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Abolizione dei finanziamenti all’editoria: su cosa si scontrano Pd e 5 Stelle

Ieri in Aula alla Camera dei Deputati è cominciata la discussione generale della proposta di legge (n. 1990-A) sull’abolizione del finanziamento pubblico dell’editoria. L’esame del Ddl è cominciato più di un anno fa, precisamente il 17 luglio del 2014 in Commissione Cultura, ed è stato caratterizzato da un ampio ciclo di audizioni. La scorsa settimana poi, il 24 settembre, la Commissione ha concluso l’esame del testo.

La proposta contiene norme per l’abolizione pressoché totale dei finanziamenti all’editoria e per modernizzare il sistema di distribuzione e vendita della stampa: precisamente la Ddl abroga molte vecchie disposizioni sul finanziamento prevedendo che le risorse conseguentemente disponibili siano destinate ad incentivare imprese editoriali di nuova costituzione, finalizzati all’innovazione tecnologica e all’ingresso di giovani professionisti.

Non si tratta di una proposta gradita alla maggioranza. A chiedere con insistenza la calendarizzazione della Ddl sono stati i deputati del Movimento 5 Stelle. Ed è probabile (anzi, scontato) che arriverà una bocciatura o un rinvio in Commissione. «L’insistenza del Movimento 5 stelle per calendarizzare la loro proposta sapendo di fatto che si arriverà a una bocciatura o un rinvio in commissione è stata e rimane pretestuosa», ha dichiarato la ieri deputata Pd Tamara Blazina durante la discussione. «Chiederci di riportare la nostra proposta di legge in commissione Cultura – hanno invece fatto sapere i deputati M5S – per poi abbinarla a quella del Pd, pro-finanziamento pubblico, determinerebbe il suo svuotamento in favore della proposta della maggioranza. Non accettiamo che dopo oltre un anno di lavori parlamentari il partito di Renzi si svegli all’ultimo momento e cerchi anche di uscirne con le mani politiche: in aula dovranno prendersi la responsabilità di bocciare la nostra proposta».

 

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FINANZIAMENTI ALL’EDITORIA, QUADRO NORMATIVO FRAMMENTARIO

Il quadro normativo pregresso risulta molto complesso e frammentario. Basta pensare che la prima disciplina organica degli interventi a sostegno dell’editoria risale alla legge 416 del 1981 ed è stata successivamente modificata con la legge 67 del 1987, la 250 del 1990 e la 62 del 2001. Ma numerosi interventi sono stati eseguiti anche negli ultimi anni. Nel 2010 ad esempio il decreto del presidente della Repubblica 223, entrato in vigore dal 2011, ha cambiato i requisiti delle imprese che possono avere accesso ai contributi, includendo una percentuale minima di copie vendute su quelle distribuite, ed ha previsto nuove modalità di calcolo delle risorse da elargire. Lo stesso decreto è stato poi rivisto con la legge 214 del 2011, la stessa che ha disposto la fine dell’erogazione dei contributi diretti all’editoria regolamentari dalla 250 del 1990. La legge 214 ha stabilito che il risparmio conseguente il taglio va destinato alla ristrutturazione delle aziende già destinatarie di contribuzione diretta e all’innovazione tecnologica del settore, a fronteggiare l’aumento del costo delle materie prime, e all’informatizzazione della rete distributiva. Con la legge 103 del 2012, infine, il decreto 223 è stato modificato ridefinendo ancora i requisiti per l’accesso ai contributi e i criteri di calcolo, ed è stato dato un sostegno all’editoria digitale e alla modernizzazione del sistema di distribuzione e di vendita di quotidiani e periodici.

L’ultimo intervento normativo nel campo dei finanziamenti all’editoria risale alla legge di Stabilità 2014, la legge 147 del 2013, grazie alla quale è stato istituito presso la Presidenza del Consiglio il Fondo straordinario triennale per gli interventi di sostegno all’editoria, con una dotazione di 50 milioni per il 2014, 40 per il 2015 e 30 per il 2016. Lo scopo dell’istituzione del Fondo è quello di incentivare gli investimenti delle imprese editoriali orientate all’innovazione tecnologica e digitale, a promuovere l’ingresso di professionisti nel settore dei nuovi media e sostenere le ristrutturazioni aziendali e gli ammortizzatori sociali. La ripartizione annuale delle risorse avviene con un decreto del Presidente del Consiglio entro il 31 marzo di ogni anno.

