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L’inchiesta di Report su Scarface, l’uomo che “faceva favori” alla Rai

Nella puntata di Report andata in onda ieri sera, Paolo Mondani si è occupato del caso di David Biancifiori, imprenditore romano noto come “Scarface” sotto indagine per aver ottenuto appalti in cambio di favori e assunzioni. L’inchiesta del Tribunale di Roma coinvolge anche l’edizione di Sanremo del 2013, edizione nella quale le luci, l’audio e i gruppi elettrogeni che hanno supportato la kermesse sono state fornite dalla società di Biancifiori senza che – come rileva l’inchiesta – ci fosse stata una regolare gara d’appalto.

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Rai 3/Report

IL PROIETTORE PER SANREMO –

L’inchiesta vede coinvolti 44 dirigenti e funzionari di Rai, Mediaset, La7 e Infront, che hanno avuto contatti con Biancifiori. A parlare alle telecamere di Report, coperto da anonimato, è un ex dipendente di Biancifiori, che racconta:

«Quello che posso constatare per certo sono le assunzioni: si sapeva che si faceva stare bene qualcuno per prendere lavori. […] è un sistema che abbraccia tutte le aziende che vogliono operare nel settore televisivo e dello spettacolo.».

L’esempio che Mondani racconta è quello del direttore della fotografia della Rai, Ivan Pierri, la cui moglie ha lavorato per un periodo nella società di Biancifiori: in ballo ci sarebbe anche un particolare proiettore del costo di ventimila euro utilizzato durante l’edizione del 2013 di Sanremo. A questo proposito, Valerio Fiorespino, direttore delle risorse umane della Rai, spiega:

«Significativo il fatto che quel proiettore che è stato ritenuto assolutamente indispensabile per il progetto luci di Sanremo fosse stato presentato solo pochi mesi prima a Las Vegas e il direttore della fotografia di Sanremo fosse presente a quella
presentazione completamente ospitato dalla società produttrice»

APPALTI TRUCCATI –

La questione, però non finisce qui: perché ci sarebbero altre trasmissioni Rai che sarebbero coinvolte in un giro di appalti truccati per permetterne la loro stessa produzione. Tra queste ci sarebbero programmi come Ballarò, L’Eredità e Porta a Porta. Per questo fatto l’Antitrust ha sanzionato 22 società, accusate di truccare le gare per «ammazzare la concorrenza».

I BAR DELLA RAI –

In Rai, tuttavia, pesa un’altra inchiesta giudiziaria: quella su Mafia Capitale. Nell’ambito di questa inchiesta, lo scorso dicembre è finito in manette Giuseppe Ietto considerato un prestanome del boss Massimo Carminati. Ietto ha gestito per 15 anni i bar Rai di viale Mazzini, Tor di Quinto, Saxa Rubra, Teulada, Cinecittà e quelli di Torino per un incasso di 30 milioni di euro. L’indagine della Rai ha poi fatto emergere che:

[…] che non c’è mai una verifica di competitività nel senso che in tutto questo tempo non risulta tracciata una verifica se sul mercato ci potessero essere condizioni migliori. Viene fuori dal 2007 in poi che questo contratto che è un contratto che è una convenzione con questa società viene tramutato in contratto di comodato gratuito, ma che gratuito in realtà non è perché è un comodato gratuito per quanto riguarda i locali, però poi c’è l’impegno da parte della società a fare dei lavori di ristrutturazione. Sennonché i lavori non vengono
collaudati, vengono fatti ma non vengono collaudati, non risulta un collaudo.

(Photocredit copertina: Report/Rai3)

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