Il radar che avrebbe potuto salvare il Concordia

18/01/2012 - …ma non era in funzione: lo sarà forse a metà anno Il Fatto oggi ci racconta con Ferruccio Sansa la storia di qualcosa che avrebbe potuto salvare il Costa Concordia dal disastro.Un sistema di controllo dal nome immaginifico (Vessel Traffic

     
 

di

…ma non era in funzione: lo sarà forse a metà anno

Il Fatto oggi ci racconta con Ferruccio Sansa la storia di qualcosa che avrebbe potuto salvare il Costa Concordia dal disastro.Un sistema di controllo dal nome immaginifico (Vessel Traffic Management Informaton System) ma che non è ancora in funzione, nonostante dovesse essere pronto dal 2009. La denuncia dell’ammiraglio Ferdinando Lolli:

È lui che fino a pochi mesi fa comandava tutte le Capitanerie di Porto d’Italia e ha seguito il mega-contratto da 320 milioni per la realizzazione del Vtmis. Un’altra storia all’ita – liana, un progetto fortemente voluto dai diversi Governi che si sono succeduti nel tempo, tra gli altri dal ministro Pietro Lunardi. Racconta Lolli: “Il sistema Vtmis è il meglio sul mercato. Peccato che la seconda fase del contratto sia in ritardo di tre anni”. Ma di che cosa stiamo parlando? Il traffico marittimo è sempre più caotico, nei porti del mondo circolano migliaia di navi, sempre più colossali: petroliere lunghe anche 400 metri, mercantili con 15mila containers, transatlantici con cinquemila passeggeri. Così Selex-Finmeccanica sviluppa il Vtmis: “Tutto il mondo ci guardava come un esempio, tanto che l’Unione europea ha finanziato la prima fase del p ro ge t t o ”, spiega Lolli. In concreto oggi la navigazione è affidata al sistema Pac che risale ai primi anni Novanta. Ha un raggio d’azione decisamente inferiore e non è integrato a livello nazionale.

E quindi ogni radar agisce per conto proprio:

Ecco allora l’idea di applicare alla navigazione marittima tecnologie all’avanguardia simili a quelle usate per il trasporto aereo. Racconta Lolli: “Con il sistema Vtmis le centrali di terra, distribuite su tutto il territorio nazionale, avrebbero avuto in tempo reale il controllo di ogni singola nave. Finora il controllo avviene in forma passiva (cioé basandosi sulle richieste degli equipaggi in mare, ndr), mentre con il Vtmis gli operatori potrebbero intervenire nella navigazione”. Come? “Ogni momento della navigazione viene seguito, appena una nave si avvicina alla rotta di un’altra imbarcazione, appena si spinge in una zona pericolosa o rischia una collisione, si interviene da terra”. Ovviamente la responsabilità ultima delle decisioni resta al comandante. Proviamo a immaginare che cosa sarebbe successo la notte di venerdì con il sistema Vtmis: quando la Costa Concordia decide di abbandonare la rotta impostata dagli strumenti di bordo per azzardare il passaggio a pochi metri dall’isola del Giglio, il segnale subito viene trasmesso al centro di controllo. L’operatore viene avvisato e immediatamente interviene mettendosi in contatto con l’equipaggio della nave per chiedere ragione dell’avvicinamen – to a una zona con bassi fondali. In pratica il sistema Vtmis avrebbe probabilmente consentito di fermare il comandante Schettino e di evitare la tragedia.

