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Afghanistan, l’Italia resterà un altro anno

Afghanistan, ci resteremo un altro anno: è l’intenzione di Matteo Renzi, che ne avrebbe già parlato con i ministri competenti (Roberta Pinotti per la Difesa e Paolo Gentiloni per gli Esteri). Gli Stati Uniti sono abbastanza preoccupati della recrudescenza dei Talebani nel paese del centro Asia e sono pronti a rinviare un piano di ritiro delle loro truppe che era già in stato avanzato di preparazione: i recenti attentati a Kunduz consigliano all’amministrazione di Barack Obama di posporre il disimpegno dal fronte afghano. E l’Italia rimarrà con i suoi alleati.

AFGHANISTAN, CI RESTEREMO UN ALTRO ANNO

Repubblica fa il punto sulle dichiarazioni del premier.

L’Italia si prepara a rimanere un anno di più in Afghanistan. A poche ore dall’annuncio di Barack Obama, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha messo il suo sigillo a una decisione di fatto già presa e comunicata agli alleati Usa. «Se l’impegno americano in Afghanistan prosegue penso sia giusto anche da parte nostra proseguire col nostro impegno: stiamo ragionando sull’ipotesi di proseguire nella nostra missione», ha detto il presidente del Consiglio a Venezia. Ma parlando con i suoi ministri, innanzitutto con Paolo Gentiloni e con la ministra della Difesa Roberta Pinotti, il premier ha cancellato tutti i condizionali e le possibili verifiche: «In Afghanistan bisogna restare ancora, è giusto fare così». Fra l’altro fonti di Palazzo Chigi spiegano che potrebbe non essere necessario un passaggio parlamentare, visto che anche l’ultima proroga è stata decisa in questo modo e soprattutto che «la natura della missione (assistenza e addestramento) non cambierà».

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La preoccupazione a Washington è alta, e sono le forze armate le prime ad essere convinte che la permanenza in Afghanistan sia sostanzialmente inevitabile dopo che i Talebani hanno ripreso la città del nord dell’Afghanistan alla fine dello scorso settembre; si tratta di una location definita “strategica” da Al Jazeera.

Fino a poche ore prima dell’attacco dei Taliban a Kunduz, il 28 settembre, la tabella di marcia americana prevedeva un massiccio ritiro per la fine dell’anno. Molti degli 8.500 marines e aviatori rimasti in Afghanistan sarebbero stati riportati in patria. Ma la disfatta subita a Kunduz dall’esercito afgano, la caotica risposta delle stesse forze americane, hanno convinto il nuovo capo di stato maggiore Usa Joseph Dunford a fare anche al Congresso quello che fino al momento aveva fatto solo col presidente Obama e col ministro della Difesa. Il generale dei marines è stato l’ultimo comandante americano in Afghanistan, conosce benissimo non solo il teatro, ma soprattutto la potenza dei Taliban e l’impreparazione degli afgani. Per cui a deputati e senatori ha portato un solo messaggio: se ce ne andiamo del tutto avremo un altro disastro come in Iraq.

Sembra che, in verità, gli Stati Uniti non si aspettassero di dover rimanere in Afghanistan ancora un anno, e che il blitz dei Talebani li abbia colti di sorpresa.

«Noi abbiamo posto il tema, ma loro ci rispondevano quasi con imbarazzo, perché non avevano preso una decisione », dice una fonte italiana. La Pinotti aveva anticipato che in Iraq l’Italia avrebbe potuto impegnare i suoi Tornado in operazioni “cinetiche”, ovvero di attacco, ma sull’Afghanistan grande nebbia. L’altro ieri invece le prime telefonate di Kerry a Paolo Gentiloni e di Carter alla Pinotti: anticipavano il discorso di Obama, chiedendo che l’Italia decidesse al più presto di sostenere gli Usa in questa “extension” dell’impegno militare.

Gli Stati Uniti hanno dovuto riprendere i bombardamenti nelle zone interessate dalla nuova offensiva talebana; il presidente degli Stati Uniti ha chiesto scusa a Medici Senza Frontiere e ai civili afghani.

(Photocredit copertina: ANSA/UFFICIO STAMPA ESERCITO)