FINANZIAMENTI ALL’EDITORIA, PROPOSTA M5S

L’articolo 1 della pdl in discussione a Montecitorio prevede innannzitutto l’abrogazione di quasi tutte le disposizioni più recenti sul finanziamento (contenute nella legge 133 del 2008, nel decreto 223 del 2010, nella legge 2012 del 2011 e nella 103 del 2012) e prevede anche che le risorse disponibili a seguito delle abrogazioni siano destinate, in deroga al patto di stabilità degli enti locali,  alla realizzazione di progetti finalizzati alla istituzione di nuovi sistemi di informazione da parte dei comuni o di reti di comuni limitrofi. I progetti serviranno per incentivare gli investimenti delle imprese editoriali di nuova costituzione finalizzati all’innovazione tecnologica e digitale e all’ingresso di professionisti di età inferiore a 35 anni e freelance. I criteri e le modalità per la ripartizione delle risorse saranno stabiliti entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge da un decreto del Presidente del Consiglio o del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega per l’informazione, la comunicazione e l’editoria, di concerto con il ministro del Lavoro, con il ministro dello Sviluppo Economico e con il Ministro dell’Economia.

L’articolo 2 della pdl invece elimina l’obbligo di pubblicazione dei badi di gara delle amministrazioni pubbliche nei quotidiani nazionali e locali, sostituendolo con modalità di pubblicazione meno costose.

FINANZIAMENTI ALL’EDITORIA, PD CONTRO ABOLIZIONE TOTALE

La maggioranza ha però un’idea diversa. Il Pd immagina una riforma che non giunga all’abolizione totale auspicata dal Movimento 5 Stelle. In altre parole, la maggioranza intende assumere decisioni che non spazzino via l’intero mondo dell’editoria, sostenere l’informazione locale e garantire un maggiore pluralismo. I sostenitori della proposta ripetono che oggi nessuno dei grandi giornali è sostenuto da un finanziamento pubblico, mentre vengono sostenuti un gran numero di piccole testate che svolgono un servizio importante sui territori. «La nostra Costituzione – ha ricordato l’onorevole Pd Roberto Rampi, che si trova oggi nel particolare ruolo di relatore della pdl del M5S – riconosce l’informazione come diritto alla conoscenza». Dunque l’obiettivo dovrebbe essere quello di «una revisione radicale del sistema» ma non dell’eliminazione dei finanziamenti. «Più che venire meno alla Costituzione è necessario comprendere in quali forme nuove garantire l’accesso e il diritto all’informazione». «Non si possono e non si debbono abolire totalmente le norme attualmente in vigore ma – ha ribadito Giorgio Merlo, dirigente nazionale Pd editoria e new media – ci vuole una revisione radicale del sistema che inserisca quelle novità già previste dal regolamento del 2010 e mai applicate. Ed è proprio quello su cui punta il Pd che mira esclusivamente a salvaguardare il pluralismo dell’informazione e a non demolire il settore dell’editoria».

Il piano del governo è stato esposto da un rappresentante dell’esecutivo in risposta ad un’interpellanza urgente già lo scorso mese di luglio, e prevede la creazione di un nuovo fondo che eviti di frammentare gli stanziamenti e che consenta quindi una maggiore chiarezza. Uno dei punti della riforma – è stato spiegato è – «quello di rendere più efficace il sostegno pubblico all’editoria, garantendo la certezza delle risorsedestinate all’editoria per un determinato arco temporale. A tal fine è prevista l’istituzione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione con durata quinquennale, al quale affluiranno tutte le risorse statali destinate alle diverse forme di sostegno all’editoria quotidiana e periodica». Oltre ai contributi diretti si prevedono anche misure per il sostegno agli investimenti delle imprese editoriali e il finanziamento di progetti innovativi. Non mancheranno anche misure a sostegno di ristrutturazione e riorganizzazione delle imprese.

(Foto copertina: ANSA / ANGELO CARCONI)