Le cinque lobby che Monti non ha toccato
22/01/2012 - Nel decreto anche tanti buchi neri. E niente interventi per Ferrovie, Autostrade e banche Liberalizzazioni, certo, ma con juicio. Quello stesso giudizio che spesso porta a procrastinare, rinviare, rimandare qualcosa di fronte a grandi pressioni. Uno stile di governo a
Nel decreto anche tanti buchi neri. E niente interventi per Ferrovie, Autostrade e banche
Liberalizzazioni, certo, ma con juicio. Quello stesso giudizio che spesso porta a procrastinare, rinviare, rimandare qualcosa di fronte a grandi pressioni. Uno stile di governo a cui alla fine non è stato esente nemmeno Mario Monti. Sergio Rizzo sul Corriere della Sera ci spiega in che ambiti il coltello del governo non ha tagliato un granché:
Per esempio, in un intervento molto profondo per liberalizzare il settore dei trasporti. Si è scoperto invece che la separazione fra la società che gestisce i binari dei treni (Rete ferroviaria italiana) e quella che famarciare locomotive e vagoni (Trenitalia) non era stata mai messa all’ordine del giorno. Potenza delle Ferrovie… Ancora. Dal 1995 si attendeva la nascita di un’autorità indipendente per i trasporti e ora finalmente arriverà: evviva. Anche se il parto si è presentato subito difficile, come dimostra la decisione di affidarne i compiti, in una fase transitoria, a un’authority già esistente. Quale? L’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Ma che c’entrano i binari e le autostrade con il petrolio e i pannelli solari? È appunto quello che si sono chiesti gli esperti dell’Istituto Bruno Leoni, sottolineando che «i due settori sono molto diversi e, quindi, richiedono professionalità ed esperienze differenti».
Non basta:
«Così facendo», afferma la loro analisi, «si andrebbero ad annacquare le competenze dei commissari che, nel momento in cui le decisioni sono prese dal collegio, dovrebbero sapere un po’ di energia, un po’ di trasporti, andando a disperdere conoscenze settoriali peculiari alla materia di riferimento e necessarie. Il rischio è che, dovendo sapere un po’ di tutto, arrivino a prendere decisioni poco informate, poco specifiche e, quindi, poco adatte ed efficaci. Tale pericolo, poi, crescerebbe con l’aumentare delle dimensioni dell’autorità: mettere insieme ambiti così grandi, infatti, significa creare un mostro burocratico poco snello nelle procedure e, quindi, poco incisivo nelle decisioni ». Certo, si tratta di una scelta transitoria. Ma nel Paese dove tutto è transitorio e i tempi non sono mai certi, questo non è affatto una circostanza rassicurante. Soprattutto considerando il formidabile peso lobbistico dei monopoli. Di cui si è avuta una dimostrazione concreta nel decreto. A chi ci si riferisce? Alle potentissime concessionarie autostradali riunite nell’Aiscat presieduta da Fabrizio Palenzona, nemmeno sfiorate dal provvedimento sulle liberalizzazioni. Esiste un metodo internazionale per fissare le tariffe dei servizi pubblici, conosciuto con il termine inglese di «price cap». Basandosi sul parametro base della produttività, provoca generalmente una riduzione dei pedaggi, eliminando la quota di profitto ingiustificato derivante dal monopolio.
In Italia però non viene applicato, nonostante la società Autostrade sia privatizzata da dodici anni:
Durante tutto questo periodo le tariffe non sono mai diminuite e il principale concessionario ha realizzato profitti crescenti. Il decreto liberalizzazioni introduce finalmente il «price cap» anche per il calcolo dei pedaggi autostradali. Ma con un particolare non trascurabile: varrà soltanto per le nuove concessioni. Le attuali sono salve. E considerando che quella della società Autostrade scade nel 2038… Anche le banche sono state appena sfiorate dalla temutissima «fase due» del governo di Mario Monti, se si eccettua l’imposizione di un tetto alle commissioni sui prelievi al bancomat e l’obbligo per gli sportelli che propongono alla clientela polizze assicurative di presentare anche almeno un’offerta di una compagnia concorrente.
