elezioni in portogallo
|

Elezioni in Portogallo, il centrodestra pro austerità primo ma senza maggioranza

Elezioni in Portogallo,

la coalizione di governo del premier Pedro Passos Coelho si è confermata il primo partito del Paese, ma ha perso oltre circa 12 punti rispetto alla vittoria del 2011. La maggioranza assoluta all’Assemblea della Repubblica di Lisbona è piuttosto lontana. Teoricamente le forze di sinistra potrebbero formare un nuovo esecutivo, anche se questo scenario appare improbabile, dato il deludente risultato del principale partito progressista, i socialisti di Antonio Costa.

elezioni in portogallo
Screenshot di Rtp.pt

PORTOGALLO ELEZIONI 2015 –

Per la prima volta negli ultimi mesi un’elezione si è conclusa come avevano rilevato i sondaggi. Una novità, come la probabile conferma di un esecutivo che in eurozona ha sposato convintamente l’austerità della Troika. Le elezioni in Portogallo sono state vinte con buon margine di vantaggio dalla lista elettorale formata dai partiti al governo, i socialdemocratici del premier Pedro Passos Coelho e i loro alleati popolari. A dispetto del nome conservato dagli anni Settanta, il PSD lusitano è una formazione di centrodestra che in Europa milita nel Ppe. Alleanza Portogallo, la lista unitaria delle forze conservatrici, ha ottenuto il 38,5% delle preferenze, una percentuale nettamente superiore alle aspettative di qualche mese fa, ma che non consentirà a Pedro Passos Coelho di governare in autonomia. PSD e popolari hanno infatti conseguito 104 seggi sui 230 del Parlamento unicamerale portoghese. All’Assemblea della Repubblica si è formata una maggioranza, più teorica che politica, di sinistra, dato che la somma di socialisti, Blocco di sinistra e lista unitaria di comunisti e verdi ha ottenuto oltre il 50% dei voti, e 121 seggi. Il premier Passos Coelho ha rivendicato la formazione del nuovo governo di Lisbona, mentre i partiti della sinistra radicale hanno chiesto una svolta che probabilmente non ci sarà.

LEGGI ANCHE

Portogallo, la Grecia felice

Elezioni in Portogallo, austerità a giudizio

Grecia contro Spagna, Tsipras e Rajoy duellano sull’austerità

PORTOGALLO CRISI –

L’austerità ha vinto a metà, in Portogallo. Nonostante quattro anni di governo caratterizzati da un elevato tasso di disoccupazione, numerosi trimestri in recessione, pesanti tagli alla spesa pubblica e aumenti di tassazione, il governo di Pedro Passos Coelho dovrebbe essere confermato. Nel 2014 il Portogallo è uscito dal programma di assistenza finanziaria della Troika e il ritorno della crescita, con discrete ricadute sull’occupazione, ha consentito una parziale rimobilitazione dell’elettorato moderato. L’esecutivo di Lisbona è stato spesso indicato come un modello dalla Commissione UE e dai governi, in primis quello di Angela Merkel, per i risultati positivi ottenuti nel contrasto alla crisi del debito sovrano. Il successo elettorale è invero poco trionfale, anche se certo superiore alle aspettative della scorsa primavera. Fino a giugno del 2015 Pedro Passos Coelho appariva come un sicuro sconfitto, uno dei pochissimi premier nella storia della giovane democrazia portoghese a non esser riconfermato. La lista unitaria tra socialdemocratici e popolari ha ottenuto una percentuale inferiore al 38,7% conseguito dal solo PSD nel 2011. Una contrazione di 12 punti che però non ha favorito l’alternanza.

ELEZIONI IN PORTOGALLO GOVERNO –

I socialisti, che erano al governo quando il Portogallo ha dovuto fare richiesta di assistenza finanziaria per evitare la bancarotta, hanno aumentato di poco meno di 5 punti percentuali il loro consenso. Il 32,4 strappato da Antonio Costa non consentirà alla sinistra riformista di poter perseguire un governo di minoranza, tollerato dalle forze di sinistra più radicale. Il Blocco di sinistra e la coalizione unitaria di comunisti e verdi hanno conseguito quasi il 20% insieme e l’aumento dei loro consensi ha impedito che il PS potesse superare il centrodestra, l’obiettivo minimo di inizio campagna elettorale fissato dal leader socialista. I socialisti hanno pagato, oltre alla sfiducia per il loro recente passato di governo, anche lo scandalo dell’ex premier Socrates, alla guida del Portogallo dal 2005 al 2011. Il leader socialista è stato arrestato per evasione fiscale, corruzione e riciclaggio di denaro e dopo quasi un anno di prigione la notizia dei suoi domiciliari ha aperto la campagna elettorale dopo la pausa estiva. Vista l’assenza di una maggioranza all’Assemblea della Repubblica, i due scenari più probabili sono un governo di minoranza di Pedro Passos Coelho, e la formazione di una grande coalizione tra socialdemocratici e socialisti, un’ipotesi più volte caldeggiata dal presidente della Repubblica, l’ex premier conservatore Cavaco Silva. Una formula di governo particolarmente apprezzata anche a Bruxelles e Berlino, di cui Lisbona rimarrà fedele alleata.

Photo credit: PATRICIA DE MELO MOREIRA/AFP/Getty Images