Scajola e i corvi antiitaliani

19/02/2009 - “Basta con questi corvi che passano per strada. Sono perplesso per certi scenari di Confindustria, ogni volta che c’è una valutazione di un organismo tipo Ocse o Fmi loro hanno un carico più duro“. E’ il ministro delle Attività Produttive

     
 

di

Basta con questi corvi che passano per strada. Sono perplesso per certi scenari di Confindustria, ogni volta che c’è una valutazione di un organismo tipo Ocse o Fmi loro hanno un carico più duro“. E’ il ministro delle Attività Produttive Claudio Scajola a parlare, durante un incontro sulla Fiat organizzato dalla Fim-Cisl. L’irrituale attacco è diretto al centro studi dell’associazione degli industriali diretto da Luca Paolazzi, dal quale solo pochi giorni fa è venuto una previsione di peggioramento del Pil nel 2009 con il passaggio dal -1,9% al -2,5%. E Scajola non ci sta: “Secondo le recenti stime del Fondo monetario, la ripresa per l’Italia arriverà nel 2010. Nessuno può dire oggi se queste previsioni saranno confermate, tantomeno quei centri studi nazionali che si compiacciono di diffondere il pessimismo, rivedendo sistematicamente al ribasso di un mezzo punto percentuale le stime effettuate dagli istituti internazionali“. Per il titolare del dicastero dello Sviluppo in ogni caso “non dobbiamo cedere alla rassegnazione: lo stesso Fondo ha sottolineato che nel nostro paese la crisi si e’ manifestata con caratteri meno accentuati rispetto agli altri paesi industrializzati“. E anche per questo Scajola dice che “è ora di finirla con delle valutazioni troppo pessimistiche come quelle fatte dagli industriali“.

A parte le metafore ornitologiche, però, forse bisognerebbe ricordare cosa ha detto l’Fmi solo una settimana fa: parlando di “prospettive tetre” per l’Italia, l’organismo di Washington ha dichiarato il pil si contrarrà quest’anno del 2,1% e il rapporto deficit-pil tornerà sopra il 3%. Il debito pubblico italiano salirà invece quest’anno al 108,2%, dopo essersi attestato al 105,7% nel 2008. Tutte previsioni in pejus rispetto a quelle del governo. E di ripresa, secondo l’Fmi, si parlerà soltanto a fine 2010 (non nel 2010, come ha detto il ministro). Insomma, è vero che il Centro studi Confindustria spesso strategicamente mostra stime “pessimistiche”, e altrettanto spesso utilizza poi queste stime per chiedere agli esecutivi maggiori sussidi per gli industriali: è sempre successo e sempre succederà, anche se poi c’è da dire che spesso sono le previsioni peggiori ad essere le più azzeccate, visto che ad oggi non c’è una reale stima dei possibili danni che la crisi apporterà al sistema italiano. Di certo c’è però che non è che le istituzioni  internazionali siano teneri con l’Italia e il suo governo. Ma quello che dà più fastidio, perlomeno agli osservatori neutrali, è altro: ovvero, che di fronte a una situazione così disperata si sia così poco seri: prendersela con il termometro quando si ha la febbre è tipico degli irresponsabili. Il ministro Scajola farebbe bene, invece di andare in giro a prendersela con chi porta sfiga, a dare un’occhiata all’apparato produttivo italiano, e a come l’ennesima pioggia di contributi che il govern sta trasferendo dal portafoglio dei cittadini italiani agli imprenditori privati (quelli associati a Confindustria soprattutto) servirà soltanto come palliativo. Mentre quello che si dovrebbe fare si fa finta di non vederlo.  

***

Su Dagospia, Aldo Busi ne dice quattro nientepopodimenoché a Roberto Saviano: “Ho promosso molto, a voce, il libro di Saviano, e ancora prima che uscisse, e ho brigato personalmente affinché lui, ancora del tutto sconosciuto, andasse al festival della cellulosa di Mantova, e di recente ho tolto il saluto a una persona a me cara da anni perché non ha ribattuto niente a uno che, in mia assenza, le ha detto che secondo lui Saviano è “un infame”, il che non significa che il libro non sia scritto un po’ così, grondi di almeno cento pagine di ripetitività, sia editato con involuta insipienza scritturale, presenti dei grossolani salti di, si fa per dire, stile, come se ci avessero messo le mani troppe signorine dell’ufficio stampa, e non dica proprio niente dell’affaire usura in cui fu coinvolto il cardinale Giordano e parenti: troppo facile in Italia denunciare tutti meno che la Chiesa, madre e pezza d’appoggio di tutte le omertà. Insomma: un coraggio a metà, e non è che Saviano si sia mai sprecato nelle sue interviste nostrane e foreste sulle fortune politiche, se non economiche, del suo editore, Berlusconi. Chissà cosa succederebbe alla sopravvivenza della sua scorta se solo lasciasse balenare che Dell’Utri dovrebbe aumentare la taglia dei suoi gessati”.

***

E’ anche interessante che la stampa italiana ieri si sia “accorta” della reazione della stampa estera alla condanna dell’avvocato David Mills. Beh, meglio tardi che mai. Invece di riaprire la discussione sul “come” ne ha parlato (non è impossibile che all’interno del quadro di riferimento ci sia anche un certo margine di “cattiva stampa” di cui gode Berlusconi all’estero), rimane sempre più importante far notare la differenza con i media italiani. Se è giusto pensare che i gradi di giudizio sono tre, e che qui siamo ancora al primo (mentre spesso i giudizi in questi ambiti sono stati ribaltati o sono finiti prescritti), non si capisce il perché della molta cautela nel chiamare le cose con il proprio nome, quasi ci si vergognasse per quanto accaduto. 

***

Bellissima questa intervista del Magazine di Liquida a Luigi Castaldi, chiamato come “Il blogger che cura Malvino“. Viene quasi subito da chiederci quand’è che finisce, ‘sta cura!

(vignetta di Makkoz)

     
 

7 Commenti

  1. Loska scrive:

    Nuo, il blogger che “cura” Malvino no! :D ahah

    (su scajola, solito velo “penoso”)

  2. ricchiuti scrive:

    Bè, poteva andar peggio. Potevano scrivere “il dottore che cura Malvino”.

  3. Mthrandir scrive:

    Suggerimento a Scajola: introduca un emendamento che nega sussidi a quelli che si mostrano troppo pessimisti. Vedi come gli torna l’entusiasmo a quelli di Confindustria :-P

  4. EssEmme scrive:

    Secondo ume un buon argomento per la rubrica “rassegnati stampa” di oggi è il riverbero postumo della solita boutade Berlusconiana, questa volta rivolta ai desaparecidos argentini.

    L’infelice battuta è stata pronunciata solo sabato (a chiusura di campagna elettorale in Sardegna), e ne ha parlato domenica solo l’Unità.

    Magicamente (sarà colpa del fuso?) in Argentina ne ha parlato l’ottima e autorevole testata Clarin solo ieri; da lì la notizia è rimbalzata sui media nazionali argentini fino ad arrivare al governo che ha chiamato il nostro ambasciatore per spiegazioni (e mi immagino le risate che si sono fatti).

    Solo a quel punto qui in Italia si sono ricordati del caso e ne hanno parlato. Quattro giorni dopo….

  5. Comicomix scrive:

    Mthrandir ci scherza, ma da rumors che mi arrivano da fondi (lapsus non freudiano) del Ministero è allo studio una norma del genere.. ;-)

  6. Mthrandir scrive:

    @ essemme: ho letto la frase nel contesto in cui è stata pronunciata e mi sembra ridicolo farne un caso internazionale. Il senso era evidente e diciamo che l’Unità ci ha provato. Del resto, l’umore della redazione del giornalino in questione non doveva essere dei migliori:-)

    @ Comicomix: dimmi che è vero. Se è così, rivoto mastellianamente Berlusconi anche alle Europee e mi metto una foto del Cavaliere Nero sul comodino. :-P

  7. Just scrive:

    Ma è proprio sempre una sfortunatissima coincidenza che non appena Berlusconi piazza le chiappe sulla sedia di Palazzo Chigi arrivano venti di crisi dall’estero, il PIL scende e il deficit sale? E che sfiga eh? ;)

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie