Se fosse una cosa seria e non l’ennesima boutade, almeno potremmo avere finalmente qualcuno contento di come si sta evolvendo la crisi economica in Italia. Lenin, Bertinotti, in parte magari anche Di Pietro. Solo che è lecito chiederselo: quando il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dichiara alla stampa che “E‘ allo studio un’ipotesi di nazionalizzazione delle banche” (soltanto allo studio, per carità: una mera ipotesi), bisogna prenderlo sul serio o no?
Perché se bisogna prenderlo sul serio è un conto. E allora, diciamo subito che certe cose non si possono dire a mercati aperti, perché – come il premier saprà, essendo anche la sua azienda quotata in Borsa – altrimenti le contrattazioni potrebbero risentirne. Il mondo della finanza sa che le nostre banche (anche le più grandi) hanno tutte qualche problema dal punto di vista della solidità, chi per un motivo chi per un altro. E hanno coefficienti di core tier 1 inferiori rispetto ad alcune delle concorrenti straniere. Ora, ufficialmente è tutto comunque sotto controllo, ma se Berlusconi se ne esce con un’”ipotesi di nazionalizzazione“, chi sta sui mercati (e pensa che i presidenti del Consiglio non parlino a vanvera) è portato a credere che invece qualche problema potrebbe anche esserci. Con uno dei grandissimi istituti, o con un medio-grande che ha provato a crescere un po’ troppo, o – perché no – con un medio-piccolo che potrebbe aver fatto male i suoi conti. E a quel punto, chi sta sui mercati potrebbe anche decidere di vendere le sue azioni in portafogli. Creando un effetto a cascata sul flottante, di quelli che abbiamo già visto in questa crisi, con grandi volumi scambiati in periodi ristretti di tempo. Anche sospetti, in taluni casi. Ma in questo sarebbero ampiamente giustificati.
Sarebbe un piccolo disastro. Ma certo, se fosse vero che una banca italiana sta per essere nazionalizzata (e consideriamo che ha parlato un presidente del Consiglio, quindi per antonomasia una fonte ufficiale), sempre meglio sapere, visto che stiamo parlando di un’emergenza finanziaria di primissimo livello. Nella quale, a seconda delle condizioni, è giusto dare una risposta forte. Proprio l’altroieri l’Abi ha giudicato positivamente i bond del Tesoro che giacciono già da un po’ a via XX Settembre, dove ufficialmente nessuno li ha ancora richiesti. “I prestiti che saranno sottoscritti dal ministero dell’Economia potranno migliorare il coefficiente di patrimonializzazione al quale il mercato guarda con maggiore attenzione“, diceva il Sole 24 Ore. Quindi, si agisca visto che non c’è tempo da perdere. In fretta: dopo le parole ci vogliono i fatti. Anzi, in questi casi di solito prima si agisce e poi si dichiara. E si spiega perché si è fatto quello che si è fatto. Sempre allo scopo di non peggiorare le situazioni.
Se invece non si dovesse prenderlo sul serio, allora si potrebbe anche scherzarci su. E paragonare l’uscita di Berlusconi a una soluzione un po’ leninista, anche se in sedicesimo (visto che parliamo di periodi storici e contesti economici molto differenti, solo per questo: niente ironia, giuro!). “Ci sono diverse ipotesi sul tavolo e una che potrebbe proprio contro l’idea del capitalismo”, ha aggiunto ieri Silvio: per fortuna che se ne rende conto da solo. E si rende conto che finora ai banchieri ed ai loro rappresentanti era stato detto tutt’altro: che l’entrata del Tesoro negli istituti di credito sarebbe stata temporanea, programmata per durare tre anni (altrimenti si sarebbe dovuto pagare un premio di rimborso, oltre all’interesse del 7,5-8% nel triennio). Nessuno li aveva avvertiti che si parlava di “nazionalizzazione”, il che vuol dire qualcosa di diverso: che lo Stato si può arrogare il diritto di decidere in prima persona (non in compartecipazione con altri, ma in prima persona) su manager e componenti dei consigli d’amministrazione di aziende (prima) private. La qual cosa può far piacere ad alcuni, dispiacere ad altri. E pensare male quasi tutti. Insomma, non c’è da confondere un intervento sotto forma di prestito con una vera e propria nazionalizzazione. Sono due cose troppo diverse, per scambiarle, a meno che non si scherzi. O non si sia lì per fare intrattenimento. Perché dire brutte parole come aggiotaggio o abigeato? Non è il caso, visto che si stava celiando. Si parlava così, tanto per dire. Giusto per riempire il vuoto e il silenzio imbarazzante delle conferenze stampa, quando non sai mai di che parlare. Ci si stava trastullando, era una pour parler, è soltanto allo studio. Si giocava. Sulla pelle di un’economia che non ha ancora compreso di che morte deve morire. E infatti, bastano pochi minuti e arriva il chiarimento di prammatica: “Non riguarda le banche italiane, ma si tratta di una delle tante proposte sul tavolo del G8“. Così intanto l’abbiamo buttata lì, e poi abbiamo fatto un mezzo passo indietro. Saranno contenti i banchieri internazionali, a questo punto: praticamente il premier di un paese estero gli ha appena annunciato che stanno per prendere la sua banca. Come lo sapesse, non si sa: forse quel chiacchierone di Gordon Brown si sarà fatto uscire qualcosa.