E i petrolieri? Salvi anche loro:
Fulminei nel rincarare i carburanti quando i prezzi internazionali o le tasse aumentano, lentissimi nel tagliare i listini se le quotazioni internazionali scendono. Con il risultato di avere margini di profitto non sempre giustificati. Eppure erano quelli che secondo le previsioni avrebbero potuto subire la mazzata più pesante. In che modo? Consentendo ai benzinai di rifornirsi dal migliore offerente. Una disposizione scioccante, che è però prontamente evaporata. Ne potranno usufruire soltanto i benzinai che sono proprietari della pompa: 500 su 25 mila, il 2% del totale. L’Eni non è riuscita invece a evitare lo scorporo di Snam Rete gas, la società dei gasdotti. Una operazione che viene considerata dagli esperti decisiva per arrivare a una vera liberalizzazione nel settore energetico. Ma chi pensa che sia come girare un interruttore sbaglia di grosso. Lemodalità dello scorporo verranno stabilite con un decreto della presidenza del Consiglio dei ministri entro centottanta giorni. E in sei mesi possono succedere molte cose. Per il resto, ha prevalso la logica del compromesso. Inevitabile per un governo tecnico che deve cercare i voti del Parlamento per portare a casa il risultato.













La via più semplice non sempre è la migliore : a parte un po’ di casino dei soliti tassinari e camionisti , tutto rientrerà nei ranghi perchè ,lo sanno tutti, devono comunque riprendere il lavoro se vogliono mangiare !!!
La politica a dare il buon esempio se ne guarda bene ovviamente ,sanno perfino negare di fronte all’evidenza che il loro stipendio è quasi più alto degli altri ,in quanto diluito in più voci !!
Mentre quel personaggio ieri sera ad In Onda ,glissava da tutte le parti pur di non rispondere alle domande di Telese e Porro : Amato =30000€ mensili fra pensione da una parte e vitalizio dall’altra ,e non se ne vergognava per niente ,anzi , visto che ultimamente è di moda, sembrava incassare il tutto a sua insaputa !!
Ispirandosi ai principi della Costituzione, della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, della Carta sociale europea e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, la programmazione e la realizzazione di un sistema organico di interventi e servizi sociali, che si attui con il concorso delle istituzioni pubbliche e delle formazioni sociali, attraverso l’integrazione degli interventi e servizi sociali, sanitari, delle politiche abitative emettendo tutti gli atti obbligatori e generali di attuazione degli artt. 22 e 25 della Carte dai diritti dell’uomo, che come noto impongono che ” OGNI INDIVIDUO HA DIRITTO AD UN TENORE DI VITA SUFFICIENTE A GARANTIRE LA SALUTE E IL BENESSERE PROPRIO E DELLA SUA FAMIGLIA, CON PARTICOLARE RIGUARDO ALL’ALIMENTAZIONE, AL VESTIARIO, ALL’ABITAZIONE, E ALLE CURE MEDICHE E AI SERVIZI SOCIALI NECESSARI; ED HA DIRITTO ALLA SICUREZZA IN CASO DI DISOCCUPAZIONE, MALATTIA, INVALIDITÀ, VEDOVANZA, VECCHIAIA O IN ALTRO CASO DI PERDITA DI SUSSISTENZA PER CIRCOSTANZE INDIPENDENTI DALLA SUA VOLONTA’”. Credo che questo governo abbia emesso delle leggi contro l’UMANITÀ.
Lobby delle spiagge prese e date.. negli anni cementificandoci di tutto..ma DEMANIALI DI NOI TUTTI ..Monti se proprio voleva avere consensi doveva iniziare dal mare..da ciò che è pubblico ma privatizzato.. da più di mezzo secolo di ultra guadagni.. sul demanio nostro..
Morando
In america i banchieri in galera;
in italia al governo!
Ma quali liberalizzazioni!
La libertà alle banche, alle assicurazioni, alle ferrovie, alle autostrade, alle autority di continuare a rubare impunemente. Per legge!