Matteo Salvini
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Perché a Milano Matteo Salvini ha bisogno di Silvio Berlusconi

Non dev’essere semplice essere Matteo Salvini nell’ottica della prossima corsa elettorale su Milano. Il segretario della Lega Nord, passato l’incidente del mancato visto per la Nigeria, paese di 160 milioni di abitanti con il trentasettesimo Pil nominale al mondo, davanti Israele ed Egitto, per intenderci, ha una preoccupazione. Dare una spallata a Matteo Renzi alle elezioni comunali di Milano. Ma un unico problema. Non sa chi metterci.

Cinque anni fa alle Comunali la Lega Nord a Milano prese il 9,64 per cento con 57.403 preferenze. Alle Regionali del 2013 la Lega ottenne il 6,01 per cento dei voti con 39.143 preferenze. Certo, c’era la lista Maroni a sparigliare le carte, ma i numeri non sembrano poi andare poi tanto lontano dalla situazione del 2011. Alle ultime politiche la Lega Nord a Milano prese il 7,81 per cento alla Camera e l’8,59 al Senato, con i miglior numeri nella parte est della Regione, con la circoscrizione Lombardia 2 che regalò il 17,56 per cento al Carroccio.

Cosa significa tale excursus? La Lega Nord di Matteo Salvini è arrivata al suo massimo. Secondo i sondaggi non riesce a superare il 15 – 16 per cento. Questo dato raffredda le ambizioni da leader del giovane Matteo contro l’altro Matteo, a capo di una corazzata che, ad andare male, il suo 25 per cento bene o male lo porta a casa. A Milano non dimentichiamoci poi che, come dimostrato, storicamente la Lega Nord prende meno voti di quanti ne recuperi nel resto della Regione. Possiamo ipotizzare un 12 per cento, certo. Ma non basta. Non ci vai da nessuna parte. A malapena prendi qualche consigliere.

Allora? Matteo Salvini probabilmente ha già capito la situazione, non a caso sta rilanciando più volte la candidatura del giornalista Paolo Del Debbio, volto del Tg4. La biografia del conduttore televisivo indica però che la strada che si prenderà è un’altra: promotore di Forza Italia nel 1994, candidato della coalizione del Popolo della Libertà alla presidenza della Toscana nel 1995, assessore alle periferie ed alla sicurezza nella prima giunta Albertini, Forza Italia, anni 1997-2001. Emerge un che di forzista, giusto un po’ velato. Anche perché la Lega Nord oltre a Salvini non ha nessuno da spingere a Palazzo Marino. Certo, potrebbe andare lui. Una sconfitta, magari con Beppe Sala, rappresenterebbe però la sua tomba politica. E non si puo’ rischiare.

Salvini per questo ha rilanciato per la candidatura di Del Debbio. Il protagonista involontario di questa storia però non ne vuole sapere. In un’intervista al Corriere Milano ha dichiarato, secco:

«Non mi candiderò a fare il sindaco di Milanoperché preferisco Cologno a Palazzo Marino. A parte la parentesi da assessore con Gabriele Albertini, la politica attiva non mi interessava e non mi interessa»

Più tv, meno politica. Semplice e chiarissimo. La ricetta? Il ritorno del Sindaco in mutande, Gabriele Albertini, o Silvio Berlusconi. Albertini ormai sembra “bruciato” dalle scaramucce degli ultimi anni con Forza Italia ma si sa, l’amore fa presto a tornare in certe situazioni. La suggestione Berlusconi potrebbe essere una fantasia, una fandonia, un colpo ad effetto, l’ennesimo, del vecchio teatrante. Ma chissà. In città si parla sottovoce, s’ipotizza, si congettura.

Milano è il bacino di voti di Silvio Berlusconi che con i suoi difetti resta alla base un ragazzo nato in casa all’Isola, in via Volturno 60. Ha costruito il suo impero a Milano, il nocciolo duro di Forza Italia è Milano, Mediaset è Milano. E per dare giusto un’idea dei numeri, alle ultime Comunali il candidato consigliere Silvio Berlusconi ha ottenuto 28.474 voti contro i 9.105 di Matteo Salvini. Non se ne esce. A Milano se si vuole vincere serve Berlusconi. E Silvio farà valere tutto il suo peso. Al punto che la Lega Nord deve proporre un uomo di Forza Italia per lanciare una trattativa.

Questo è l’orizzonte della Lega Nord a Milano. Matteo Salvini sembra destinato a fare da semplice spettatore messo in panchina dall’inattaccabile ed insostituibile B. Un po’ come Umberto Bossi 20 anni fa.

(Photocredit copertina ANSA/ FABIO CAMPANA)

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