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Legge di stabilità, Matteo Renzi con l’elmetto: «Pronto alla fiducia»

Matteo Renzi non ha intenzione di fare un passo indietro sulla legge di Stabilità e sul suo impianto, compresa l’abolizione delle imposte su tutte le prime abitazioni: via Imu e Tasi, per ogni abitazione, comprese quelle di lusso. Un impianto che sta riorganizzando la minoranza Pd intorno alla linea di Pierluigi Bersani che ieri ha detto: “La manovra, così com’è, è incostituzionale per violazione del principio di progressività delle imposte”.

LEGGE DI STABILITA’, MATTEO RENZI CON L’ELMETTO: “PRONTO ALLA FIDUCIA”

Il Messaggero in edicola riporta le voci interne dal conflitto del Partito Democratico.

«Non mi lascio impressionare dalla Merkel e da quelli di Bruxelles, figuriamoci da Bersani…». Matteo Renzi, irritato dalla nuova alzata di scudi della minoranza dem, non ha alcuna intenzione di schiacciare il pedale del freno. Così, come annunciato sabato quando i ribelli hanno cominciato ad alzare le prime barricate, il premier sulla legge di stabilità è determinato ad andare «avanti come un treno». A «non arretrare di un solo centimetro». Perché, ripete Renzi, «abbassare la tasse non è di destra o di sinistra, ma è giusto». E ha chiesto ai capigruppo di convocare un’assemblea dei parlamentari sulla legge di stabilità, e a Orfini una direzione dem per fare il punto sulla politica estera.

I toni dei turborenziani sono scatenati.

E’ la minoranza dem che rialza la testa», dice un esponente del Giglio Magico, «cerca solo di dimostrare la propria esistenza in vita, cavalcando il solito scontro ideologico: criticano l’innalzamento a 3mila euro dell’uso del contante? Ridicolo: quando Bersani era ministro la soglia era a 5mila». Per dirla con Matteo Richetti: «Evocare poi l’incostituzionalità per mancanza di progressività dell’imposta sulla prima casa che viene completamente abolita, è il segno di un eccesso di pregiudizialità nel contrastare l’azione del governo»(…) Renzi è convinto, com’è già stato per la riforma di palazzo Madama, che la legge di stabilità sia solo un pretesto: «Chi rema contro vuole colpire solamente chi guida la barca». E che, come afferma il pasdaran renziano Andrea Marcucci, «la minoranza fa un congresso su ogni provvedimento del governo». Obiettivo: «Cacciare quello che ritengono un usurpatore»

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Secondo il Messaggero, però, il governo potrebbe accogliere qualche modifica minore, per disinnescare le polemiche interne al corpaccione dem.

Roba di dettaglio, ma dal valore simbolico, come rinunciare all’abolizione della tassa su ville e castelli inseriti nel catasto alle categorie A8 e A9. «L’impianto della manovra sull’Imu e sulla Tasi non si tocca», dice un renziano di alto rango incaricato di seguire il dossier, «ma potremmo accogliere qualche proposta di modifica che venga dal Parlamento. Qualcosina si potrebbe correggere. Ad esempio si potrebbe lasciare la tassa sulle mega-ville e sui castelli: si tratta di circa 30mila immobili, che rendono tra i 70 e gli 80 milioni di gettito, la cui stragrande maggioranza risulta già come seconda casa e dunque non è stata esentata dalla manovra. Ma ripeto: si tratta di un dettaglio, l’impianto resta. Tanto più che il taglio dell’Imu e della Tasi rappresenta meno del 10% della riduzione complessiva del peso fiscale, il resto va a favore del lavoro e delle imprese»

La procedura, spiegano dalla parti di Renzi, “è di prassi”: presentazione del provvedimento in Parlamento, accoglimento di qualche modifica, maxiemendamento del governo con voto di fiducia: chi vuole andare al voto, dicono da Palazzo Chigi, può accomodarsi. Sopratutto perché dopo la riforma delle istituzioni, del Senato, che è stata votata da Palazzo Madama, Matteo Renzi si sente molto più sereno.

Copertina: AnsaFoto