaggio politico abbastanza dirompente sull’azione della sua amministrazione, potrebbe portare al coinvolgimento dei nomi interessati in un accusa per falso ideologico. Da parte della procura sono state fatte trapelare indicazioni chiare: è piazzale Clodio che fa le indagini, e solo quando ce ne sarà bisogno il sindaco sarà sentito. Giuseppe Pignatone e i suoi sostituti procuratori attendono per questa settimana il primo dossier della Guardia di Finanza sugli scontrini del sindaco.

Copertina: AnsaFoto