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Firmato il Trans-Pacific Partnership, la parola passa ai parlamenti

L’accordo per il Trans-Pacific Partnership (TPP)sarebbe stato raggiunto oggi, costituendo così un’area di (relativamente) libero scambio popolosa come l’Unione Europea. Il trattato commerciale però ha ancora fieri avversari e dev’essere ratificato dai parlamenti.

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HANNO FIRMATO IL TRANS-PACIFIC PARTNERSHIP, IL FAMIGERATO TPP –

La firma del Trans-Pacific Partnership non mancherà d’inquietare quanti temono il successo d’imprese simili, perché gli Stati Uniti che ne sono i principali proponenti vorrebbero imporre lo stesso modello anche a un analogo accordo con l’Europa e in generale anche al mondo intero, visto che da anni non si sigla il nuovo trattato internazionale sul commercio perché gli Stati Uniti vogliono che sia una copia del TPP e di altri che vanno proponendo da anni.

UN’UNIONE COMMERCIALE CONTRO LA CINA –

Il trattato coinvolge 12 paesi: Stati Uniti, Giappone, Malaysia, Vietnam, Singapore, Brunei, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Messico, Cile e Perù e permetterà d’abbattere dazi e tariffe nell’area del Pacifico, tagliando occasionalmente fuori la Cina, secondo molti il vero scopo recondito del trattato. I critici del trattato puntano invece alla struttura del trattato, che sembra dotare le grandi corporation del potere d’imporre il rispetto delle loro esigenze ai governi e al contempo di sottrarsi al loro scrutinio.

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IL SOGNO DELLE CORPORATION –

La mano delle corporation si sente anche sul versante della protezione della proprietà intellettuale, in particolare sui materiali audio e video, sui farmaci e nel settore dell’agricoltura, protezioni che eccedono quelle accordate dalle leggi di molti degli stati firmatari e che arricchirebbero le compagnie con un tratto di penna, a discapito della pluralità dei cittadini. Il trattato, tenuto segreto fino al momento della firma, dovrà ora affrontare l’approvazione dei parlamenti e non è detto che tutto vada liscio. Preparato dagli avvocati delle corporation, il trattato infatti contiene in alcune parti delle formulazioni già bocciate dai parlamenti di diversi paesi, anche al Congresso americano, ed è atteso da forti opposizioni popolari in paesi chiave quali il Giappone e l’Australia