Non vedrete mai topi o cavalli vomitare. Semplicemente, non ne hanno bisogno
Forse avrebbe dovuto farlo anche lei. Vomitare, dico. L’ego di troppo, che il troppo stroppia anche se devi essere davvero molto bravo per non colmare l’insicurezza che tutto, persino il pattume, ti dà con l’arroganza e Victoria troppo brava e bella non è. E semplicemente tutto il veleno che inghiotti e hai fatto inghiottire alle altre
semplicemente perché sei [[Victoria Beckham]]. La first lady dei valori occidentali. L’angelo, lui, e il focolare. Lei. Nel mondo c’è più senso di colpa che amore. Il senso di colpa delle donne per non essere (belle bla bla) come Victoria Beckham riempirebbe le fosse e li batte tutti nella specialità. “Una vita immeritatamente felice” ? forse. No, felice di sicuro. Il merito poi è il sesso degli angeli. E nel sesso degli angeli conta anche averlo trovato per farci roba, l’angelo. Una donna insicura, una wannabe anziché una diavolessa, una vorrei finché posso e non il solito diavolo che veste Prada. A parte che, vestire, veste da sempre malissimo. Una Wannabe (come il primo successo del suo complessino vocale) con la maiuscola e per questo in certa misura affascinante. E ‘come vedere un uomo appeso per i piedi all’ultimo piano di un grattacielo. Sai che più in alto di quello non ci si può sopravvivere ed arrampicare. Però sai anche che la cosa, la permanenza intatta da quelle parti è in assoluto del tutto fuori della sua portata. Non è la più bella, non è la più colta, non è la più giovane, non è la più vecchia, che poi sono quelle le uniche che oggi si tengono i mariti giovani, non è la più saggia, non è la più sciocca, non è neanche la più mamma. E allora ti godi di lusso la sua lenta agonia. Cosa vuoi dire di una come lei ? La satira appellandosi a quel che non cambia dell’animo umano, ai suoi pregiudizi ovvero alla memoria delle tante diverse ma uguali esperienze dello stare nel mondo, malignando in fondo dialoga con l’eternità. Ti colloca storicamente. Far ridere di una persona, una qualsiasi diversa ma sempre uguale espressione del già fatto umano, è sempre possibile. Perché nessuno sfugge alla storia. La storia siamo noi non è una canzone ma è una condanna. Detto questo, non diremo le solite cose, fare satira su di lei come la solita donna che si fa mantenere mentre fa altri progetti è inutile, Victoria è diversa. O almeno potrebbe. Finché vogliono. Non per questo è fuori dalla storia. Il suo primo nome nella storia è Posh. La Posh Spice coniugata con le Spice Girls. A metà degli anni ’90, il pop inglese decide di rifare di nuovo sul serio. Abbandona il futuro, l’incrocio tra generi, l’evoluzione, il cross-over, il superamento e fregnacce del genere per puntare di nuovo sul mito. L’icona. Il felice passato. Vendi i tuoi simili ai loro simili. Cioè, vendi di nuovo i gruppi. Questa volta però si va sul sicuro. Niente strumenti: solo coristi. I Take That sono per le ragazze. Le Spice Girls, cinque ragazze menate, tradite e lasciate che nel frattempo fanno il Girl Power per tutte le altre, sono per le ragazze. Non c’è contraddizione: sono le ragazze a comprare i dischi. E ad andare coi musicisti. Finisce così, appena ventenne, a sfangarsela da una vita normale nel tritacarne del pop e con un appellativo tanto ambizioso quanto frustrante.
