David Beckham, il guastafeste

18 febbraio 2009

Doveva essere una trovata pubblicitaria, invece ha ricordato a tutti che è un campione. E se restasse in Italia ci guadagnerebbero tutti

David Beckham ha rovinato la festa a molti. Era già stato tutto previsto: l’arrivo in Italia di un giocatore considerato finito dalla maggior parte degli osservatori, più noto per le performance sulle passerelle della moda che non per quelle sul campo di gioco, una vera e propria celebrità che fa del calcio il proprio secondo mestiere. Il prestito per soli tre mesi al Milan, coincidente con il periodo di inattività della Major League Soccer americana, prevedevano in molti, doveva servire più come “publicity stunt“, una trovata pubblicitaria – in questo caso, dai costi contenuti – per fare notizia, attirare pubblico e vendere magliette. In secondo piano, l’utilizzo effettivo del giocatore, dal quale ci si aspettava nulla più che qualche apparizione, magari giocando mezze partite, entrando a risultato già deciso, giusto per pennellare qualche bel cross e prendersi gli applausi del pubblico, naturalmente facendo attenzione a non infortunarsi, per non far arrabbiare i vertici dei Los Angeles Galaxy. I giornalisti e i commentatori italiani erano in spasmodica attesa del suo trasferimento a Milano e già si sfregavano le mani, pronti a dedicare litri di inchiostro allo Spice Boy, al fotomodello che con il calcio ormai ha più nulla a che fare, all’ennesimo acquisto inutile di una squadra di Milano. Eppure Beckham, con la modestia e l’umiltà che da sempre lo caratterizzano, e che perennemente mal si addicono all’immagine da pop-star del calcio, continuava ad affermare di aver accettato di vestire la casacca rossonera per mantenersi in forma e per giocare bene, seguendo i consigli del CT dell’Inghilterra Fabio Capello, con l’obiettivo di tornare in nazionale per le qualificazioni al Mondiale del 2010. In pochi, tuttavia, gli credevano: David Beckham, in arrivo dal campionato americano, era destinato a fallire.

ORA PARLINO I FUCILI! – A smentire i pessimisti e i maldicenti, il campo di gioco. Sul quale Beckham, che a 32 anni era già dato per ex-giocatore, ha messo a tacere tutte le critiche preventive. All’esordio con la Roma, in campo fin dal primo minuto, giusto per prendere le misure del campionato italiano. Quindi nelle partite successive, nelle quali è stato sempre più decisivo, trasformandosi in un elemento tattico insostituibile per i piani dell’allenatore Carlo Ancelotti. Un rendimento molto al di sopra di ogni più rosea aspettativa, arricchito anche da splendidi gol, prima contro il Bologna, poi con una pregevole punizione da posizione quasi impossibile contro il Genoa. A questi, si sono aggiunti gli innumerevoli passaggi di precisione, molti dei quali trasformati in rete dai compagni, come avvenuto all’Olimpico contro la Lazio, dove ha fornito i due assist decisivi per le realizzazioni di Pato e Ambrosini. Con il numero 32 in campo (il suo “7″, maglia che vestiva ai tempi del Manchester United, e il suo “23″, casacca che indossa ai Galaxy, erano già prenotati a Milanello), i rossoneri hanno un ruolino di marcia di tutto rispetto: nelle prime cinque partite con lui in campo, tre vittorie e due pareggi. Un “effetto Beckham” del tutto inaspettato, che ha ovviamente convinto la società a fare quanto nelle proprie possibilità per trattenere il giocatore, nella speranza di trovare un accordo con la franchigia losangelina e con la Major League Soccer (titolare dei contratti dei giocatori).

7 commenti a David Beckham, il guastafeste

  1. Rado il Figo

    Segnalo errore: a Beckham manca il Mondiale per Club FIFA, di cui disputò col Manchester United la prima edizione, finendo miseramente 5°. Oddio, giocò solo la prima partita e 13′ della terza, però scese in campo e quindi non è vero che ha vinto tutto quello dove ha giocato.

  2. proposta: apriamo una pool tra i lettori: “Volete rado il figo o barabba?” :D

  3. Rado il Figo

    Per rimanere in tema: “Volete libero Barabba o Rif?”

    Se scelgono libero Barabba, allora io faccio il portiere.

  4. questa era vecchia pure alle elementari dove andavo io.

    (finiva con “Però se perdiamo non è colpa mia!”)

  5. ricchiuti

    Occhio ad avere tutte queste sicurezze che andavi alle elementari, perchè questo ha i registri di classe.

  6. Rado il Figo

    “…e me ne lavo le mani”.

  7. Nel Milan di adesso in effetti non ci sta male, resta il fatto che il sapore di calciomercato improvvisato resta e che dopo aver visto le salme di Kaladze e Maldini all’opera nel derby forse le priorità dovrebbero essere altre… :D

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