Quelli che stanno con Schettino

18/01/2012 - I giovani del suo paese difendono il Capitano: “Ha sbagliato, ma no alla gogna” “Comandante non mollare”. Cosi’ recita uno striscione affisso poco fa davanti la casa del comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino. A realizzare lo striscione, scritta blu

     
 

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I giovani del suo paese difendono il Capitano: “Ha sbagliato, ma no alla gogna”

“Comandante non mollare”. Cosi’ recita uno striscione affisso poco fa davanti la casa del comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino. A realizzare lo striscione, scritta blu in campo bianco, un gruppo di ragazzi del posto che spiegano di non conoscere il comandante personalmente: “Abbiamo messo questo lenzuolo per dargli un messaggio e dirgli che gli siamo vicini. La sua gente stara’ con lui”. I giovani aggiungono: “Non mettiamo in dubbio che abbia sbagliato ma vogliamo difendere la persona dai continui attacchi di cui e’ vittima”.

SCILIPOTI - Non c’e’ solo Meta di Sorrento a difendere Francesco Schettino. Il comandante della Costa Concordia, attaccato dalla quasi totalita’ dell’opinione pubblica incassa la solidarieta’ di Domenico Scilipoti. Il deputato leader del Movimento Responsabilita’ Nazionale, sentito da alcune agenzie di stampa, spiega: “Non e’ Schettino l’unico responsabile di quanto accaduto” e su quanto scrivono i media dice “non e’ corretto esprimere un giudizio solo sulla base di resoconti giornalistici. Mi informero’ e daro’ una valutazione politica, ma certamente non e’ solo Schettino il responsabile della tragedia”. Per Scilipoti “la responsabilita’ del naufragio all’isola del Giglio e’ di tutto il gruppo che lo accompagnava nella guida della nave. Dopo Schettino ci doveva essere un secondo e un terzo uomo. lui poteva anche andare nel pallone, ma gli altri dove erano? Dove stavano gli altri quando la nave affondava?”. Scilipoti conclude attaccando il comico Maurizio Crozza che ieri sera aveva ironizzato su di lui: “Non sono io lo Schettino della politica. Crolla o Crozza, come si chiama, prima di parlare a vanvera si documenti, perche’ le parole sono come pietre”. (Agenzie)

     
 

47 Commenti

  1. raffaele ferraro scrive:

