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Riforme, art.2: la maggioranza supera voto segreto. Tensione dopo un gestaccio di Barani

Riforme, la diretta

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19.38 – Non approvato il sub-emendamento Calderoli a scrutinio segreto sulla salvaguardia delle minoranze linguistiche nel nuovo del Senato. L’aula di Palazzo Madama, con un’unica votazione, ha respinto i due subemendamenti Calderoli (Lega) e De Petris (Sel) all’emendamento Finocchiaro che modifica il comma 5 dell’articolo 2 del ddl Boschi sulle modalità di elezione dei senatori. I no stati 160, i sì 116, 3 gli astenuti. 





19.30 – “Non ci sono tranelli, questo è un voto libero”, spiegano dalle Lega prima del voto segreto sulle minoranza linguistiche.

19.17 – Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, ha annunciato che il Governo si rimetterà all’Aula sul sub-emendamento Calderoli all’emendamento Finocchiaro all’articolo 2 del Ddl con le riforme istituzionali, per il quale Grasso ha ammesso il voto segreto. La proposta riguarda la tutela delle minoranze linguistiche. Analogo parere anche per una proposta di Loredana De Petris (Sel) e di Stefano Candiani. Dai vertici dem l’indicazione è di voto contrario: «A breve voto segreto, non allontanarsi dall’Aula», è l’invito ai senatori del Partito democratico.

 

18.52 – Grasso convoca l’Ufficio di presidenza per lunedì alle 13: «Saranno lì prese le decisioni sotto il profilo disciplinare». Poi si prosegue con le votazioni.

18.46 – Anche Schifani (capogruppo di Area Popolare, Ncd-Udc) parla di “gesto senza precedenti” e di “trivialità“. E si associa all’invito di Romani affinché Barani resti fuori dall’Aula per il resto della seduta odierna. Ma protesta contro il clima di tensione in Aula delle ultime settimane

RIFORME SENATO SCHIFANI

18.42 – Interviene anche il capogruppo Zanda: «Non ho visto il gesto di Barani, ma se è stato così, si tratta di un gesto grave. Quindi è comprensibile che ci sia tensione: chiediamo che l’Ufficio di presidenza si riunisca e decisa presto». Per poi chiedere anche a Grasso un’attenta «applicazione del regolamento»: «La presidenza ci può aiutare, dobbiamo tenere una disciplina d’Aula. Auspico un rigore molto puntale nello svolgimento dei nostri lavori in Aula».

RIFORME SENATO ZANDA

18.35 – Anche Laura Bottici (m5S) chiede la convocazione dell’Ufficio di presidenza per sanzionare Barani.

18.30 – Il portavoce di Ala D’Anna: «Se Barani ha sbagliato, chieda scusa. Ma si tratta di un fallo di reazione. La scostumatezza può essere riparata con le scuse, l’ipocrisia no. Ci sono state intemperanze e provocazioni», ha replicato, provando a giustificare e difendere il collega e attaccando le opposizioni.

RIFORME SENATO D'ANNA 

18.17 – Ripresa la seduta. E continua la bagarre dopo il gestaccio del verdiniano Barani. Il capogruppo azzurro Paolo Romani invita Barani, che aveva tentato di difendersi parlando di “fraintendimento”, a non partecipare al resto della seduta odierna

18.03 – Intanto anche dal Pd c’è chi prende le distanze dal gesto del capogruppo di Ala, il salvagente del governo creato da Verdini:

E Valeria Fedeli chiede il consiglio di presidenza per valutare il gestaccio fatto dal senatore Barani nei confronti di Lezzi

18.00 – Tra le proteste, Grasso sospende l’Aula per dieci minuti. E Grasso spiega, dopo le richieste partite in Aula, che verranno acquisite le registrazioni video. M5S e opposizioni (ma non solo) hanno parlato di  un gesto “maschilista“, di natura sessuale e con “un significato eloquente” che “ha offeso tutte le donne“. 

17.54 – Anche Cinzia Bonfrisco attacca Barani per il gesto offensivo di Lucio Barani, chiedendo il suo allontanamento: «Si vergogni, lei è un pagliaccio. Ha offeso tutte le donne. E si tolga quel garofano dal taschino della giacca, offende tutti i socialisti morti per la libertà…»

RIFORME SENATO Bonfrisco 17.48 – La senatrice M5S Lezzi attacca e denuncia un gesto offensivo ai suoi danni e di tutte le donne da parte del verdiniano Lucio Barani. Tensione in Aula, protestano le opposizioni. E si chiede l’allontanamento del senatore. Anche una collega della Lega Nord, Erika Stefani, difende Lezzi.

17.37 – Scendono i voti della maggioranza: un emendamento dei fittiani è stato respinto con 157 voti (per la prima volta sotto la quota dei 161 della maggioranza assoluta), contro i 105 sì e 4 astenuti.

