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«La guerra in Siria segna la fine dell’Onu »

Siria

, l’iniziativa militare della Russia a supporto di Assad ha palesato l’ormai conclamata inutilità dell’Onu. L’organismo internazionale costituito come luogo per la risoluzione dei conflitti tra i Paesi è ormai condannato alla marginalità dalle regole uscite dalla II guerra mondiale, che hanno concesso a cinque potenze un potere di veto continuamente abusato.

 

SIRIA GUERRA

Il 70esimo anniversario della fondazione dell’Onu ha portato a New York City 154 capi di stato e di governo. L’assemblea generale delle Nazioni Unite è stata di fatto inaugurata dal messaggio di papa Francesco, e nei giorni successivi la comunità internazionale si è ritrovata per discutere delle sue grandi sfide per il futuro, come la crisi dei migranti o il contrasto al riscaldamento globale. Sul tema più urgente all’ordine del giorno, la guerra in Siria, l’Onu però è completamente assente. Una riunione del suo organismo più importante, il Consiglio di sicurezza, ha prodotto un fallimento nonostante la bozza in discussione sulla crisi siriana fosse oltremodo timida. Ancora una volta la Russia ha bloccato ogni risoluzione che potesse avere effetti negativi su Assad. L’iniziativa militare decisa da Mosca in completa solitudine, e in contrasto con gli USA per quanto riguarda gli obiettivi da colpire, ha evidenziato ancora una volta come il Consiglio di sicurezza sia ormai un reperto della II guerra mondiale, pressoché inservibile come rimarca un’analisi di Der Spiegel.

La Siria segna la fine dell’Onu, come la conosciamo. La paralisi del Consiglio di sicurezza è una vergogna internazionale, di dimensioni storiche. Questo organismo capace ormai solo di vuoti gesti abbandona i civili disarmati, le persone per la cui protezione è stato concepito.

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SIRIA ASSAD

Per Der Spiegel il fallimento dell’Onu è scontato. La struttura del Consiglio di sicurezza, eredità della II guerra mondiale, congelata durante la guerra fredda, non corrisponde più alla geopolitica contemporanea. L’anacronistico diritto di veto concesso alle 5 potenze vincitrici dell’ultimo conflitto bellico globale, USA, Russia, Cina, Regno Unito e Francia, permesse un sostanziale sabotaggio delle Nazioni Unite quando le iniziative dell’Onu non corrispondono ai loro interessi. Sulla crisi siriana la Russia l’ha fatto in modo sistematico, al fine di proteggere Bashar Assad, suo alleato più importante in Medio Oriente, e uno dei principali compratori dell’industria militare di Mosca. Putin ha fatto bloccare quattro volte le iniziative dell’Onu contro il dittatore di Damasco, sfruttando il potere di veto. Ora che la crisi si sta estendendo in un conflitto bellico che coinvolge più Nazioni, l’Onu assiste impotente all’azione militare della Russia, che ha già suscitato forti tensioni con la Turchia, membro della NATO ma spostata da Erdogan verso Mosca negli ultimi tempi. La storia del conflitto siriano, sottolinea Der Spiegel, è anche una storia dei fallimenti della comunità internazionale. Nel febbraio del 2012 13 membri del Consiglio di sicurezza avevano votato una risoluzione per condannare i crimini contro l’umanità di Assad. Il testo è stato bloccato dal veto della Russia, sostenuta, come spesso capita, dalla Cina. Anche il compromesso sulle armi chimiche è fallito nel 2013. La Francia ha spinto per una riforma del diritto di veto, da annullare sui temi di genocidio, crimini di guerra e infrazioni dei diritti umani. 75 dei 193 membri delle Nazioni Unite l’hanno sostenuta, ma i quattro membri permanenti dell’Onu hanno bloccato la riforma dello statuto delle Nazioni Unite, su cui hanno diritto di veto.

Photo credit: Ralph Orlowski/Getty Images