Una società per ridurre il debito pubblico?
23/01/2012 - Ne parla il Corriere della Sera. La proposta allo studio di Passera Un maxipiano per ridurre significativamente, e in un colpo solo, il debito pubblico italiano. La proposta non è nuova, così come non sono nuove le technicalities che si
Ne parla il Corriere della Sera. La proposta allo studio di Passera
Un maxipiano per ridurre significativamente, e in un colpo solo, il debito pubblico italiano. La proposta non è nuova, così come non sono nuove le technicalities che si abbattono su una costruzione finanziaria già di per sé complessa e a rischio di stop da parte dell’Unione Europea. Oggi a riportare in auge l’idea è Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera.
L’idea prevalente, ancorché niente sia stato ancora deciso, consiste nell’acquisto di partecipazioni azionarie del Ministero dell’Economia da parte della Cassa depositi e prestiti. In prima battuta, lo Stato potrebbe cedere pacchetti azionari fino a 50 miliardi. Sono in corso le valutazioni di società assai floride come Sace e Fintecna, ma anche di molto altro. Che cosa possono valere oggi le Fs con la loro rete? E quale potrebbe essere il prezzo dell’Anas, ove potesse mettere a pedaggio alcune autostrade oggi gratuite ovvero riprendersi le concessioni in scadenza ovvero ancora allungare le concessioni in vigore facendosi debitamente pagare dai concessionari? A regime, la cifra potrebbe salire allargando lo spettro delle società pubbliche cedibili. E pure le Regioni e gli enti locali potrebbero approfittarne per dismettere partecipazioni e società pubbliche locali. Con tali risorse, il Tesoro ritirerebbe dal mercato una quantità nettamente superiore di titoli di Stato, approfittando del calo delle loro quotazioni. Al tempo stesso, il governo non perderebbe la possibilità di esercitare un’influenza generale, nell’ambito della sua politica industriale, sulle società vendute alla Cassa. E un domani, quando i mercati riconoscessero prezzi decenti alle azioni, la stessa Cassa avrebbe l’opportunità di rivendere quei beni oggi acquisiti che il governo suo primo azionista non reputasse essenziali.
Ma questo è il futuro:
Oggi, grazie al tesoretto giratole dalla Cassa, il Tesoro inizierebbe a rientrare dall’eccesso di debito pubblico con maggiore tranquillità. Che cosa significhi rientrare dal debito non sempre è chiaro. Il rapporto debito pubblico/Pil, del quale sempre parliamo, è un rapporto tra grandezze monetarie correnti, mentre le variazioni del Pil, delle quali pure parliamo a proposito della crescita o della recessione, sono un dato percentuale netto, e cioè depurato dall’ inflazione. Sulla carta, anche con una crescita reale pari a zero, un debito fermo in valore nominale potrebbe essere fortemente ridotto dalla mera inflazione. Ma è difficile che il debito nominale stia completamente fermo. Dunque un po’ di crescita ci vuole. Uno Stato capace di pagare i fornitori a 30/60 giorni come esige la Ue aiuterebbe il sistema delle imprese. E sanare il pregresso contrasterebbe la recessione in atto. Di qui l’idea di usare la cancellazione dei vecchi Btp, ottenuta grazie al tesoretto, per avere il margine di emettere i Bot con cui saldare, almeno in parte, i debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni. Il fatto che buona parte di questi debiti sia stata fatta dalle Asl per la spesa sanitaria, dovrebbe indurre le Regioni a cedere il cedibile alla Cassa.
Ma con quali soldi la Cassa pagherà?
La Cassa può attingere ai propri depositi presso il Tesoro, oggi pari a 120 miliardi. Ma a fronte di questi depositi stanno le obbligazioni della Cassa medesima che le Poste collocano presso i risparmiatori. Insomma, c’è un attivo ma anche un passivo. E allora, nel fare le sue acquisizioni, specialmente le prime, la Cassa deve ottenere società ricche di liquidità e povere di debiti, come appunto Sace e Fintecna. In tal modo, potrebbe accrescere il proprio patrimonio netto consolidato fino a 10-15 miliardi e utilizzare questa base di capitale aggiuntiva per costruire una ragionevole leva finanziaria. Avrebbe così i 50 miliardi necessari a comprare quello che le potrebbe essere offerto. Naturalmente, sono prevedibili resistenze dalle società interessate, gelose della propria autonomia. E probabilmente non tutte le attività comprese in queste società avrebbero senso sotto il cappello della Cassa. Fincantieri, per esempio, andrebbe riallocata da Fintecna al ministero in attesa di decisioni.
Ma, come sempre, il vero problema è politico:
Con un’operazione come quella che abbiamo appena tratteggiato, il profilo della Cassa depositi e prestiti diventerebbe sempre più articolato e il suo ruolo nella economia del Paese sempre più importante e simile a quello della KfW in Germania e della Caisse des Dépôts in Francia. Parlare di una nuova Iri, come pure si è fatto tante volte in passato, è fuorviante. Ameno di riconoscere che Francia e Germania le loro Iri se le tengono care. Già oggi la Cassa sostiene il credito alle piccole imprese prestando alle banche, attraverso un apposito fondo, 18 miliardi che può raccogliere a tassi inferiori grazie al suo rating. Con il fondo strategico, la Cassa potrà acquisire partecipazioni non per fare salvataggi ma permettere in sicurezza i gioielli della tecnologia o per favorire, giusto per far un esempio, l’aggregazione delle concessionarie autostradali degli enti locali del Nord o le grandi ex municipalizzate. Imprese alle quali manca solo una buona gestione in stile Enel, Eni o Terna per diventare galline dalle uova d’oro. Con Sace, la Cassa coordinerebbe l’attività di assicurazione del credito all’esportazione con le altre iniziative per la piccola emedia impresa. Con Fintecna, acquisirebbe l’expertise per valorizzare l’immenso ma anche disordinato e confuso patrimonio immobiliare degli enti locali. Che già cominciano a richiedere consulenze in materia. Una Cassa con un simile profilo avrebbe bisogno di una governance forte e trasparente per l’oggi e, soprattutto, per il domani.













evvaiiiiiiiiiiiiii, un altro ente inutile da sommare a quelli esistenti, che figata, ne sentivamo davvero la mancanza e poi d’altronde, giustamente, anche monti avrà il diritto -al pari di tutti gli altri- di piazzare parenti, amici e compagni di merende
comunque io proporrei un ente per abolire l’ente preposto all’abolizione degli enti.
caro nicolas sono d’accordo con te io proporrei la spendi e spandi spa come amministratore delegato monti cosi con una bella manovra a marvia indietro al porto di sciacca inquinato al 300/ risolve il problema
quoto