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Pensioni, le ultime ipotesi sulla flessibilità in uscita

Non si ferma il balletto delle cifre sulle ipotesi di flessibilità in uscita dal mondo del lavoro. Nella prossima legge di Stabilità, è ormai certo, saranno inserite norme per il pensionamento anticipato, ma non è ancora chiara l’entità del taglio sull’assegno Inps per i lavoratori che ne beneficeranno.

PENSIONI, FLESSIBILITÀ IN USCITA: IPOTESI –

Stando agli ultimi interventi del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan per mantenere in equilibrio i conti pubblici non sarà sufficiente la proposta del presidente Inps Tito Boeri, che prevede una penalizzazione del 3-3,5% per ogni anno di anticipo della pensione. Delle ultime ipotesi parla così Andrea Bassi sul Mattino di Napoli:

I tecnici sono ancora al lavoro e le ipotesi sul tappeto sono diverse. La prima, la più probabile, è l’indicazione di una regola generale di flessibilità da applicare a tutti dal 2018 e subito ad alcune platee di beneficiari. La regola generale sarebbe la possibilità di anticipare la pensione a 63 anni e 7 mesi, con 35 anni di con tributie se l’assegno maturato raggiunge almeno 1,8-2 volte quello minimo. Le pensioni verrebbero ricalcolate prevedendo una penalizzazione del 3-3,5% per ogni anno di anticipo rispetto all’età di pensionamento. Le platee a cui questa regola verrebbe applicata subito sarebbero quella degli esodati, i disoccupati over 62 sprovvisti di altre coperture e le donne con figli. Il secondo paletto indicato da Padoan è che la riforma non deve pesare sui conti pubblici. Il ministro però ha aperto alla possibilità di utilizzare il cosiddetto «sistema dei vasi comunicanti». Significa recuperare le risorse già stanziate e non spese per le precedenti salvaguardie degli esodati e, probabilmente, anche quelle dell’opzione donna.

 

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PENSIONI, FLESSIBILITÀ IN USCITA: SIMULAZIONI –

Nel dettaglio, le ultime stime parlano di una riduzione complessiva della pensione del 20-21% per le donne (sia lavoratrici autonome che dipendenti) nel caso di uscita anticipata e penalizzazione. Secondo le simulazioni gli assegni Inps lavoratrici dipendenti nate nel 1953-56 con reddito attuale di 2mila euro al mese e con inizio della contribuzione a 25 (proseguita poi senza interruzioni) vedrebbero le loro pensioni ridotte (rispetto all’assegno che otterrebbero senza alcun anticipo) dell’11-12% per effetto dell’anticipo e dell’11% pcirca er effetto della penalizzazione (in totale del 21%). Le lavoratrici autonome con lo stesso reddito e stessa contribuzione dovrebbero accettare in caso di pensionamento anticipato invece un taglio del 12-13% per effetto dell’anticipo e del 9% circa come riduzione (complessivamente del 20%).

(Foto di copertina: Ansa)