La scuola pubblica pagata dalle famiglie
18/01/2012 - E’ sostentata dalle tasse, ma i servizi per l’80% sono a carico degli alunni La situazione odierna è il risultato di una gestione disastrosa durata per decenni. Ma l’absurdum di una scuola pubblica a carico dei privati oggi è una
E’ sostentata dalle tasse, ma i servizi per l’80% sono a carico degli alunni
La situazione odierna è il risultato di una gestione disastrosa durata per decenni. Ma l’absurdum di una scuola pubblica a carico dei privati oggi è una realtà anche per la cronica assenza di investimenti nel sistema dell’istruzione e dell’incapacità di tagliare sprechi e prebende oltre un certo limite, visto il ruolo di “ammortizzatore sociale” dell’insegnamento nel paese in cui la cultura è più disprezzata. Oggi Salvo Intravaia di Repubblica ci racconta quanto costa, oltre alle tasse, la scuola pubblica italiana:
Corsi pomeridiani e attività sportive, giornalini d´istituto e recite teatrali, gite e viaggi d´istruzione, corsi di lingua straniera e per conseguire la patente informatica, rivolti a prof e studenti, corsi per ottenere il patentino per i ciclomotori, assicurazione: nei licei classici e scientifici italiani, quasi sempre, pagano mamma e papà. E non solo. L´obolo offerto dalle famiglie alle scuole contribuisce a pagare anche carta igienica, materiale di cancelleria, toner e carta per le fotocopie e perfino i detersivi per mantenere puliti gli ambienti scolastici. Senza quei soldi i licei italiani entrerebbero in crisi. E´ una delle prime informazioni che emergono dal link “scuola in chiaro”: il portale che renderà più trasparente la scuola italiana, consentendo ai genitori in procinto di iscrivere (entro il prossimo 20 febbraio) i figli all´anno scolastico 2012/2013 una scelta più consapevole. Una iniziativa lanciata lo scorso 12 gennaio dal ministro dell´Istruzione, Francesco Profumo. Nella maggior parte dei licei classici e scientifici del Belpaese il contributo complessivo, spesso “volontario”, versato ad inizio anno dalle famiglie supera abbondantemente quanto le stesse scuole ricevono dallo Stato e dagli enti pubblici e locali.
Arrivando, in alcuni casi, a superare anche l´80 per cento dell´intero budget necessario per ampliare l´offerta formativa:
Un panorama che non varia molto se si estende l´analisi a tutti gli altri licei: artistici, delle scienze umane, linguistici e musicali/coreutici. Ma che fino ad alcuni anni fa era impensabile. L´inchiesta condotta da Repubblica abbraccia tutti i licei di 10 grandi città italiane (Torino, Milano, Genova, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Palermo e Cagliari): in tutto, i 223 licei che hanno messo in linea i dati sull´origine dei loro finanziamenti, esclusi gli stipendi di insegnanti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) che vengono pagati direttamente dallo Stato. Alcuni esempi serviranno a chiarire i termini della questione. In cima alla classifica dei 223 licei presi in considerazione troviamo lo scientifico Cannizzaro di Roma che riceve l´82,3 per cento delle proprie entrate “da privati”: per la quasi totalità i genitori stessi. Seguono il liceo capitolino i classici Beccaria e Manzoni di Milano, che devono ringraziare la generosità dei genitori, rispettivamente, per l´80,3 e l´80,1 per cento delle proprie risorse. A Torino il liceo pubblico più sostenuto dalle famiglie è lo scientifico Volta, in cui tre quarti del budget annuale proviene “da privati”.
Scendendo per lo Stivale, la quota di finanziamenti pubblici aumenta e cala il sostegno delle famiglie:
A Cagliari i finanziamenti non pubblici che entrano nelle casse dei licei raggiunge mediamente il 26 per cento, con record (69,4 per cento) al classico Dettori. A Napoli, le famiglie finanziano i licei per il 28 per cento del totale. In coda alla classifica c´è Palermo, col 18 per cento di finanziamenti privati nelle casse dei licei pubblici, e Bari: 19 per cento. La città più costosa è Milano, dove 60 euro su cento presenti nelle casse dei licei provengono direttamente dalle tasche delle famiglie. La classifica per indirizzi vede stabilmente in testa i classici. A generare questa singolare situazione, probabilmente, è stato anche il taglio ai finanziamenti destinati all´autonomia scolastica, particolarmente pesante nell´era Gelmini. Nel 2001, per finanziare la legge 440/97 furono stanziati 269 milioni di euro, che dieci anni dopo (nel 2011) si sono assottigliati a 79: meno 71 per cento. Le scuole, per ovviare alla scure gelminiana, si sono rivolte alle famiglie chiedendo loro “contributi” da poche decine a 200 euro.













Evidentemente l’affronto a fine di demolire la scuola pubblica, procede alacremente.
In cambio i finanziamenti alle scuole private, in dispregio della Costituzine, continua malgrado le manovre.
Ricordiamoci sempre!!!!!! quello che ha detto il cardinale SCOLA, quando era patriarca di venezia: la s cuola pubblica va abolita.