Già, in teoria. Perché in pratica, come succede spesso in Italia, poi le tecnologie all’avanguardia di cui disponiamo rimangono nei cassetti:

Ricostruisce Lolli: “Il contratto prevedeva due fasi. La prima (siglata nel 1999 per circa 120 milioni), riguardava zone delicate come lo Stretto di Messina, le Bocche di Bonifacio. Poi le coste siciliane, pugliesi, e anche il porto di Genova. Qui il sistema è già attivo. Poi il 7 dicembre 2005 è stata siglata la seconda fase per circa 200 milioni, relativa a tutto il resto dei nostri mar i. L’ACCORDO prevedeva che il progetto esecutivo fosse pronto entro sei mesi e che i siti fossero completati entro l’inizio del 2009. Per la zona del disastro della Concordia erano previsti gli impianti radar del monte Capanne (Elba) e dell’Argentar io. Ecco, i soldi erano già stati stanziati, ma finora nessun sito è stato consegnato. Io avevo proposto la risoluzione del contratto per inadempienza”. Ma come è potuto succedere? “Chiedete a Finmeccanica e Selex”. Che cosa dicono le due società, fiore all’occhiello della tecnologia, ma al centro di scandali e polemiche? “Non erano previste scadenze. Se ci sono stati ritardi, ciò è dovuto a problemi nell’in – dividuazione dei siti”, sostiene Selex (le cronache ricordano che l’ex ad Marina Grossi in Guarguaglini inaugurò in pompa magna l’impianto di Messina). Come dire, per i ritardi chiedete a chi si è opposto ai lavori e alla Marina. Ma in Toscana dove è avvenuto il naufragio? “In effetti laggiù il sistema Vtmis non è attivo. C’è, però, a Livorno”, giura Selex. Il Fatto Quotidiano ha interpellato fonti portuali e militari di Livorno che hanno riferito: “L’impianto non è assolutamente in servizio. Lo sarà, forse, a metà anno”.

     
 

7 Commenti

  1. Just a memorial scrive:

    Non c’è radar che tenga se qualcuno ti mette uno scoglio sulla rotta … a tua insaputa!
    :)
    :) :)
    :) :) :)
    :) :) :) :)
    :) :) :) :) :)
    :) :) :) :) :) :)
    :) :) :) :) :) :) :)

  2. carlo scrive:

    con il nuovo sistema avrebbero potuto ordinare a schettino di non avvicinarsi agli scogli ?

    avrebbe fatto differenza visto l’impegno con cui ha rispettato l’ordine di tornare a bordo ?

    http://a3.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash4/406895_171249776313885_171143786324484_223323_252097274_n.jpg

  3. carlo scrive:

    con il nuovo sistema avrebbero potuto ordinare a schettino di non avvicinarsi agli scogli ?

    avrebbe fatto differenza visto l’impegno con cui ha rispettato l’ordine di tornare a bordo ?

    • Tamara scrive:

      Ma mica non è tornato a bordo perchè la voleva abbandonare… solo perchè era buio e aveva paura… ah ah ah… pensava ci fosse il lupo ad aspettarlo!! Intanto la gente moriva per colpa sua, perchè si è avvicinato troppo all’isola, perchè doveva salutare gli abitanti, perchè lui doveva sempre fare di testa sua… E poi, dico io, chi glielo avrà mai messo quel masso?? L’avranno fatto apposta? La Capitaneria di Porto magari, vedendo la Concordia avvicinarsi, avrà pensato: “Ma si, facciamogli uno scherzetto… poggiamo questo masso qui!!” Ma dai, comandante dei miei stivali, non hai nessuna scusante! Nel 2010 aveva detto che non avrebbe mai voluto trovarsi nei panni del Comandante del Titanic. E adesso ha tante vite sulla sua coscienza… fosse stato per me lo avrei rinchiuso in galera dandogli l’ergastolo e avrei anche ingerito la chiave per non dire che dopo la sua morte l’avrei seppellito in cella, ma il Giudice (complimenti, sarà uno stronzo peggio di Schettino) ha ritenuto opportuno dargli gli arresti domiciliari!! Giudiceeeee, ma tra i passeggeri della Concordia presumo non ci fosse nessuno della sua famiglia, vero???? Perchè solo così posso spiegarmi la sua negligenza, il suo modo d’agire e la sua strafottenza verso il dolore di quello che hanno perso figli, mariti, mogli, ecc, grazie alla bellissima manovra del suo pupillo!! Evviva la giustizia italiana, siamo buoni solo per farci prendere per il culo, poi per il resto, zero!!

