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Starbucks in Italia: non ce ne importa un orange moka frappuccino secco

Ogni anno, più o meno con la stessa cadenza di “oggi è il giorno in cui Marty McFly arriva dal passato” e “Regaliamo iPhone solo se clicchi qui”, torna la bufala dell’arrivo di Starbucks in Italia. Tanti ci cascano, altri no, mille articoli sul perché non verrà mai, altri mille sul perché sbagliano i nomi nelle tazze, l’opinione di Paolo Crepet e pronti, via per l’anno dopo.

 

Non questa volta, pare, perché nel 2016 Starbucks potrebbe arrivare davvero, a Milano probabilmente, e questo ha mandato in visibilio gli italiani, che da sempre desideravano di poter brandire un Orange Moka Frappuccino mentre scorazzavano in auto con gli amici mostrando a tutti quanto fosse “bello bello in modo assurdo” berne uno. E tutte le foto che potremo mettere su Instagram? Oddio ci pensate?

 

Bene.

Poi ci sono quelli che il caffé fa schifo, noi siamo in Italia, e allora le pizze surgelate con l’ananas sopra, dovremmo difendere la nostra cultura, ma come si fa a prendere il caffé da Starbucks se sei Italiano?

E i Marò?

 

Giusto.

E come sempre ci divideremo in fazioni sanguinarie che si scanneranno sui social per qualche tempo, prima che a X Factor eliminino Eleonora (“Ma come si fa! Ma è bravissima! Non capite nulla!” “Ma che dici faceva schifo”) o che Roma e Frosinone giochino l’ennesimo derby, o che decida di aprire in Italia Domino’s Pizza e allora Signora mia, le pizze con i pinoli sopra, dove andremo a finire, ché i Marò non possono mangiarle.

 

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