Ma il brutto è che non si capisce quale delle due ipotesi (prenderlo sul serio o meno) sia la peggiore.
(Vignetta di Artefatti)




Berlusconi,in verità.ha dichiarato che all’estero sono state nazionalizzate delle banche,ma che “in Italia non se ne parla neppure”.L’articolo è scritto molto bene,ma si basa su un presupposto errato, e cioè sull’intenzione inesistente di applicare nel Paese questo rimedio .
Volucres, nell’articolo c’è anche la risposta alla tua obiezione: “E infatti, bastano pochi minuti e arriva il chiarimento di prammatica: “Non riguarda le banche italiane, ma si tratta di una delle tante proposte sul tavolo del G8“. Così intanto l’abbiamo buttata lì, e poi abbiamo fatto un mezzo passo indietro”.
Ho sentito la conferenza stampa: i due concetit erano nella stessa frase, non ci sono stat euna dichiaraizone ed un chiarimento. Questa volta il casino lo hanno fatto le agenzie, non Berlusconi. Lui lo ha fatto quando ha nominato Scajola ministro.
E’ un incapace
Gregorj,corretta e nel giusto la Tua risposta e t ne ringrazio.Ma,in sostanza…..a “l’abbiamo buttata lì etc.” è il mio riferimento,
L’articolo è concettualmente esatto nel fare l’ottovolante degli sbocchi possibili all’ottovolante delle soluzioni dico non dico del Presidente del Consiglio.
D’altronde la notizia è quella e rispetto ai giornali che ne parlavano come di una decisione presa esaltandone o denigrandone il mussolinismo insito, la Rassegnati stampa de’no’antri ha fatto l’avvocato del diavolo meglio del diavolo stesso.
Tra l’altro, trovatemi uno che in questo bailamme grigio e sordo di pour parler istituzionale ci abbia messo Alice, almeno un po’ di poesia nel parallelo tra un ma cos’è questa crisi pieno di balle e la crisi di verità sottaciute ed esplose di uno sposalizio.
E chi è la sposa che aspetta il figlio?
Temo fortemente che il “buon” Silvio non sia un gran mantenitore di segreti e che se ne lasci spesso sfuggire in piccole briciole.
(per caso scriverete qualcosa su quello che sta accadendo in Russia riguardo Anna Politkovskaya?)
enrico, credo che nel caso della Politkovskaja Berlusconi abbia un alibi
Lo spero per lui
Però, ridendo e scherzando, a suo tempo il famoso teatrino del mitra verso i giornalisti era stato fatto prima o dopo l’omicidio Politkovskaya?
Silvio mi sa della pettegola che chiede all’amica di confessarsi tanto “a chi vuoi che lo racconti, sono una tomba!”…
E’ interesante che, ogni volta che si minaccia di toccare la rendita monetaria – che viene rigorosamente tenuta segreta per mantenere in piedi il bidone vuoto del capitalismo italiano, come direbbe Carli – si dice “ha bevuto” o “era ubriaco”. La stessa sorte è toccata al Ministro giapponese del G7 che solo una settimana prima aveva proposto in Giappone di emettere BIGLIETTI DI STATO A CORSO LEGALE per uscire dalla crisi… (che NON creano debito pubblico). Il ministro è stato costretto alle dimissioni ed il nuovo ministro succedutogli ha dovuto subito dichiarare che si trattava di “un’idea futile”…
A mio modesto parere gli ubriachi veri sono quelli che credono di poter nascondere ancora a lungo la truffa di uno stato che ha consegnato ai banchieri privati il diritto sovrano di stampar moneta… Chi ha orecchi da intendere…
la spiegazione è semplice: lui pensava alle banche, ma del seme!
