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Roma schiava di Garcia: il francese è sempre più solo

Dal Palermo al Palermo. La conferenza stampa del 30 maggio prima dell’ultima giornata dello scorso campionato spaccò le vetrine della bottega Roma: «Non serve illudere la gente. Da quando sono arrivato le cose sono state chiare, abbiamo bisogno di vendere prima di comprare ed è stato sempre così» – ammise Garcia tra l’incredulità generale – «Bisogna essere chiari sulle nostre possibilità: spero saranno immense nel futuro, ma non mi sembra e non penso sia così per il prossimo anno. Il gap con la Juve sarà ancora superiore». Già che c’era il francese rese pubblica la richiesta di partecipare agli Stati Generali giallorossi di lì a poco in programma a Londra. Il presidente Pallotta rimise insieme i cocci, lo confermò sulla panchina – Bielsa, Emery, Sarri furono solo saggiati – ma decise seccato non solo di rispondergli picche circa la trasferta inglese ma anche di togliergli alcuni uomini di sua fiducia – il preparatore Rongoni su tutti – piazzando a Trigoria la coppia di luminari Norman-Lippie «in modo da lasciarlo libero di concentrarsi sulla tattica». Domenica saranno passati 127 giorni da quella filippica e c’è di nuovo il Palermo ad annunciare un bivio.

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ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

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In quattro mesi la Roma ha cercato un suo nuovo equilibrio, con un Garcia depotenziato e schiavo di un contratto blindato (circa 2,8 milioni netti fino al 2018), spedito nella periferia di un villaggio che non trova più la sua chiesa. In mezzo un mercato a metà: gli acquisti necessari e condivisi di Dzeko, Salah, Digne e Szczesny, quelli incomprensibili di Gyomber, Emerson Palmieri, Ucan e Ponce non a caso mai visti in campo. A testimoniare come minimo un difetto di comunicazione tra dirigenza e allenatore. Come successo con gli oggetti misteriosi Skorupski, Paredes e Sanabria, come successo a gennaio con i tre innesti che a Trigoria non ci sono già più: Doumbia è tornato in Russia e a segnare (9 gol in 10 partite), Ibarbo è stato strapagato nell’affare Nainggolan e poi regalato al Watford, Spolli è finito a fare panchina al Carpi. Non c’è più nulla della Roma dal gioco spumeggiante e dal respiro europeo che vince dieci partite di fila, del Garcia nuovo Ferguson, quel clima è un ricordo sbiadito se confrontato ai numeri impietosi di oggi – nelle ultime 50 partite 19 pareggi e 12 sconfitte – alla rabbia dei tifosi, e a uno spogliatoio che comincia (torna?) a mugugnare nei confronti di un tecnico totalmente ‘romanizzatosi’, tatticamente sempre uguale a se stesso, che sbaglia la formazione anche quando ha a disposizione tredici effettivi, vedi Borisov. E i contatti già attivati con Lippi, riallacciati con gli ex Spalletti e Montella e il sogno Ancelotti, nonostante le smentite ufficiose e il silenzio da Boston, rendono l’idea del baratro su cui si affaccia il francese. Ecco allora che il match al Renzo Barbera è la trasferta che può decidere i destini fin qui mesti di un ciclo che ha promesso tanto e mantenuto niente.

Photocredit copertina Ciro De Luca/Pacific Press via ZUMA Wire