    La solita Italia e la solita casta di giornalisti che affonda le sue lame dovunque pur di creare attenzione sui mass media ,pur di vendere notizie vuote di ogni contenuto.l’unico dato reale è la nave che ancora nasconde i corpi dei dispersi ed il segreto di un dramma consumato.Un segreto che solo gli inquirenti potranno tentare di scoprire alla ricerca di eventuali responsabilità.Intanto se ne sono viste e sentite di tutti i colori in un paese sempre predisposto ad esporre alla gogna il prossimo,a colpevolizzare,a criminalizzare,come in un macabro rito tribale dove il capro espiatorio può sollevare tutti da pene e responsabilità comuni o personali.Si scatena una specie di accanimento verso qualcuno o qualcosa spesso con la regia di coloro che ben sanno come manovrare gli animi ed orientarli con la sapiente attivazione dei mass media.si parla della Concordia come se si parlasse del Bounty e si discute dell’accadimento come degli invasati condizionati da ogni genere di mitologia.Prima di ogni cosa si parla di responsabilità di un singolo,il comandante,che mai come oggi è più un simbolo che colui che determina l’andamento della vita su una nave,Infatti è il sistema intero organizzativo nel suo insieme a determinare anche le risposte ad una situazione di crisi come quella creatasi sulla Concordia.Quindi rispetto alle responsabilità potrebbe semmai essere citata l’organizzazione intera che non è in qualche modo adeguata nell’intervenire in casi di emergenza o di prevenire questo tipo di incidenti navali.Ad esempio la guardia costiera è perfettamente consapevole dei rischi delle escursioni turistiche delle crociere assolutamente legali ma che rappresentano comunque un rischio rispetto principalmente al tipo d’incidente occorso alla nave Concordia?Se ne può fare a meno senza ridurre drasticamente il fascino della crociera?Perchè l’eroe De falco non si era impegnato a far leggiferare a riguardo invece di disputarsi con il comandante Schettino in quei drammatici momenti e lontano cento miglia l’abbandono per ultimo della nave, semmai immolandosi pur di assicurarsi questo obiettivo.Se il Comandante abbia veramente abbandonato la nave lo dovrà stabilire la magistratura. Intanto il comandante De falco dovrà spiegarci come si può, su una nave di 300 metri di lunghezza e praticamente affondata assicurarsi che proprio tutti abbiano abbandonato la nave.L’atteggiamento di De falco sembra dettato da uno spirito di immolazione che è discutibile e richiama altresì alla mente certi atteggiamenti diffusi tra le truppe fasciste d’assalto.E’ d’altronde inverosimile l’atteggiamento dei giornalisti CHE MASSACRANO IMPUNEMENTE PERSONE CHE ANCORA POSSONO DIMOSTRARE LA PROPRIA INNOCENZA O COMUNQUE RIDIMENSIONARE LE PROPRIE RESPONSABILITA’.I giornalisti sono responsabili della amorale interpretazione del diritto all’informazione.Gli Italiani d’altronde si lasciano guidare in un mare di notizie evocatrici dei propri difetti,dei propri pregi ,di miti retaggio della cultura fascista e razzista passata ed elaborano i fatti eleggendoli a simbolo di mali esorcizzabili con l’identificazione di un capro espiatorio,di colui che dovrà pagare per tutti.Una sorta di tisana morale per illudersi rispetto ad un cambiamento di rotta , un miglioramento della propria esistenza.Una grande illusione io direi! L’egoismo e l’individualismo sono solo alcuni dei valori negativi presenti tra noi e che determinano un’incapacità di essere razionali ed efficienti nell’organizzare sistemi atti a risolvere i tanti problemi di oggi.Schettino è solo un simbolo e qualunque siano le sue dirette responsabilità è la carenza di capacità organizzativa il vero nostro problema

  2. L.C. scrive:

    Dopo aver letto tutti gli altri commenti, ne faccio uno ancora io. Schettino è sì un pover uomo, ma come non affibbiargli la patente di vigliacco e incompetente? Purtroppo quell’uomo ha avuto paura; paura delle conseguenze, paura di morire. In quello stato egli non sarebbe mai risalito sulla nave che stava affondando. Detto ciò, non si può perdonare un uomo, al comando di una nave con 5000 persone a borde e che alla prima occasione è sceso dalla nave per mettersi in salvo con tutti gli ufficiali. Ma il problema, torno a dire, è a monte! Ci sono precise colpe dell’armatore, che affida il comando delle proprie navi a siffatti personaggi e che permette l’effettuazione di manovre assolutamente proibite dal codice della navigazione (tutti sappiamo che una barca a motore non può avvicinarsi a meno di 300 mt dalla costa). Invece era alquanto usuale questa forma di saluto nelle crociere.
    Certo in tutta questa vicenda il capitano avrebbe salvato la sua immagine, rimanendo a bordo e scendendo dalla Concordia come ultimo ( e magari anche morendo facendosi annegare con la nave che affondava, mettendosi sull’attenti, come facevano una volta i comandanti delle navi militari in guerra, colpite dal siluro).

  3. eva scrive:

    mil excusas no hablo italiano. un capitan de bien cede su puesto en la chalupa siempre es su deber cuando hay niños en el barco, un capitan y cualquier persona de bien. claro que hay mas culpables pero eso no disculpa a schentino le condena más.