Dopo le regionali in Sardegna, ce n’è un surplus a destra! (pare abbiano goduto come delle fontane)
516N0R46610 B4NC4R10
“A mio modesto parere gli ubriachi veri sono quelli che credono di poter nascondere ancora a lungo la truffa di uno stato che ha consegnato ai banchieri privati il diritto sovrano di stampar moneta…”
Già, perché stamparsi i soldi adesso è un diritto. Ma toglietemi una curiosità, voi signoraggisti tout court. SE IL DIRITTO DI STAMPARE MONETA esiste, e voi dite che appartiene al popolo e “quindi” allo Stato (non capisco in che modo le due cose siano legate ma facciamo finta che sia un problema mio), perché invece di consegnare la Stampante Mitologica allo Stato non ne consegnamo una per ogni famiglia e ognuno si stampa i soldi di cui ha bisogno?
Sempre al popolo è tornato il “diritto” no? Che senso ha delegare lo Stato su una cosa che possiamo fare benissimo ognuno per conto nostro e secondo i nostri bisogni?
PS Ovviamente il “costo” di questa stampante non è un parametro utile. Facciamo una colletta per comprare la prima e poi ci stampiamo il denaro necessario per comprare tutte le altre. Se volete lo faccio io…
“Sempre al popolo è tornato il “diritto” no? Che senso ha delegare lo Stato su una cosa che possiamo fare benissimo ognuno per conto nostro e secondo i nostri bisogni?”
Lo stesso discorso vale anche per molte altre cose. Negli USA hanno il diritto di difendersi da soli con le armi, ad esempio. Se tutti si stampassero la moneta – supponendo di aver distribuito sufficientemente la conoscenza necessaria – si chiamerebbe sostanzialmente SOCIAL CREDIT o MUTAL CREDIT: i banchieri tra loro già lo fanno. Per distribuire questa conoscenza al popolo sto lavorando ad un libro:
MONETA DEMOCRATICA – Moneta Open Source, Come guarire dalla Sindrome dell’ITALIANO IMPOVERITO, 2009
L’italiano Impoverito si ottiene prelevando dall’Italiano Naturale una percentuale del debito pubblico al momento della nascita e togliendogli potere d’acquisto – via via che cresce – tramite la sottrazione della rendita monetaria. La ricchezza si aggiunge alla piccolissina parte di italiano rimanente che viene perciò chiamato: Italiano Arricchito. L’Italiano Impoverito è molto meno ricco-attivo dell’Italiano Naturale e non esiste una certezza scientifica definitiva rispetto al suo collegamento con varie patologie sociali quali corruzione, furti, rapine e scippi. Solo una minima parte dell’Italiano che si trova in natura viene arricchito: meno del 7%. Qualcuno sostiene che la sintesi dell’italiano arricchito possa essere catalizzata dall’elemento GOVERNIO (simbolo Gv). Per avere più certezze sulla particella ultima che è responsabile di tutto ciò, occorre costruire e sperimentare uno strumento costosissimo chiamato Grande Collisore Stolidonico (Large Moron Collider, LMC). “L´europa deve essere molto fiera di vedere che gli scienziati europei, lavorando insieme, saranno in grado di preparare uno dei più avanzati esperimenti di fisica al mondo,” ha commentato Patakkich, il Commissario europeo per la Ricchezza Scientifica…[continua]
Per rinformazioni sull’elemento Governio:
http://www.energeticambiente.it/ai-confini-del-forum/4026814-scoperto-un-nuovo-elemento-chimico-il-governio-gv.html
>> Questa volta il casino lo hanno fatto
>> le agenzie, non Berlusconi.
peró lui poteva stoppare per tempo i servi, che a quanto pare non hanno recepito…
http://funize.com/Libero/2009/2/20
[mutuato dal blog di prefe http://speedyprefe.blogspot.com/2009/02/lo-so.html
Saba, secondo te non succederebbe che nessuno lavora e tutti si stampano moneta per i loro bisogni? Col barbaro risultato che dopo due giorni nessuno vuol più quei soldi?
