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Il gigolò della Curia: «Rapporti anche con un parroco, due frati e un monsignore»

«Basta incontri proibiti, basta sesso a Villa Borghese. A Roma non posso più stare». Sergio M. è il supertestimone dello scandalo dei carmelitani scalzi, il gigolò della Curia: torna a parlare a Fabrizio Peronaci sulle pagine del Corriere della Sera ora che se ne va, ora che ha detto sì a un centro d’accoglienza del Nord Est, una necessità più che una scelta dopo aver confessato le frequentazioni proibite che tutti conoscevano ma che nessuno raccontava. Oggi svela altri retroscena, altri rapporti con un secondo carmelitano e non solo. E fa una promessa. «Io voglio che si arrivi in fondo. Se il cardinale mi chiama per testimoniare, io prendo il treno e vengo, non c’è problema»

SAFIN HAMED/AFP/Getty Images
SAFIN HAMED/AFP/Getty Images

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Così al Corriere:

«Con padre G. fu un rapporto non tanto stretto. Mi ha baciato, mi ha toccato, ma non siamo stati a letto, eh…[…] Incontravo anche lui a Villa Borghese. Soldi? Me l’ha sempre dati: 50, 60, pure 100 euro»

Spunta poi un terzo “amante in tonaca”

«Era polacco, ora è anziano. Sta in una basilica. Quando lo conobbi gli dicevo: guarda, monsignor J., io con te ci vengo, ma ho bisogno di 50-100 euro. […] Sarà stato il 2013, 2012…L’ho incontrato a Capocotta, alla spiaggia libera […] Mi ha baciato in bocca»

E un quarto

«Quello di Ladispoli. Una quindicina d’anni fa, quando si pagava ancora con la lira. […] Era un parroco, ora sta sulla Cassia. Andavo a chiedergli aiuto, qualche soldi, ma la faccenda è seria. Con don A. abbiamo fatto di tutto»

 

 

Photocredit copertina ARIS MESSINIS/AFP/Getty Images