  4. CLAUDIO scrive:

    Concordo quasi totalmente con Raffaele Ferraro. Siamo tutti bravi a mettere un capo espiatorio sulla sedia elettrica prima ancora di conoscere definitivamente come stanno i fatti.
    1. Passare vicino alla costa per “l’inchino” è stata, almeno fino ad oggi, una prassi riconosciuta ed approvata, anche se non per iscritto, da tutte le compagnie croceriste. Quindi, Schettino non ha fatto niente di più di quanto hanno sempre fatto tutti i comandanti. Ha sbagliato nella manovra di accostamento? Quando si fanno giochetti del genere prima o poi a qualcuno doveva succedere.
    2. Da quanti anni si compiono questi giochetti? Nessuno ha mai visto passare le navi così vicino alla costa? Chi ha il compito di vigilare non lo ha fatto ed ha consentito il protrarsi di tutto ciò fino al recente disastro.
    3. Il comandante ha abbandonato la nave? Se fosse vero anch’io non approverei questo comportamento e gli darei del codardo anche se è facile parlare quando non sei consapevole del panico che potresti avere al momento.
    Ma se fosse veramente caduto in acqua e successivamente salito su una lancia di salvataggio? Dalla conversazione con De Falco sembra confuso e dice cose che poi ritratta. Ma ci rendiamo conto come quest’ultimo lo abbia aggredito con un tono esageratamente autorevole e minaccioso ancor prima di sapere cosa fosse accaduto? Non potrebbe essere che in quella particolare circostanza Schettino che non sembra essere di forte temperamento si sia spaventato al punto da riferire una serie di idioziie?
    Per questo dico di non infierire ulteriormente e di capire che se ci sono delle responsabilità queste non sono solo del comandante ma sicuramente vanno allargate e non solo alla compagnia di navigazione.

  5. joe laminkia scrive:

    schettino è stato comandante di navi da crociera per la Costa per 10 anni. In 10 anni avrà diretto centinaia di crociere con altrettanti ‘inchini’. Non mi risulta abbia provocato disastri. Altrimenti i giornalisti lo avrebbero scoperto, visto che hanno rigirato tutta la sua vita come uno calzino. E lo avrebbero reso noto. Quindi è uno che il suo lavoro lo sa fare. Forse si è avvicinato stavolta 10 metri di troppo. Fatali. E’ incocciato sugli scogli. Suo unico imperdonabile errore e non aver evaquato subito la nave, dal momento che uno squarcio di 70 metri non è uno scherzo. Quando si è reso conto della tragedia (troppo tardi) è andato in tilt, sotto shock. Mi sembra normale per uno che vede la sua nave di 300 metri inclinarsi di 80 gradi. De falco non ha capito in che stato si trovava la persona che aveva al telefono, quindi pretendeva che tornasse sulla nave e contasse con le dita della mano quante persone, suddivise per sesso, età e colore dei capelli, si trovassero ancora a bordo. Mi sarebbe piaciuto che il comandante della capitaneria di livorno, quando ad agosto le navi facevano l’inchino, si fosse attaccato al telefono ed avesse gridato ai capitani: ‘state a 5 miglia, cazzo!!’. E’ stato solo capace di gridare ad uno che aveva perso la bussola …’torni a bordo, cazzo!!!

  6. el azzaharita scrive:

    ma siamo obbligati a vederlo subito in galera? Se non erro occorre prima giudicato colpevole al terzo grado, poi dentro. Il fatto è che il caso Schettino ‘serve’, serve come avetrana, cogne, la maga circe e quello di castellaccio! Una volta “dividi et impera” oggi, invece “distrai et impera”. ……………Nel nome di Allah! potente e misericordioso.

    • f.conti scrive:

      Sig. Azzariti, dal tuo italiano denoto che sei dei nostri…. perchè ti pari sempre il culo nel nome di Allah potente e misericordioso? Cambia disco.

  7. Enna scrive:

    Noooo Scilipoti nooooo….”povero” Schettino, ora sì è veramente nella merda se Scilipoti si schiera dalla sua parte.-_-

  8. giorgio scrive:

    Scilipoti difende Lord Jim? Adesso ho capito come è diventato comandante del Concordia. Io sono molto arrabbiato in quanto napoletano e mi dispiace per Meta di Sorrento che è un paese di gente perbene che difende un personaggio indifendibile il Comandante non abbandona la nave punto e basta. Ritengo debba essere processato da un tribunale militare

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