  4. Norbert scrive:

    La mia *opinione* è che Schettino (oc chi per lui) abbia sbagliato (questa volta?) una manovra rishiosa ma abitudinaria, fatta per compiacere la Compagnia. Per cui sospetto che “non avrebbe ascoltato” le richieste della CP

  5. robj scrive:

    lo ha fatto apposta.. e poi non doveva partire se il radar era rotto…….

  6. NOradar Sardegna scrive:

    LA SPECULAZIONE SUL NAUFRAGIO DELLA COSTA CONCORDIA

    Utilizzare una sciagura come il naufragio della Costa Concordia per promuovere l’utilità dell’installazione dei radar lungo le coste italiane è un’operazione di vero e proprio sciacallaggio.
    Abbiamo assistito nelle ultime settimane a una serie di dichiarazioni e interviste rilasciate da militari di ogni ordine e grado che con ostentata sicurezza affermano che il naufragio si sarebbe potuto evitare se fosse stata in funzione la rete radar VTMIS appaltata nel 2005 dalla Guardia Costiera al gruppo Selex-Finmeccanica e costata 320 milioni di euro.
    Dichiarazioni di questo tipo servono a rilanciare un progetto che in alcune realtà locali (soprattutto della Sardegna) incontra difficoltà a decollare anche a causa delle perplessità sollevate dalle comunità locali in merito agli aspetti ambientali e sanitari che queste installazioni potrebbero creare. Dichiarazioni utili inoltre ad assolvere da eventuali colpe e responsabilità i vari enti deputati a sorvegliare e tutelare le coste italiane.
    C’è infatti da chiedersi come è possibile che una nave da 110 mila tonnellate e lunga 300 mt sia passata inosservata sulle coste Toscane la sera di venerdì 13 gennaio. C’era davvero bisogno di un radar per vedere questo gigante del mare che puntualmente una volta alla settimana si accostava pericolosamente all’isola del Giglio? La stessa nave che, con il consenso della società armatrice, periodicamente si accostava alla costa dell’isola di Procida per consumare il “rito dell’inchino”. Davvero la Guardia Costiera non riesce a vedere queste navi alte 52 mt che passano tra i faraglioni di Capri o stazionano dentro la laguna di Venezia? Eppure capita spesso che a pochi metri da Piazza San Marco stazionino anche sei inquinantissimi transatlantici contemporaneamente.
    Perché non è stato utilizzato il sistema satellitare AIS installato dal 2005 in tutte le Capitanerie di Porto e in grado di fornire la posizione aggiornata minuto per minuto di ogni nave in transito o ormeggiata su tutti i mari del globo? Queste tragedie avvengono non certo perché mancano sistemi di controllo, ma perché in Italia è spesso consuetudine non utilizzare gli strumenti che si hanno a disposizione, tollerare le trasgressioni fatte dai ricchi e dai potenti in nome di un non ben chiaro vantaggio economico derivato dal passaggio dei crocieristi nei posti più suggestivi e più sensibili sotto l’aspetto ambientale e, appena capita la sciagura, cavalcare l’onda emotiva per giustificare spese utili soltanto a far fare cassa all’appaltatore e ai soliti amici. È’ quello che accade quando capitano i terremoti, le alluvioni, i naufragi, le bonifiche ambientali etc…
    Così come ieri si sono usati i migranti, che sfuggono alla guerra, alla miseria e alla disperazione, per giustificare l’installazione dei radar della Guardia di Finanza, si sta usando oggi il naufragio della Costa Concordia per giustificare la rete di radar della Guardia Costiera. Tutto ciò è semplicemente vergognoso!
    23 gennaio 2011
    Comitati NoRadar Sardegna

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie