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Comunali Napoli, Noto (Ipr): «Il Pd è al minimo storico, e Bassolino non porta un valore aggiunto»

«Non è Bassolino ad uscire male dal sondaggio, ma il centrosinistra. Una volta che esce male il centrosinistra, ovviamente qualsiasi candidato ne esce male. Probabilmente sarebbe stato lo stesso anche se avessimo testato ‘mister X’. Il Pd, indipendentemente da Bassolino, ha il 14%, un risultato basso, mai raggiunto nella città di Napoli». Antonio Noto, direttore di Ipr Marketing, commenta così con Giornalettismo il sondaggio sulle Elezioni Comunali a Napoli realizzato dal suo istituto demoscopico e pubblicato ieri sul Mattino di Napoli. Dalla rilevazione sulle intenzioni di voto è emerso un Pd al 14% dei consensi, a 18 punti dal Movimento 5 Stelle (32%) e vicino al Movimento Arancione del sindaco Luigi de Magistris (14%) e a Forza Italia (15%). Per quanto riguarda invece i possibili candidati a sindaco, Antonio Bassolino (ex primo cittadino ed ex presidente della Regione Campania, pronto a scendere in campo alle primarie) è stato stimato (a seconda degli scenari) tra il 21 e il 23%. De Magistris è stato indicato tra il 21 e il 25%. Gianni Lettieri, già in corsa con liste civiche e potenziale candidati del centrodestra, al 26 e al 28%. Mara Carfagna, in alternativa a Lettieri, è stata segnalata da Ipr al 24 e al 26%. Infine, per il Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera è stato indicato al 30 o 31%, un altro candidato pentastellato al 22%.

 

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Direttore, Bassolino non esce bene dal sondaggio di Ipr Marketing, anche se va sottolineato che i margini tra i candidati sono ristretti. Perché? Un’eventuale investitura delle primarie potrebbe, secondo Lei, migliorare le possibilità di successo dell’ex sindaco?
«Sicuramente le primarie possono costruire un profilo d’immagine diverso, un po’ come successo l’anno scorso con De Luca. La candidatura di De Luca era un po’ osteggiata all’interno del Pd, poi ha vinto le primarie e le elezioni. Comunque non è Bassolino ad uscire male dal sondaggio, ma il centrosinistra: una volta che ne esce male il centrosinistra, ovviamente, ne esce male qualsiasi candidato del centrosinistra. Probabilmente sarebbe stato lo stesso anche se avessimo testato ‘mister X’ nel centrosinistra. Il Pd, indipendentemente da Bassolino, ha il 14%, un risultato basso, mai raggiunto nella città di Napoli. Con un centrosinistra debole fatica ad emergere qualsiasi candidato, anche il migliore. Per quanto riguarda Bassolino c’è però un problema ulteriore. Abbiamo testato sia il giudizio sia su Bassolino sindaco di Napoli, che su Bassolino presidente di Regione. Su Bassolino sindaco (da 1993 al 2000, nda) la popolazione più o meno si divide in due: il 48% dice che ha un ricordo positivo della giunta Bassolino, mentre un 40% ha un ricordo negativo. Se poi si va a chiedere agli stessi cittadini qual è il ricordo dell’esperienza da presidente di Regione (dal 2000 al 2010, nda), le cose cambiano completamente: il 72% degli elettori conserva un giudizio negativo. Qui dunque c’è la risposta: c’è un giudizio negativo sull’esperienza amministrativa che ancora pesa, e pesa tanto da condizionare la formazione del consenso. Non c’è un valore aggiunto della candidatura di Bassolino proprio perché è ricordata in maniera negativa l’esperienza da presidente della Regione: c’è un ricordo molto più negativo di quanto possa essere positivo il ricordo di sindaco di Napoli».

Il sindaco de Magistris conserva ancora una buon livello di consenso, in linea con il risultato di 5 anni fa. Eppure la sua giunta non ha avuto un cammino semplice. Come si spiega questa tenuta?
«De Magistris è diventato un sindaco-partito. Ha fidelizzato un parte del suo stesso elettorato pur non avendo partiti di riferimento. L’Idv, che era il suo partito di riferimento, l’ha abbondonato, dicendo che appoggerà un candidato del Pd. De Magistris probabilmente è stato bravo a livello di comunicazione a sopperire alle difficoltà del governo della città. In città ci sono mille cose che non vanno bene, ma lui si è posto agli elettori e ai cittadini come una persona che è stata isolata da tutti, sostenendo che se non vanno bene le cose a Napoli è colpa del governo, della regione, non sua. È una comunicazione che gli ha giovato molto per il mantenimento del risultato. Non c’è certamente un valore aggiunto di de Magistris, ma ha consolidato un target, che è probabilmente il 70/80% del target che già lo votò 5 anni fa».

Per quanto riguarda l centrodestra, dal sondaggio emerge che possono arrivare al ballottaggio sia Gianni Lettieri, un imprenditore più o meno slegato dai partiti, sia Mara Carfagna. Due profili diversi. Come mai?
«Il centrodestra perde circa 20 punti rispetto alle scorse Elezioni Comunali, e li perde sia che si candidi Lettieri sia si candidi la Carfagna. È un centrodestra in difficoltà. Ma è chiaro che in un momento in cui il consenso è polverizzato, diviso tra quattro coalizioni e quattro candidati forti, qualsiasi candidato con il 25/30% può andare al ballottaggio. Il centrodestra perde consensi rispetto a 5 anni fa. Ma rimane debole anche il centrosinistra. Questo fa sì che il centrodestra pur perdendo molti punti può andare al ballottaggio».

Nelle intenzioni di voto Lei indica il Movimento 5 Stelle al 32%, più del doppio dei consensi del Pd, ed anche di Forza Italia. Ma un candidato poco conosciuto si fermerebbe al 22. Come mai questo gap?
«Ci sono due profili elettorali del Movimento 5 Stelle. C’è uno zoccolo duro che forse possiamo definire in quel 22%: alle Regionali a Napoli i 5 Stelle hanno ottenuto il 24% con una candidata che non era molto conosciuta. C’è poi un ulteriore 10% di elettorato che si aggrega oggi al Movimento solo se riconosce nel candidato un candidato con alta reputazione, effettivamente in grado di svolgere il ruolo di sindaco di Napoli. Se riconosce questo ci sono molti elettori sia del centrosinistra, che del centrodestra, che di de Magistris che sono disposti a votare un candidato dei 5 Stelle».

Come nel caso di Di Maio…
«Sì, esatto».

(Foto: ANSA / MASSIMO PERCOSSI)