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Roma, le strategie del centrodestra: carta Meloni o “modello Venezia” con Marchini

Dietro la “festa” in piazza del Campidoglio, gli slogan “Marino dimettiti“, l’esultanza quando il passo indietro è diventato ufficiale, c’è ancora poco altro per il centrodestra romano. Un universo frammentato, nella Capitale come a livello nazionale, dove il day after delle dimissioni del sindaco-chirurgo scaricato dal Pd resta ancora un’incognita. Una partita tutta da scrivere, in cerca di una sintesi. E che non potrà non tener conto di un puzzle di candidature, in vista di quelle amministrative 2016 che porteranno al voto anche Milano, Bologna, Torino e non solo.

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dimissioni Marino
Foto di Alberto Sofia per Giornalettismo

DIMISSIONI MARINO, ORA IL CENTRODESTRA CERCA UNA SINTESI –

Da Forza Italia alla Lega Nord, passando per Fratelli d’Italia (ma non solo), c’è la consapevolezza di come l’occasione per recuperare la poltrona di Palazzo Senatorio non vada sprecata. Una possibile rampa di lancio, anche per coltivare quelle ambizioni che portano a Palazzo Chigi, oggi ancora lontano. L’obiettivo minimo per la Capitale? Numeri e sondaggi alla mano, arrivare al ballottaggio. Perché, nonostante il Pd punti a una gestione perfetta del Giubileo, con otto mesi di passione a disposizione per recuperare il rapporto con la città, in casa dem non sarà semplice far dimenticare l’esperienza Marino. Né il suo epilogo tra i veleni, con tanto di sfratto partita da Palazzo Chigi. «Qui il M5S è una forza ben radicata, ora sono loro i favoriti. Ma noi non possiamo farci trovare impreparati», ammette un big romano di Forza Italia a microfoni spenti. Tradotto, subito dietro il Movimento 5 Stelle, premiato oggi dai sondaggi , il centrodestra vuole giocarsi le sue carte per mettere fuori gioco il Pd.

COMUNALI ROMA, IL TOTO-CANDIDATURE DEL CENTRODESTRA –

«Non possiamo fallire, né presentarci divisi», è il clima che si respirava giovedì pomeriggio in piazza Campidoglio, tra i militanti ed eletti forzisti e delle opposizioni di destra. Eppure, l’unità è tutt’altro che scontata. Anche perché da Berlusconi a Salvini, tutti intendono piazzare la propria bandiera. E nel Carroccio, in grado di sovvertire le gerarchie interne e di viaggiare in doppia cifra anche nella Città Eterna, c’è chi pensa di utilizzare la sfida romana come merce di scambio. Un grimaldello per ottenere il via libera a Milano per una candidatura lùmbard. Non è un caso che lo stesso leader leghista abbia già avvertito gli alleati: «La Lega ci sarà anche a Roma, magari con un nostro candidato…».

Il toto-nome? Tutti predicano prudenza, perché «partire oggi significherebbe bruciarsi», spiegano in casa azzurra. Ma la sfida, almeno in partenza, sembra già restringersi al derby tra l’imprenditore Alfio Marchini, già candidato nel 2013 e in grado di entrare in Consiglio con il 9,4% dei voti, e la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, romana doc di Garbatella. Due schemi differenti a confronto: l’operazione Marchini sarebbe un replay del modello Venezia, nella speranza che possa ripetersi l’exploit che ha portato alla vittoria di Brugnaro in Laguna. Una figura esterna ai partiti che non si allontana troppo dai desiderata del Cav, polemico con “mestieranti” e “professionisti della politica” dopo gli abbandoni nel partito. Dall’altra, l’ex ministro della Gioventù sarebbe la “carta” politica, spinta sopratutto dal suo partito e dagli ambienti di destra della Capitale.

CENTRODESTRA, L’INCOGNITA MARCHINI….

Certo, le incognite non mancano. Perché la posizione di Marchini è ancora da decifrare del tutto. Già sponsorizzato dal senatore Ncd Andrea Augello, un ex An che dalle parti della Capitale ha spesso spostato voti, da mesi l’imprenditore è in contatto con Forza Italia. Con tanto di endorsement dello stesso europarlamentare Antonio Tajani alla convention di Fiuggi. Eppure, oggi l’imprenditore e i suoi fedelissimi sembrano voler mantenere una certa distanza. «Candidato unitario del centrodestra? Marchini sarà il nostro candidato. Si continua a tirarlo da una parte e dall’altra, ma non ci sembra sia questo il tema…», ha replicato il consigliere Alessandro Onorato, ai microfoni di Giornalettismo.  

Tatticismi e prudenza di sorta. Ma non solo. Perché, ancora alla ricerca di candidati, anche dentro il Pd c’è chi non vorrebbe offrire un assist al centrodestra regalando la candidatura di Marchini, considerato in grado di attrarre anche il voto moderato. Così il diretto interessato, già pronto alla corsa, resta ancora nel limbo, flirtando sia a destra che a sinistra. E limitandosi a orchestrare il bis del listone personale. Certo, al premier e al Nazareno è piaciuto poco l’atteggiamento di Marchini, che nelle scorse settimane si è auto-designato nelle vesti di “anti-Renzi” (ma anche alternativo a Salvini) con un’intervista all’Espresso. E tra lo stesso Renzi e Marchini non ci sarebbe particolare feeling. Né con diversi ambienti del Pd: «Un arlecchino che offre servizi a tutti», lo ha bollato l'(ormai ex) assessore ai Trasporti Esposito. Per questo alla fine per l’imprenditore la strada che porta a una convergenza con il centrodestra sembra molto più semplice.

LA CARTA MELONI –

«Con Marchini non ho mai parlato. La Meloni mi piacerebbe se si candidasse, ma non esiste una sola candidatura», ha invece spiegato “l’altro Matteo”, Salvini. Ma al momento in casa Fdi preferiscono il silenzio.  «Troppo presto….», spiegano. Ma si reclamano allo stesso tempo quelle primarie viste da sempre come un tabù da Berlusconi. E per le quali, nel caso romano, nemmeno Salvini sembra volersi immolare, in caso di accordo su un nome unitario. Certo, oltre che tattico, il silenzio della Meloni è anche simbolico dei tentennamenti dell’ex ministra. Divisa tra ambizioni romane e il ruolo di leader nazionale. «Di sicuro garantirebbe il pieno dei voti nel nostro elettorato classico, ma Marchini sarebbe una figura capace di raccogliere anche altrove», spiegano da Forza Italia. «E comunque anche noi vogliamo proporre dei nomi», provano a rilanciare. Anche se nomi di peso dalle parti azzurre non se ne vedono. E c’è a destra anche chi riflette: «Non dimenticate che l’ombra di Alemanno e del processo di Mafia Capitale a novembre rischia di pesare. Allora meglio un esterno». Per ora, per i diretti interessati meglio restare nell’ombra. Ci pensi qualcun altro a lanciare i nomi.