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Ddl Boccadutri, approvata la sanatoria: 20 milioni ai partiti

Tutto “sanato”, bastano ventiquattro ore a Palazzo Madama per approvare il disegno di legge Boccadutri. Vale lo sblocco di venti milioni di euro che arrivano nelle casse dei partiti, con l’eccezione del Movimento 5 Stelle, senza che fossero stati controllati i bilanci. Si tratta dei fondi ai partiti per il periodo 2013-2014 e della rata 2015 che doveva essere versata già a luglio, come spiega il quotidiano “La Repubblica“: soldi che erano rimasti “intrappolati” per le norme della legge Letta, restrittiva in materia di controlli, e per problemi tecnici legati alla mancanza di personale della commissione deputata al controllo.

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PASSA IL DDL BOCCADUTRI, SBLOCCATI I FONDI AI PARTITI –

Una proposta di legge di soli tre articoli. Tanto basta per spartire gli ultimi fondi, prima che nel 2017 la mannaia della norma Letta entri in pieno vigore decretando lo stop dei finanziamenti pubblici. Come precisa “La Repubblica“, dopo l’approvazione del ddl Boccadutri non cambiano gli importi, ma le regole. E a Palazzo Madama, con l’eccezione dei grillini che hanno votato contro e Sel che si è astenuta, c’è stata poca resistenza:

«Anche perché tutti i partiti stanno boccheggiando, i loro tesorieri sull’orlo della bancarotta, dopo che i quasi venti milioni di euro della rata 2015 sono rimasti nel freezer. Colpa di una legge a maglie strettissime e di quella commissione di controllo assai virtuosa e pignola che infine qualche mese fa ha gettato la spugna. L’aula si infiamma giusto quando la grillina Paola Taverna si alza e, rivolta a tutti i colleghi degli altri partiti, urla: «Ladri! Voi fregate questi soldi ai cittadini italiani». E il socialista Enrico Buemi l’attacca: «Moralisti da strapazzo». Ma è il pd Mauro Del Barba a zittire i Cinque stelle accusandoli di montare «un reality» mentre i «bilanci restano certificati come per le società quotate» e «il M5S è l’unico partito a non aver presentato i bilanci, unico a non aver diritto ai rimborsi, unico a violare la legge che oggi abbiamo emendato». Sono giusto le ultime fiammate. Poi diventa subito legge il ddl che porta il nome del deputato dem (ex tesoriere Sel) Sergio Boccadutri. Parlano i numeri con cui è passata in via definitiva a Palazzo Madama. Hanno votato a favore in 148, contrari 44, sono stati 17 gli astenuti. Favorevoli Pd, Fi, Conservatori e riformisti, Area popolare, contro il solo M5S, si è astenuta Sel. Esce dall’aula Vito Crimi (M5s) indignato: «A questo tavolo a cui vi state spartendo la torta io non voglio neanche partecipare». Dai loro banchi d’altronde era stata esposta all’arrivo del premier Renzi al Senato per riferire sul Consiglio Ue di oggi una carta di credito gigante con la scritta “Boccadutri Card”. Il via libera alla Camera era stato altrettanto sprint, nel primo giorno di ripresa post vacanze del 9 settembre e anche lì col pienone: 319 sì, 88 no (M5s) e 27 astenuti (Sel)»

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LE NORME –

La Commissione di garanzia e trasparenza (presieduta dal magistrato contabile Luciano Calamaro) che avrebbe dovuto effettuare il check sui bilanci e le spese dei 48 partiti ha gettato la spugna: un lavoro troppo oneroso per sole cinque persone, senza indennità extra. Ora, per ovviare alla carenza di personale, la legge Boccadutri assegna alla Commissione il personale qualificato necessario. Una task force composta da cinque dipendenti della Corte dei Conti addetti alle attività di revisione contabile e due dipendenti di altre amministrazioni con le stesse competenze. C’era però da risolvere il nodo dei vecchi finanziamenti. Così, era intervenuto l’emendamento in commissione della relatrice Teresa Piccione (Pd), il base al quale per quei due anni i partiti riceveranno comunque il finanziamento nonostante non sia stato effettuato un controllo sulle spese effettuate dai partiti. Spiega il quotidiano diretto da Ezio Mauro:

I nuovi funzionari «saranno sempre tenuti a controllare i bilanci, ma con la facoltà (non più l’obbligo) di verificare ogni singolo scontrino.Un ultimo articolo estende la possibilità di mettere in cassa integrazione i dipendenti dei partiti in via di estinzione.