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Per l’Arabia Saudita anche gli atei sono terroristi

Quando il regime saudita si sente minacciato reagisce spesso sfondando il limite della decenza e della ragionevolezza, e oggi la monarchia di Riyad è effettivamente minacciata, sia dall’interno che dall’esterno. Ma invece di porre mano alle cause che hanno determinato questa situazione, le fallimentari decisioni della monarchia, s’impone una cappa di silenzio sul paese.

Re Salman ha incontrato il primo ministro francese Manule Valls (Photo credit should read KENZO TRIBOUILLARD/AFP/Getty Images)
Re Salman ha incontrato ieri il primo ministro francese Manule Valls (Photo credit should read KENZO TRIBOUILLARD/AFP/Getty Images)

TUTTI TERRORISTI IN ARABIA SAUDITA –

Non potrà andare tanto peggio per gli oppositori, già oggi chi osa protestare, ma anche solo inviare una lettera al re per suggerire deferente una timidissima riforma, finisce in galera per anni e anni e gli va già bene se si risparmia frustate e torture. È un fatto però che una serie di decreti reali emessi negli ultimi tempi hanno peggiorato moltissimo la già pessima situazione che devono affrontare gli oppositori o i semplici imprudenti che pronunciano parole fuori posto.

L’ATEO È TERRORISTA A PRESCINDERE –

La novità nei decreti a protezione dell’ordine pubblico saudita è che nella nuova definizione di terrorismo ora rientrano un gran numero di organizzazioni politiche e no, ma anche la diffusione del «pesiero ateo» o la messa in discussione dei fondamentali della religione islamica sulla quale si base l’Arabia Saudita, cioè il wahabismo. Gli atei sono quindi equiparati a quanti vanno a combattere in Siria o ai Fratelli Musulmani, che però almeno hanno la speranza di uscire dalla lista una volta che i rapporti con il regno volgano al sereno.

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PROTESTARE FA MALE E ALLORA NEMMENO LA FRANCIA PROTESTA –

Secondo Joe Stork di Human Rights Watch: «le autorità saudite non hanno mai tollerato critiche alle loro politiche, ma queste leggi recenti trasformano quasi tutte le espressioni critiche o le associazioni indipendenti in crimini terroristici. Queste leggi cancellano ogni speranza che il re Abdullah voglia aprire uno spazio per il dissenso pacifico o per i gruppi indipendenti». Le nuove leggi rischiano di penalizzare persino chi chiede la liberazione dei prigionieni politici come i numerosi sauditi che hanno provato a parlare in difesa dei diritti umani e si sono ritrovati carcerati per anni. La novità in effetti pare più che altro formale, dire cose sgradite al re è sempre stata garanzia di torture e lunghi soggiorni in galera in Arabia Saudita. Nessuna reazione per ora dagli alleati occidentali del regno, eri il primo ministro francese è anzi arrivato in visita per firmare ricchi accordi commerciali, anche la Francia fa finta di non vedere che i diritti umaninon esistono in Arabia Saudita.