Ignazio Marino cena Sant Egidio
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Dimissioni Marino, cosa succederà: un commissario fino alle elezioni a maggio

Venti giorni di amministrazione ordinaria, per Giunta, Consiglio e (ormai ex) sindaco. Quelli che la legge concede per eventuali ripensamenti e per un (improbabile) ritiro delle dimissioni. Poi, una volta che il passo indietro sarà irrevocabile, arriverà il commissario a Roma. Prima delle elezioni, nella finestra di maggio. Ecco cosa succederà dopo le dimissioni di Ignazio Marino dalla poltrona di sindaco di Roma Capitale.

DIMISSIONI MARINO, TRA VENTI GIORNI ARRIVA IL COMMISSARIO –

Come spiega il Corriere della Sera, dopo i venti giorni si avvia la procedura di scioglimento del Consiglio comunale, si sospendono tutte le cariche istituzionali, compresi anche tutti e 15 i Municipi di Roma:

«Lo scioglimento del Consiglio comunale è poi disposto con Decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del ministro dell’Interno. In questa fase il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, nominerà un commissario prefettizio, fino alla conclusione del procedimento di scioglimento che termina entro 90 giorni. Sarà quindi nominato il commissario straordinario – con decreto del presidente della Repubblica e su proposta del ministero dell’Interno – che avrà tutti i poteri per gestire la città. Le elezioni per il rinnovo del sindaco e di tutto il Consiglio comunale dovranno coincidere con il primo turno elettorale utile previsto dalla legge, quindi in primavera»

Come spiega il Messaggero, la «preoccupazione» del prefetto Franco Gabrielli in questo momento non è tanto per il Giubileo, con i cantieri in fase di lancio. Ma per la gestione ordinaria di una città in condizioni a dir poco precarie:

«Il prefetto ieri ha seguito da Palazzo Valentini l’evolversi della crisi politica. Ha riunito i suoi collaboratori e a loro ha consegnato un po’ di riflessioni. Che suonano così: «Se il Comune dovesse essere commissariato sarà un problema mandare avanti una macchina amministrativa molto complessa, fatta da 14 municipi, 15 dipartimenti e 15 società, tra cui una acefala come l’Atac. Non esistono superman ma la situazione è straordinaria».

E durerà fino a maggio 2016, prima finestra elettorale disponibile. Intanto mandare avanti i lavori e le gare del Giubileo sarà un problema in una città senza sindaco, anche perché i dirigenti in Comune da tempo non firmano più un atto. O almeno, precisa il quotidiano romano, ci pensano mille volte.

DIMISSIONI MARINO, L’IPOTESI RICCARDO CARPINO COMMISSARIO E LA FINESTRA DEL VOTO A MAGGIO –

La certezza è che non sarà Gabrielli il commissario, ma sarà lui a nominarlo: la “candidatura” di Riccardo Carpino, che traghettò l’amministrazione provinciale nel 2013. Probabile che il commissario prefettizio e quello straordinario saranno gli stessi, quindi che ci sia una semplice ratifica della prima scelta.

«Ci saranno inoltre almeno due sub commissari. Dovranno sopperire a tutti gli organi politici saltati: dalla giunta comunale al consiglio, passando per le commissioni in Comune. Per non parlare delle assemblee e degli esecutivi dei municipi, dove saranno nominati altri commissari. Ieri Gabrielli ha parlato di questo con Marino. Un colloquio istituzionale per capire i punti di caduta delle dimissioni. In un primo momento ieri è circolato anche un piano B: il Governo nomina un altro prefetto di Roma che a sua volta nomina come commissario del Campidoglio Gabrielli. Uno scenario subito smentito. In quanto in questa fase l’ex capo della Protezione civile dovrà coordinare «tutto» compreso il Comune e non potrebbe essere un sottoposto. E inoltre nominarlo commissario del Campidoglio sarebbe visto dall’opposizione come una mossa per tirargli la volata della candidatura in vista delle elezioni: «Un’ipotesi – ha ricordato anche ieri Gabrielli a chi glielo chiedeva – che non sta né in cielo né in terra». «Da uomo di Stato qual è – spiega un suo collaboratore – Franco fra venti giorni, salvo sorprese, inizierà a capire cosa fare e come muoversi». Senza ingerenze politiche. Ma, come ha ricordato anche ieri, rispetto «il volere della democrazia» in tutte le sue forme più o meno machiavelliche.

In attesa restano i nodi dell’ordinario: a partire dall’assemblea di Atac del 15 ottobre, una municipalizzata che non funziona, senza vertici. Una preoccupazione anche in vista del Giubileo. Ma il problema sarà anche far partire tutte le 13 gare d’appalto e gestire i nuovi fondi sbloccati dal Comune.