Per quanto riguarda la storia USA, i periodi in cui è successo (prima del 1776 e nel periodo tra il 1830 ed il 1860) sono stati quelli più floridi. Il “monopolio monetario” invece è sempre stato abusato perché appunto non c’era concorrenza. Un modello interessante è quello di “moneta di stato” più “moneta locale”, in cui appunto le due realtà tendono a bilanciarsi, come accade nell’isola di Bali da più di 1500 anni. Il problema non è garantire a pochi otto ore di lavoro, il problema è garnatirne a tutti un po’ assieme alla possibilità di acquistare le cose prodotte. Ovvero, la redistribuzione del potere d’acquisto. In una società in cui basta una persona che lavora per produrre quanto consumato da 10, secondo il nostro modello, le 9 “disoccupate” verrebbero lasciate morire di fame. E secondo me questo è un motivo valido per cui gli extraterrestri ignorano il nostro pianeta nei loro programmi di vacanza. Cioè, non vedono una forma di vita intelligente su questo pianeta.
Un modello interessante è quello di “moneta di stato” più “moneta locale”
Ah beh, se mi abolisci il corso forzoso, e ognuno produce le monete che crede, per me non c’è problema. Ma a questo punto la domanda è: Sei sicuro che in regime di concorrenza con privati, la moneta di stato abbia qualche validità? A meno di sovvenzioni coatte, l’industria pubblica ha sempre fallito, dunque fallirebbe a priori pure l’industria dell’offerta di moneta. Quindi facciamo un passo avanti. Monete private senza corso forzoso, in competizione tra loro.
“In una società in cui basta una persona che lavora per produrre quanto consumato da 10, secondo il nostro modello, le 9 “disoccupate” verrebbero lasciate morire di fame”
Chi l’ha detto. Sono supposizioni basate su realtà dei fatti dove i 7/10 di quello che produciamo non ci spettano perché incamerati dallo Stato. Con i 10/10 a disposizione le 9 disoccupate (se anche ci fossero cosa che è da dimostrare) probabilmente non morirebbero di fame.
Dopodiché, il discorso che “basta uno per produrre quello che serve a 10″, è sbagliato. Ad esempio, io voglio la Mercedes e non basto da solo a permettermela. Figurati se dovessi suddividere il mio stipendio con altri 10. Certo è che se mi si lasciasse la possibilità di spendere per la mia mercedes probabilmente quei 9 troverebbero lavoro in una fabbrica di auto di lusso. Purtroppo il lusso non me lo posso permettere perché devo pagare Frattini, Franceschini e i loro amici e allo stesso tempo non posso permettermi di aiutare i “disoccupati”, che non fabbricano le Mercedes perché tanto non la posso comprare. Ed ecco che crepano di fame. Se poi la mettiamo sul fatto che basta pane ed acqua per vivere, allora ok, una persona che lavora può mantenerne a quel livello anche 20-30.
Il problema evidenziato da Douglas e da vari altri, e per risolvere il quale era nata la scuola del Credito Sociale (non “socialista”), è che se spendo 80 per produrre beni che poi vendo a 100, non si capisce bene da dove arriva il 20 di potere d’acquisto mancante per regolare la transazione sul mercato. Oggi questo problema viene parzialmente risolto prendendo a prestito quel 20 dalle banche che hanno il potere di creare denaro dal nulla tramite il cinquantato credito (riserva frazionaria). Ma anche questa è una soluzione illusoria perché quel 20 foriero di interessi finisce per creare un buco sempre più grande, spostando il problema. Allora si disse: che importa? Il 20 lo esporto in altri paesi. Ma anche qui: se tutti i paesi fanno così il problema si cumula. Allora viene in soccorso l’industria della guerra: i proiettili all’uranio non ho bisogno di venderglieli agli iracheni, glieli sparo in faccia gratis! E così si pensa di risolvere il problema della mancata distribuzione del potere d’acquisto. Che ci vogliamo fare?
Quel 20 lo ottieni rubando ad altre popolazioni, il problema è quando sovrapproduci rispetto alla capacità di assorbimento degli stessi “ladri”. Allora c’è solo la guerra che, distruggendo beni, crea una domanda pubblica finanziata dal debito. Debito che una volta andava in default con regolarità e che adesso viene invece sostenuto dalla creazione di fittizia ricchezza finanziaria (non la carta moneta come ingenuamente pensano i monetaristi, quello è il minimo dei problemi).