 

 

17.33 – Intanto dai banchi del M5S, è l’ex capogruppo pentastellato Vito Crimi a provocare il verdiniano Ciro Falanga, in passato forzista e poi per pochi mesi nel gruppo dei Cor di Fitto: «Ma lei la scorsa volta non era contrario a questa riforma?», ha attaccato il senatore pentastellato.

 

16.55 – Da tempo Verdini lo tenta per farlo traslocare da Forza Italia al gruppo dei nuovi “responsabili” di Ala al Senato. Ora Riccardo Villari, senatore forzista (ma in passato tra le file di Margherita, Uder, Pd, Mpa e non solo) è pronto a votare a favore del Ddl Boschi. Lo ha annunciato alla stampa, al termine del vertice azzurro: «Non soltanto perché le abbiamo già votate. Ogni singolo parlamentare deve essere parte attiva rispetto alle regole del gioco e non chiamarsi fuori», ha replicato. Convinto che, se le opposizioni partecipassero alle modifiche al ddl Boschi, potrebbero anche partecipare alla modifica dell’Italicum. Perché il vero nodo resta anche quel premio di maggioranza, ora assegnato alla lista, che da Fi a Ncd (ma non solo) vorrebbero modificare per assegnarlo di nuovo alla coalizione vincente.

16.51 – Bocciato anche un emendamento del senatore ex M5S Luis Orellana, che chiedeva di prorogare il mandato degli attuali senatori fino «a quando i Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale e nel rispetto della volontà popolare, i nuovi membri del Senato della Repubblica». La votazione è quella che ha raccolto il numero maggiore di voti contrari: 235, mentre 46 sono stati i sì e 5 gli astenuti.

16.30 – L’Aula del Senato ha bocciato un emendamento di Sel, con prima firmataria Loredana De Petris, ma la maggioranza ha rischiato. La proposta di modifica dell’articolo 2 introduceva la norma per cui i futuri senatori vengono eletti dagli organi istituzionali territoriali, ma su “vincolante indicazione degli elettori, in base a specifica legge regionale“. L’emendamento è stato respinto con 161 no, i sì sono stati 112, 6 gli astenuti. La maggioranza ha perso per strada dieci voti rispetto all’ultima votazione.

16.08Emanuela Munerato, Patrizia Bisinella e Raffaela Bellot, le tre senatrici di Fare! (la formazione dell’ex leghista Flavio Tosi), hanno contestato il ddl Boschi: «La riforma del Senato che il Governo sta facendo approvare con una evidente forzatura dei regolamenti parlamentari non serve a nulla», hanno attaccato. Per poi aggiungere: «Avevamo fatto proposte serie per attribuire al Senato potere di rappresentanza di Regioni ed Enti territoriali. Ma se la maggioranza del Pd intende insistere sulla strada di un Senato che non conta nulla, come sta avvenendo, tanto vale abolirlo». Prima del compromesso interno al Pd, quando i numeri di Renzi a Palazzo Madama erano ancora precari, il sindaco di Verona aveva incontrato lo stesso premier per discutere del ddl Boschi. I tre voti di Fare! erano considerati tra quelli che potevano allargare i numeri della maggioranza. 

15.57 – Anche da Sel Loredana De Petris accusa la minoranza dem per il compromesso dell’emendamento Finocchiaro: «Non prendiamoci in giro, non è un’elezione diretta dei senatori»

15.45 – «L’emendamento sull’elezione dei componenti del nuovo Senato, garantisce inequivocabilmente la scelta diretta da parte dei cittadini». Lo ha rivendicato Vannino Chiti, della minoranza dem, replicando alle critiche delle opposizioni che hanno bollato l’accordo interno al Pd come un semplice bluff. «Con questo emendamento è stato definito chi decide e quando: i cittadini con il loro voto, quando si rinnovano i consigli», si è difeso Chiti.

#opensenato #riformacostituzionale #vanninochitiInterviene in aula Vannino Chiti e in risposta agli insulti che da due…

Posted by Magda Zanoni on Venerdì 2 ottobre 2015

Dalle opposizioni però non mancano gli attacchi. Il M5S parla di “truffa”: «Come si fa a stabilire con una legge nazionale, dato che ogni Regione prevede meccanismi diversi», ha attaccato Vito Crimi (M5S). Ha poi proseguito sottolineando come non ci sia alcuna certezza sui tempi della legge nazionale.

15.33 – Il Senato ha bocciato l’emendamento all’articolo 2 del ddl Riforme presentato inizialmente dal senatore Ap, Andrea Augello, fatto proprio dal Movimento 5 stelle. I “no” sono stati 171, i “sì” 112, gli astenuti 6. La modifica respinta prevedeva che i cittadini avrebbero dovuto “designare” i futuri senatori.

15.30 – L’emendamento di maggioranza sul comma 5 dell’articolo 2 del disegno di legge Boschi, sulle modalità di elezione dei nuovi senatori, è stato sottoscritto anche dalla minoranza Pd. C’è infatti anche la firma di Erica D’adda, oltre a quelle di Anna Finocchiaro, Luigi Zanda (Pd), Renato Schifani (Ap) e Karl Zeller (Autonomie).

