Gregorio De Falco
19/01/2012
Ho resistito due o tre giorni. Perché origliare mi mette ancora – per fortuna – a disagio. Poi mi son detto: e va bene, sentiamo. E mi son venuti subito in mente gli sketch di Fracchia, con Paolo Villaggio e Gianni Agus. Il nostro eroe nelle vesti del terribile capo di Fracchia. E bravo. Ha fatto la sua sceneggiata. Tac… si registra, e via! E lui è partito come una mitragliatrice, senza neanche lasciar fiatare uno sciagurato che aveva appena fatto una minchiata colossale. Invece di cercare di rimettere in piedi psicologicamente un uomo la cui testa stava affondando insieme alla nave, invece di lasciarlo parlare in modo di farsi un’idea della situazione e dell’uomo che, in quel momento, giocava il ruolo più importante in una faccenda terribilmente seria, ha pensato bene di fargli una lavata di capo micidiale, l’ultima cosa utile, in quel momento, con toni perfino derisori («Vuole andare a casa?»: e che, se l’era studiata questa? Ma vi sembra normale, in quel momento?), e di esibirsi in una serie di ordini tanto stentorei quanto vuoti, se non si ha esatta cognizione della situazione. Comicamente compreso di sé, ci ha perfino ricamato su con burocratica perfidia, del tutto fuori luogo, in quel momento: «… e mi dice se ci sono bambini, donne, o persone bisognose di assistenza, e me ne dice il numero di ciascuna di queste categorie!» Ci mancava solo, da parte del «coniglio», il «Com’è buono lei!» che Fracchia, annichilito, era uso dire al termine della sfuriata del capo. Ma a quello ci ha pensato l’Italia Migliore.













chi ha scritto quest’articolo è uno di quei classici personaggi che pur di andare controcorrente sarebbe disposto a dire ogni sorta di stupidaggine. giornalismo a tutti i costi , visione obbligata a 360 gradi?!! ci potrebbe stare ma sempre con intelligenza, ci sono momenti in cui un uomo o meglio un essere umano deve prendere la situazione in mano, De Falco ha fatto il suo lavoro, è pagato per coordinare e controllare , talvolta in caso di emergenza di dare ordini. Nel momento in cui Schettino ha abbandonato la nave era compito di De Falco la gestione di tutto. Allora direi a chi ha scritto l’articolo di mettersi nei panni di uno che in un ufficio durante la notte all’improvviso si ritrova con una nave arenata con 4500 persone a bordo e un comandante che non fa il suo dovere già pronto a tornare a casa . Oltre alla paura di certo la rabbia avrà avuto il suo peso, trovarsi addosso una responsabilità scaricata senza pensarci un attimo da chi doveva gestirne la mole ovviamente con i dovuti compensi … onestamente emergenza a parte tutti sarebbero girate ….