L’esame del sangue che svela quanto vivrai
19/01/2012 - Altro che lifestyle: il nostro capolinea è scritto nei nostri geni Quanto vivrò? Gli uomini, da sempre, si chiedono quando arriverà la propria ora, e sono moltissimi i modi che l’umanità ha escogitato per capire qualcosa in più sulla propria
Altro che lifestyle: il nostro capolinea è scritto nei nostri geni
Quanto vivrò? Gli uomini, da sempre, si chiedono quando arriverà la propria ora, e sono moltissimi i modi che l’umanità ha escogitato per capire qualcosa in più sulla propria vita e sulla propria morte. Gli scienziati, ora, sperano di poter arrivare ad una parola definitiva, che sia ancorata a solide basi scientifiche, interrogando i nostri geni: potrebbe bastare, riporta il Daily Mail, una semplice analisi del sangue.
LO STILE DI VITA? – “I ricercatori”, scrive il giornale inglese citando uno studio dell’Università di Boston condotto dal professor Thomas Perls, giovane docente di Medicina e Geriatria “hanno identificato 281 markers genetici associati con la longevità dopo aver esaminato 800 pensionati con un’età media di 104 anni insieme ad un gruppo di confronto formato da persone di tutte le età”. Il dato di partenza è sempre quello: consigli su consigli, rispettare un certo stile di vita, diete fantasiose ed esercizio fisico costante farebbero vivere di più, e invece sono moltissime le persone che arrivano ad età molto anziane “avendo vissuto in maniera tutt’altro che salutare”. Allora, il dato deve essere un altro. “Gli scienziati di Boston hanno concluso che i geni sono in grado di andare oltre questo comportamento. Usando solo dati genetici, sono stati in grado di individuare chi ha vissuto più di 102 anni con il 71% di accuratezza e oltre ii 105 con l’85% di precisione”, scrive il Mail. “Il fattore ambientale è importante”, dice il professor Perls, “ma oltre i 90 anni registriamo un’importanza sempre maggiore della componente genetica che porta le persone ben oltre quello che ci si potrebbe aspettare”.
O PIUTTOSTO I GENI? – Con i geni giusti, “i supercentenari non hanno affaticamenti fino ad oltre 90 anni di età, e sembrano ritardare o evitare i problemi collegati all’invecchiamento”. Secondo Perls “ulteriori studi basati su queste scoperte aiuteranno gli scienziati a capire meglio perché alcune persone riescano ad evitare le malattie – così da sviluppare, potenzialmente, nuovi farmaci e terapie per malattie come l’Alzheimer”. Si potrebbe arrivare addirittura ad inventare test del sangue “ben più accurati” di quelli attuali, che investigando la presenza e la qualità di questi geni nel patrimonio del paziente, possano capire se la persona analizzata è, per sua natura, un ultracentenario. “Certo”, ammette lo studioso, “dire ad una persona quanto vivrà potrebbe influenzarne il comportamento”.













Mah! Anche se fosse, e se uno muore prima per aver contratto una malattia nin scritta nei geni? O se muore per un incidente o perchè ucciso? Mah! e ri Mah!
Certo è che, se fosse vero quel che si dice, le compagnie di ladri e strozzini legalizzati, dette “di assicurazioni”, farebbero salti di gioia e chiederebbero ai loro governi competenti (ottenendole immediatamente) leggi tali da obbligare qualsiasi contraente una polizza sulla vita a sottoporsi ad un esame del sangue. Dopodichè sia il premio, sia i massimali, semmai la polizza decidessero di stipulartela, si baserebbero su quanto ti resterebbe da vivere (sempre che non capiti prima l’imprevisto). Ne consegue quello che facilmente ognuno può immaginare. Tutto grazie (sempre che sia vero e attendibile) a quei cari e simpatici “ricercatori” anglosassoni al soldo delle solite lobbies (una tra le tane la famigerata Monsanto, USA) che da decenni si sono appropriate del Mondo, della dignità umana, della salute, del cibo, della Pace e delle Democrazie. Meditate gente, meditate. Prima di foraggiare la ricerca, quindi, specie se fatto con quattrini pubblici, devono IN OGNI CASO dirci prima (anche se privati) gli scopi delle loro azioni; i governi seri e veramente “democratici” devono porre chieri paletti in materia e leggiferare preventivamente onde impedire che risultati, ancorché imprevedibili, di ricerche possano poi essere usati per scopi contrari all’etica e al bene comune e individuale delle persone.
Ci mancava solo questa…che i media diffondano notizie scientifiche, di così alto livello, è un male. Finalmente l’ho capito. Non è giusto, non perché la comunità non scientifica debba essere all’oscuro, ma perché quando i dati sono così aleatori si crea solo confusione….
E’ giusto che i media diffondano queste notizie, non devono parlare solo di papi o altre cavolate,
ci possono essere svantaggi, come gia detto es. le compagnie assicurative possono pretendere certi esami o altro, e vantaggi di come uno possa programmarsi la sua vita. Sempre che questa notizia sia vera. Comunque se segui un certo stile di vita : alimentazione corretta, niente sostanze, attività fisica anche senza “futuristici” esami del sangue sai , a parte fattori esterni, che la vita media si può allungare.