Il ministro Profumo pensa alla scuola a punti

19/01/2012 - Istituti più autonomi e nuove regole per reclutare gli insegnanti Si è molto parlato dei piani di Francesco Profumo, ministro dell’Istruzione del governo di Mario Monti: si diceva che avesse intenzione di accorciare di un anno la durata del liceo,

     
 

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Istituti più autonomi e nuove regole per reclutare gli insegnanti

Si è molto parlato dei piani di Francesco Profumo, ministro dell’Istruzione del governo di Mario Monti: si diceva che avesse intenzione di accorciare di un anno la durata del liceo, notizia poi smentita dallo stesso Profumo. Ciò che lui ha realmente in mente lo spiega egli stesso al commissario europeo per le Politiche Regionali Johannes Hahn, in visita all’Italia: nel Piano di Coesione, strumento attuativo dello stanziamento dei fondi strutturali europei, c’è anche spazio per la nuova scuola di Profumo.

NUOVE REGOLE – ‘E’ un progetto caratterizzato da un elemento ben preciso – spiega Profumo – la ripresa dell’Italia parte dal Mezzogiorno, non piu’ avvertito come una zavorra per il Paese, ma come un’ opportunita”, avrebbe detto il ministro, riportato dalle agenzie. “Al di la’ delle cifre, conta anche il nuovo rapporto tra ministero e scuole, universita’ e ricerca. I progetti dovranno nascere insieme, non si trattera’, da parte del ministero, di autorizzare ma piuttosto di collaborare’, cosi’ le scuole avranno ‘un’autonomia responsabile che si declina in quattro punti”. Ed eccola, la nuova scuola del ministro di Mario Monti: nuovo sistema di valutazione degli insegnanti e degli istituti, che sia “propositivo”; un “diverso governo delle scuole”, che è passaggio obbligato dal momento che “si afferma un nuovo concetto di responsabilità”; più “autonomia finanziaria e gestionale” e un “diverso reclutamento degli insegnanti”, magari introducendo esperimenti di chiamata diretta.

LA SCUOLA A PUNTI – Ancora, diverso sarà il rapporto fra scuola e mondo del lavoro.

Profumo spiega di pensare ‘a una sorta di tessera a punti di attivita’ formative, che vanno dall’infanzia fino a un’ eta’ avanzata, e che ognuno puo’ utilizzare anche in funzione delle diverse esigenze del territorio’

Un nuovo assetto, certamente misterioso e tutto da definire, che avvicinerà un po’ la scuola ad un supermercato delle comèpetenze formative e professionali. Novità in vista anche sull’annosa questione dei libri scolastici, croce di ogni famiglia all’inizio dell’anno.

Sui costi della scuola, il ministro osserva che serve ‘un ripensamento’, ‘prendiamo il caso dei libri scolastici – aggiunge – si possono prendere a prestito dalla scuola e poi riportarli’.

A fine gennaio il piano sarà spiegato in via definitiva all’Unione Europea.

     
 

11 Commenti

  1. Puntino Neutrino scrive:

    Ma allora vogliamo tornare all’epoca della pietra????
    Almeno la Gelmini aveva fatto la scuola a neutrini, vuoi mettere?
    :) :) :)

    • Anonimo scrive:

      Cosa ci vedrai di cosi piet(r)oso non lo so!!
      Sono parole talmente vaghe.
      Però per migliorare la qualità della scula sono pronto a tutto!!

  2. alvise scrive:

    Certo, certo…dopo il dimensionamento scolastico Tremonti-Gelmini-Profumo, la scuola italiana raggiungerà i livelli dell’ultimo paese del Quarto mondo.

  3. pio scrive:

    Quando si scopre l’acqua calda.
    E se mettessimo un bidello a ministro della scuola?
    I bidelli sanno benissimo che le scuole medie del Piemonte prestano i libri scolastici ogni anno almeno da trenta anni.

  4. PIO scrive:

    “Prendere i libri a scuola in prestito d’uso e poi riportarli”.
    Basta chiedere ai presidi che lo fanno da 30 anni

  5. bruno scrive:

    ministro.. non capisco che senso abbia fare le elezioni rsu… con tutti i problemi che comporta, se subito dopo gli accorpamenti che si stanno delineando dovranno rifarsi.
    Perchè non rinviarle di un anno? sarebbe tutto più corretto.
    Grazie

  6. posalaquaglia&posalaquaglia scrive:

