Gianni De Biasi
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Gianni De Biasi, l’italiano d’Albania che aveva solo bisogno di tempo

Gianni De Biasi. Come dire che la gloria non passa necessariamente da una Champions League o da un nomignolo sui giornali. Negli ultimi anni si fa a gara a dare nomi di varia natura a fenomeni della panchina veri o supposti, idolatrandoli come fossero scienziati del pallone. Ma cosa dire di un uomo che porta una Nazionale come l’Albania all’Europeo da seconda in classifica in un girone con Portogallo e Danimarca, togliendosi pure lo sfizio di vincere ad Aveiro contro i lusitani per 0-1?

Gianni De Biasi
ANSA/LUCA ZENNARO

Fosse solo questo. L’11 ottobre 2014 ha pareggiato in casa con la Danimarca per 1-1. Il 14 novembre ha pareggiato sempre per 1-1 con la Francia, battuta per 1-0 il 13 giugno. Segno che l’Albania è in grado di vincere anche contro squadre più blasonate e che non andrà in vacanza premio in Francia, la prossima estate. Per la Nazionale delle due aquile l’arrivo sulla panchina di Gianni De Biasi da Sarmede è stato più che positivo. Potremmo quasi parlare di uno shock. Vogliamo dare un’idea del cambiamento? L’Albania allora allenata dal croato Josip Kuže il 6 settembre 2011 andò a perdere in Lussemburgo per 2-1. Quattro anni dopo parliamo di Francia battuta.

Non a caso ad attendere Gianni De Biasi e la squadra all’aeroporto di Tirana c’era una folla festante come forse mai si era vista da quelle parti. Non solo. Il primo ministro Edi Rama era lì sotto la scaletta per attenderlo ed abbracciarlo. E per non farsi mancare niente Rama, in Italiano, ha detto:

So che ora ti vorranno in tanti, gente e club con più soldi e storia. Ma noi non ti molliamo: lo abbiamo imparato da te. Ti ringraziamo per aver dato alla Nazione questo enorme piacere e ti ringrazio personalmente per aver dato l’esempio prezioso di perseguire il sogno quando tutti sono pronti a mollarlo

La televisione albanese la scorsa estate è arrivata a Sarmede, comune di 3000 anime in provincia di Treviso, paese natale di Gianni de Biasi per aiutare i tifosi a capire chi fosse quell’italiano che nel 2011 disse alla squadra, appena arrivato: «possiamo essere i primi albanesi a fare qualcosa di importante»

L’inviato ha ripercorso la vita di Gianni De Biasi fin dalla casa in cui è nato, il 16 giugno 1956, intervistando amici, parenti, vicini e persone legate a vario titolo al tecnico, fino ad arrivare alla casa in cui vive ancora la madre, presentando al pubblico il fratello e la sorella del tecnico. Un lavoro importante, curato, che ha mostrato la normalità del tecnico italiano, ormai diventato qualcosa di più che un semplice personaggio in Albania.

Gianni De Biasi ha ottenuto la cittadinanza onoraria albanese per meriti sportivi ed è stato insignito della laurea honoris causa per meriti sportivi alla presenza, anche in questo caso, di Edi Rama. Un uomo sempre più albanese, quindi. Tanto da vederlo cantare l’inno al fianco del capitano Lorik Cana, già giocatore della Lazio e oggi al Nantes, e di Edi Rama, davanti a migliaia di tifosi festanti in quel di Tirana:

Merito del suo approccio che esula dal mero gesto tecnico. Gianni De Biasi vuole qualcosa di più dai giocatori. Lo conferma alla Gazzetta dello Sport:

Cerco l’empatia con loro per tirarne fuori il massimo, voglio il loro coinvolgimento non solo una risposta tecnica

E la risposta, visti i risultati, è arrivata. I giocatori lo cercano, lo festeggiano, lo amano. Chissà, forse anche in Albania ci saranno state urla nello spogliatoio. Ma sono tutti compatti con il tecnico. Ed ogni partita è come una finale, per loro. E dire che Gianni De Biasi in Albania non ci doveva neanche andare. Tutto è nato da un esonero all’Udinese, nell’anno 2010:

L’unico rammarico resta Udine, dove non ho avuto la possibilità di lavorare. Era una realtà ottima per me, ma non sono riuscito a spiegare che cosa sono e volevo fare. Non ne ho avuto il tempo

Tempo. Quello che ha avuto in abbondanza in Albania per diventare il più grande. Ma non solo. Gianni De Biasi è stato protagonista alla Spal tra il 1997 ed il 1999 con la promozione degli estensi in C1 e la vittoria di una Coppa Italia di Serie C. Il suo capolavoro resta la cavalcata di Modena, dalla C1 alla Serie A in tre anni con salvezza dei canarini nel quarto. Un’impresa che varrà la panchina d’argento e la gratitudine eterna di ogni tifoso gialloblu che, parole di Tuttomodenaweb, definì quella squadra

Memorabile, in grado di ottenere risultati incredibili persino per il tifoso gialloblu più ottimista

Un’altra impresa sarà quella del Torino di Urbano Cairo portando la squadra in Serie A dopo una finestra di mercato durata una settimana, superando il Mantova nei playoff. La stagione successiva verrà esonerato prima dell’inizio della stagione per poi tornare in granata salvando la squadra. A Torino avrebbe potuto costruire qualcosa di grande ma forse lì come a Udine non c’era tempo tanto da venire esonerato ancora nella stagione 2009/2010 dopo essere arrivato dal Levante l’anno precedente a cinque giornate dalla fine salvando i granata. A Ferrara e Modena ha avuto tempo, a Torino e Udine no. La differenza sta tutta qui.

Ed ora il premio finale. Euro 2016 con l’Albania. Un percorso nuovo, un’avventura stimolante. Una sfida sportiva, logistica, umana. Chissà come andrà. Sicuramente, visto la caratura del tecnico e la fiducia della squadra, sarà un successo. Come è sempre stato quando ha avuto tempo. (Photocredit copertina MIGUEL RIOPA/AFP/Getty Images)