15.15 – Il gruppo al Senato di Forza Italia si è riunito poco prima della ripresa dei lavori per decidere come comportarsi. «Per il momento continueremo a fare opposizione in aula al Senato sul ddl Boschi. La prossima settimana vedremo cosa fare sul voto finale», ha spiegato Romani alla fine del vertice, al quale hanno partecipato 35 senatori su 43. Dentro il gruppo azzurro non c’è unità, né sulla scelta di un’eventuale Aventino, né sul voto complessivo sulle riforme. Una fronda mal sopporta il “no” reiterato dal Cav ed è tentata dalla convergenza con Renzi in Aula. Non è un caso che durante il vertice interno il senatore Riccardo Villari (già pressato da Verdini per un ingresso in ALA, il gruppo stampella del governo) avrebbe rivendicato di voler votare le riforme. La scelta dell’Aventino potrebbe invece coprire i dissensi interni. «Forza Italia farà alle altre opposizioni una proposta per tenere una linea comune», ha spiegato al momento il capogruppo Romani.

Mercoledì prossimo dovrebbe tenersi una nuova riunione del gruppo azzurro di Palazzo Madama. Ma i malumori non mancano. E anche l’ex Guardasigilli Nitto Palma, da settimane in bilico, resta critico contro il partito, passato dal voto positivo alle riforme alle denunce di “rischio regime” dopo lo strappo del patto del Nazareno. L’ex ministro ha già annunciato che non parteciperà alle votazioni. Secondo fonti interne, anche lui a breve potrebbe raggiungere il gruppo Ala di Verdini. Palma ha però più volte negato di voler partecipare a “giochi di corrente” o di cordate. Smentendo chi ha parlato di un suo possibile passaggio con Verdini per mantenere la presidenza della Commissione Giustizia del Senato. Un incarico in scadenza e che dovrà essere rinnovato a breve.

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15.00 – Ripresa in Aula la seduta

13.36 – L’Aula del Senato ha sospeso i lavori, come da calendario. L’esame del ddl Boschi di riforma della Costituzione riprenderà alle ore 15.

 

12. 52 – BOCCIATI GLI EMENDAMENTI SOPPRESSIVI DELL’ARTICOLO 2 E DEL COMMA 5   La maggioranza tiene al Senato. Con 176 voti l’aula oggi ha bocciato l’emendamento soppressivo dell’articolo 2 al disegno di legge Boschi che avrebbe – di fatto – annullato l’intera riforma, così come aveva avvertito la presidente della commissione Affari Costituzionali Anna Finocchiaro. L’emendamento è stato respinto con lo stesso numero di voti con cui era stato ieri bocciata una richiesta di modifica di Sel. E soltanto di poco inferiore rispetto ai 177 che ieri hanno approvato l’emendamento “canguro” Cociancich.

Numeri ancora più alti, poi, nella seconda votazione. Bocciato l’emendamento soppressivo del comma 5 con ben 211 voti contrari. I “sì” sono stati 75 e 6 gli astenuti.

12.45 – Da sei a uno. Palazzo Madama voterà soltanto una volta a scrutinio segreto sull’articolo 2 del Disegno di legge Boschi. Si tratta di un emendamento della Lega, a prima firma Calderoli, per la tutela delle minoranze linguistiche.

RIFORME, OGGI SI VOTA SULL’ARTICOLO 2, GOVERNO TEME VOTO SEGRETO –

Per la maggioranza è il passaggio più delicato sulle riforme, con l’ombra del voto segreto, dei franchi tiratori e delle trappole orchestrate dal leghista Roberto Calderoli. Incassato tra le polemiche il primo articolo del disegno di legge Boschi sulle funzioni del nuovo Senato, grazie al “canguro” di Cociancich che ha tagliato tutte le altre proposte di modifica e protetto la maggioranza da 19 votazioni non palesi, a Palazzo Madama il timore di Renzi è ora per le mosse di opposizioni e dissidenti sull’articolo 2.  Ovvero, quello che delinea la composizione e il meccanismo di elezione dei futuri senatori. Lo stesso sul quale regge ancora al Nazareno l’intesa siglata tra il premier e la minoranza bersaniana del Partito democratico: saranno ancora i Consigli regionali ad eleggere i membri, ma secondo le indicazioni fornite dall’elettorato.

Un “compromesso”, l’unico possibile secondo diversi esponenti della minoranza bersaniana, considerata anche la successiva scelta di Grasso. Allo stesso modo, i bersaniani allontanano le accuse di chi evoca la loro partecipazione in possibili trame nel voto segreto. «Noi portiamo avanti le nostre battaglie alla luce del sole», si difendono. Nel Pd soltanto tre potrebbero essere i voti in dissenso dal gruppo: quelli di Mineo, Tocci e Casson.