    Evidentemente il “ministro” profumo, dal modo di ragionare, evidenzia che nella scuola non ha messo mai piede. Si deve essere diplomato e laureato per corrispondenza.
    Ai miei tempi, alle elementari, il maestro faceva il maestro e insegnmava tutte le “discipline”, anche quella più importante: l’educazione.
    Oggi alle elemantari ci sono ben quattro maestri. Alcuni dei quali sono laureati in legge o in matematica, messi li per diminuire la disoccupazione dei laureati. Ma che di educazione e disciplina dei bambini non capiscono un cavolo.
    Alle scuole medie e superiori, per insegnare, basta fare una domanda al provveditore e, se c’è il posto libero, ti vedi catapultato un qualsiasi analfabeta su una cattedra di lettere o di matematica o di topografia, ecc.
    Se l’alunno non studiava lo rinviavi a ottobre e se a ottobre non era preparato gli facevi ripetere l’anno. E l’alunno riconosceva la sua impreparazione. E, comunque, non esisteva il TAR per fare ricorso. Il TAR che oggi punisce l’insegnante e promuove l’alunno analfabeta. Ragion per cui l’insegnante si guarda bene dal bocciare un alunno!
    Ai miei tempi si facevano i concorsi nazionali, con un numero di cattedre proporzionate a quelle non copetrte da titolari. E l’esame era una cosa seria. Si svolgevano a Roma in via gerolamo induno, altrimenti detto il palazzaccio. Spesso dovevi studiare tre – quattro anni per arrivare vincitore tra i primi. Se andavi al cesso, duranmte l’esame, sulla porta c’era l’oblò e il poloziotto o la poliziotta guardava se sotto la veste o la camicia nascondevi un libro.
    Insomma chi faceva l’insegnante lo faceva per una vocazioen. Oggi l’insegnamento è diventato come era, per la massa, negli anno ’60 e ’70, il “posto” in ferrovia o alle poste!
    L’insegnante percepisce il 5% dello stipendio di scilipoti o di rosy bindi e, spesso, è sbeffeggiato dagli alunni, ormai dstinati a diplomarsi o laurearsi in “stupidità”.
    Ci sono università nelle quali i titolari non vanno nemmeno una volta all’annoa fare lezione!
    La cattedra universitaria si eredita da padre in figlio.
    A questo livello la demagogia socialcomunistademocrista ha ridotto la scuola italiana: elementare, media, superiore e universitaria italiana.

  7. anna maria scrive:

    Caro ministro, chiacchere solo chiacchere sapete fare. Sono una precaria ATA quando pensa che comincerò a lavorare!!!!!

  8. nicola samuele scrive:

    Sono un collaboratore scolastico anche quest anno non lavoro.

    Ho letto che nella prossima settimana il ministro PROFUMO.

    Dovrà cominciare a inserire nel ministero dell’istruzione.

    Lo spending review” se o ben capito ridurre le spese nella scuola.

    Secondo me dovrebbe togliere nelle scuole le imprese di pulizie.

    E assumere più collaboratori scolastici per pulire le scuole.

    Solo coso può ridurre le spese.

    Non licenziare lavoratori delle imprese ma spostarli in un’altra struttura.

    Tanti saluti

    SAMUELE

  9. Raffaele scrive:

    Avvicinare sensibilmente il mondo della scuola a quello del lavoro , come promosso dal ministro Profumo , e’ un toccasana per il paese , altri paesi come la Germania sono molto più avanti di noi in questo percorso e cercare di recuperare terreno e’ quantomeno lodevole . Fare leva sulle legittime aspettative e sofferenze del precariato del mondo della scuola per screditare questa propensione rappresenta una resistenza al cambiamento che va contro il bene e il futuro dei nostri figli . In conclusione diamo adesso tempo e modo al ministro di poter fare senza fomentare le solite polemiche su tutto e su tutti.
    Buon lavoro ministro !

  10. Fernanda scrive:

    Carissimo Ministro,
    sono una docente precaria del Mezzogiorno. Sono nella scuola da 14 anni e ho visto che con le ultime legislature la scuola primaria ha raggiunto il baratro, specialmente con l’ultima riforma del Ministro Gelmini . Stando nella scuola mi sono accorta che con l’inserimento dell’insegnante prevalente, la qualità e la quantità del programma scolastico, non hanno nessun valore, poiché, l’insegnante riesce a portare a termine solo parte di esso e prediligendo la materia a lei più consona. Secondo me, il risultato migliore per ottenere qualità e quantità in un programma scolastico, sarebbe quello di reintrodurre il MODULO. Dove si va a dare le basi di una cultura di un popolo, vanno bene i tagli agli sprechi, ma non alle risorse umane e per la raccolta dei punti, forse, andrebbero bene in una azienda ma non dove si educano i bambini a diventare i futuri cittadini e politici del domani.
    Grazie per la Sua attenzione

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