David Beckham, il guastafeste
18/02/2009 - WHAT A SURPRISE! – Più che i gol, gli assist e le giocate sopraffine, quello che stupisce di più quelli che fino a qualche settimana fa erano i primi a non scommettere un centesimo su Beckham è la sua totale
WHAT A SURPRISE! – Più che i gol, gli assist e le giocate sopraffine, quello che stupisce di più quelli che fino a qualche settimana fa erano i primi a non
scommettere un centesimo su Beckham è la sua totale devozione alla causa della squadra. Considerato da molti né più né meno che uno “Spice Boy” attento esclusivamente a non sfigurare nelle fotografie di biancheria intima, egli è in realtà un serio professionista che si sacrifica in campo con uno “spirito operaio” del quale molti altri colleghi non dispongono, magari tornando a difendere nei momenti di difficoltà, lanciandosi per terra per recuperare un pallone vagante, o persino per calciare la palla in tribuna per dare respiro alla difesa durante gli assedi degli avversari. Una dedizione ignorata dai più, che preferivano – con un po’ di provincialismo – restare fedeli allo stereotipo del calciatore sopravvalutato e del fenomeno extracalcistico. Forse dimentichi – ma nello sport, si sa, la memoria è breve – che il signor David Robert Joseph Beckham, insignito dell’Ordine dell’Impero Britannico, ha sempre dato prova di serietà, in qualunque squadra in cui ha militato. Capace di vincere, con il Manchester United, ogni trofeo esistente, dal campionato di Premier League (sei volte) alla FA Cup (due volte), passando per Champions League (nella stagione 1998-1999), Coppa Intercontinentale (1999) e Community Shield (quattro volte). Sir Alex Ferguson, suo ex allenatore, a dispetto dei rapporti non sempre idilliaci, ha più volte dichiarato che Beckham “si allena con disciplina per raggiungere un’accuratezza alla quale gli altri giocatori poco si interessano”. Al Real Madrid, nei famosi “galacticos”, ha vinto invece una Supercoppa di Spagna e, allenato da Fabio Capello, l’edizione 2006-07 della Liga. E la dirigenza madrilena – allenatore compreso – lo ha sempre lodato per la sua professionalità.
CI GUADAGNANO TUTTI – Ora, “scoperto” Beckham anche in Italia, è obiettivo del Milan trattenerlo. Le trattative con la dirigenza dei Galaxy proseguono e, anche se da oltreoceano sembra esserci scarsa disponibilità ad accettare le condizioni dei rossoneri, l’eventualità che il giocatore britannico resti al cospetto di Ancelotti sembra essere la più probabile. Beckham non ha nascosto di trovarsi a meraviglia a Milano, ambientandosi perfettamente nel campionato italiano (cosa non proprio semplice, per i calciatori provenienti dalla Gran Bretagna) e il Milan, come già accennato, lo ritiene ormai insostituibile per i propri schemi di gioco. Si attende una mossa da parte della squadra losangelina, la quale sembra più essere interessata ad alzare la posta che non a riavere il centrocampista nella propria rosa. L’impatto di Beckham nel campionato americano non ha portato i benefici sperati: l’interesse per il calcio negli Stati Uniti, fatto salvo il suo iniziale sbarco negli States, non è minimamente aumentato e, paradossalmente, non sono migliorati neppure i risultati sul campo dei Galaxy, i quali sono stati protagonisti di due stagioni a dir poco disastrose. La sua presenza in California, specialmente se controvoglia, non farebbe la differenza, nell’ennesima stagione incolore di una brutta squadra di una lega sempre meno seguita (latinos esclusi). Per questi motivi, la permanenza nel Bel Paese di David Beckham sarebbe la soluzione più vantaggiosa per tutte le parti in causa: i Galaxy potrebbero trarre quanto più profitto possibile dalla cessione di un giocatore in scadenza di contratto e, arricchiti dai milioni provenienti dalle tasche della società rossonera, avrebbero modo di reinvestire per ricostruire la squadra e tornare a vincere, puntando sulla propria stella Landon Donovan (ora in prestito nella Bundesliga). Il Milan potrebbe contare su quello che ormai è diventato il fattore aggiunto della propria formazione, da utilizzare sia in campionato che in coppa UEFA, un elemento dal valore non trascurabile in vista dell’entrata nella “fase calda” delle competizioni. Beckham, infine, avrebbe la possibilità di mostrare il proprio talento e la propria forma fisica su una delle maggiori piazze calcistiche del mondo, con l’obiettivo di vincere quanto più possibile e, naturalmente, tornare a essere titolare fisso della nazionale inglese, con la quale andare ai Mondiali del Sudafrica del 2010. Per confermare, con i soli risultati sul campo, unitamente alla sua consueta dedizione, di essere tuttora uno dei migliori calciatori al mondo. Con buona pace di chi, da tempo, aveva smesso di credere in lui.













Segnalo errore: a Beckham manca il Mondiale per Club FIFA, di cui disputò col Manchester United la prima edizione, finendo miseramente 5°. Oddio, giocò solo la prima partita e 13′ della terza, però scese in campo e quindi non è vero che ha vinto tutto quello dove ha giocato.
proposta: apriamo una pool tra i lettori: “Volete rado il figo o barabba?”
Per rimanere in tema: “Volete libero Barabba o Rif?”
Se scelgono libero Barabba, allora io faccio il portiere.
questa era vecchia pure alle elementari dove andavo io.
(finiva con “Però se perdiamo non è colpa mia!”)
Occhio ad avere tutte queste sicurezze che andavi alle elementari, perchè questo ha i registri di classe.
“…e me ne lavo le mani”.
Nel Milan di adesso in effetti non ci sta male, resta il fatto che il sapore di calciomercato improvvisato resta e che dopo aver visto le salme di Kaladze e Maldini all’opera nel derby forse le priorità dovrebbero essere altre…