La chic Spice: da che mondo è mondo, tutte le donne pensano di essere eleganti ma è matematicamente impossibile lo siano tutte. E d’altronde suona (ops) curioso che una donna che avrebbe poi vinto negli anni senza soluzione di
continuità tutti i premi e classifiche della peggio vestita nel mondo abbia cominciato inducendo le arpie dello stile in tentazione. E’ Nietzsche, vecchia mia, non guardare l’abisso se non vuoi che l’abisso ti guardi le scarpe. Cosa volete ne potesse sapere la single e piccola Vic. Che passa d’ingenuità in successo, di carrè in guatata, i suoi anni migliori per poter poi dare a Dagospia la battuta del secolo su di un piatto d’argento: l’unica cantante di successo di cui nessuno abbia mai udito la voce. Posh Spice sgambetta sinuosa e placata in quella che risulta una caricatura mora della vecchia Grace Kelly. Tra una nera vestita da nera e dalla mimica degli arti come in una telenovela venezuelana, una stagionata meteora riciclata che gioca a fare Madonna, una biondina da bevete più latte ma senza le tette e la solita brutta intonata ma per questo punita ed in tuta, probabile che sembrerei una mezza Grace Kelly in un quarto di tempo pur io. A David Beckham, il suo secondo (nome e ) cognome, il sottoscritto non basta. E allora first lady ci diventa quell’altra. Che voi ci crediate o meno, gente. Che siate sinceramente preoccupati del vostro prossimo o impegnati a fare altro, che siate democratici o meno sappiatelo. Non ci sarà mai alcun collante umano sulla terra se non l’avversione verso i brutti. Vic and Victoria Beckham, vincere e vinceremo Beckham, lo sa bene. Le donne fateci caso si scelgono sempre l’uomo non bello. Ma quasi brutto. Perché dicono sia affascinante, concetto che le donne brutte aspettano da secoli gli uomini trovino sexy. La verità è che molto probabilmente scelgono quello brutto che poi è quasi sempre un uomo la cui bruttezza risiede in realtà nei tratti secondari del tipo virile, mascella quadrata, ipertricosi, voce non educata, e quindi buttalo via. Scelgono questa specie di figo cesso ovvero cesso molto figo per essere e sembrare sempre loro la bella del duo con la bestia. Victoria Beckham invece ha deciso di fare eccezione. Di sacrificarsi per le altre, per sfatare miti e tabù della tribù di Eva. Ed un bello, un vero bello se l’è scelto per davvero.




“Scelgono questa specie di figo cesso ovvero cesso molto figo per essere e sembrare sempre loro la bella del duo con la bestia.”
Non sono d’accordo! hai descritto la donna come un essere “superficiale”! la donna e l’uomo rappresentano l’opposto, testa o croce, della stessa moneta: la donna prototipo (non sempre) di “bellezza”, l’uomo prototipo di “forza”…e nel qual caso scelga l’uomo come hai ben descritto tu “figo cesso” è probabilmente, e non voglio farne retorica, perchè, a differenza dell’uomo, non si sofferma alle apparenze, va al di là della bellezza esteriore…il fascino è nell’intelligenza!…ma è vero anche l’inverso: il più delle volte “il bello si accoppia al bello”.
Ma chi è quel malato che sceglie le fotografie?
Se non è un malato è una femmina perfida.
Le foto le ho scelte io.
Siamo tutti superficiali, Lucia, vivaddio non siamo così complessi come ci vorrebbero oroscopi e psicanalisti.
“E semplicemente tutto il veleno che inghiotti e hai fatto inghiottire alle altre semplicemente perché sei Victoria ” ma va, non mi piace nemmeno il marito.
“tutte le donne pensano di essere eleganti …”
Devo essere un travestito.
Bel pezzo
Geniali, le foto. Finalmente qualcuno che ha sensibilità artistica qui a Giornalettismo.
(voi due insieme siete un tajo. Dovreste scrivere articoli in coppia)
@Ricchiuti
Infatti, ritengo che la “superficialità” appartenga all’uomo, in quanto è poco selettivo.
Chissà perché quando dico “tutti” Lucia si esclude.
Lucia, conosco delle selezionatrici così poco superficiali che sono andate subito a fondo.
Potremmo scrivere firmandoci Gemelli Diversi o Glimmer Twins “Mica ve l’aspetterete ancora (Santa) l’Inquisizione, mica ve ne aspetterete ancora una”, aspettative e scacciapensieri d’inizio millennio.
O se no, “Il manganello e l’aspersorio” (cit.)