Rc Auto, addio all’esclusiva

18/01/2012 - Il decreto liberalizzazioni: le ultime novità Qualcosa che appare, qualcosa che scompare. E insieme una serie di provvedimenti che serviranno per lo meno a chiudere con qualche absurdum legale e di mercato che c’era solo in Italia. Non è il

     
 

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Il decreto liberalizzazioni: le ultime novità

Qualcosa che appare, qualcosa che scompare. E insieme una serie di provvedimenti che serviranno per lo meno a chiudere con qualche absurdum legale e di mercato che c’era solo in Italia. Non è il bengodi, il decreto liberalizzazioni che il governo si appresta a varare il 20 gennaio, ma costituisce comunque un piccolo passo avanti verso la normalità. Mario Sensini del Corriere ci segnala le ultime novità, partendo dalle Ferrovie:

«A decidere se procedere o meno alla separazione proprietaria di Rete Ferroviaria Italiana dal gruppo Fs» sarà la nuova Autorità di vigilanza sul settore, che nascerà dalla trasformazione dell’Authority sugli appalti pubblici. A spiegarlo è stato Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico, che ieri in Parlamento ha fatto il punto sul pacchetto allo studio dell’esecutivo. Confermando che il distacco della rete ferroviaria da Trenitalia è uno dei problemi sul tappeto, come ha del resto segnalato l’Antitrust, ma spiegando che sarà la nuova autorità di settore a decidere. «La separazione della rete può essere contabile, manageriale, societaria e proprietaria. Noi siamo un paese arrivato già molto avanti con la liberalizzazione del settore e sarà l’Authority a decidere se, per assicurare un miglior servizio e un miglior funzionamento, sia necessario andare ancora avanti», ha detto ieri Passera. Nella bozza del decreto non c’è l’ipotesi della separazione societaria, ma si ipotizzano comunque alcune misure per aprire il trasporto ferroviario alla concorrenza. Anche in ambito regionale, offrendo un premio alle Regioni che scelgono di non rinnovare per altri sei anni la concessione con Trenitalia.

Poi ci sono le Poste:

Anche per il pressing dei sindacati (la società pubblica è un feudo della Cisl), il governo non sembra intenzionato ad affondare la lama delle liberalizzazioni su Poste Italiane. «Per il BancoPosta — ha chiarito ieri Passera nel suo intervento in Parlamento—non c’è al momento alcuna ipotesi di alienazione». Nella bozza del decreto, in realtà, non si fa cenno alla dismissione, quanto alla separazione delle attività del BancoPosta, che dovrebbe agire come un vero e proprio istituto di credito dotato di licenza bancaria, dalla rete di Poste Italiane. Perde peso l’ipotesi di ridefinire anche la durata quindicennale della concessione affidata a Poste Italiane, anche se il perimetro del servizio universale, sovvenzionato dallo Stato, potrebbe essere ridefinito. In discussione c’è la liberalizzazione del servizio di recapito della “bulk mail” cioè dei grandi quantitativi di corrispondenza periodica inviati dalle aziende, come le banche alla clientela, ma anche della consegna degli atti giudiziari e delle notifiche.

C’è poi l’ipotesi su Rete Gas fuori dall’Eni:

Se la separazione della rete ferroviaria dal gruppo Fs richiederà ancora qualche tempo, il governo sembra intenzionato ad andare invece a fondo nel distacco della rete di trasporto e di stoccaggio del gas naturale, raccolta sotto Snam Rete Gas, dalla controllante Eni. Il progetto prevederebbe il passaggio della rete ed il suo conferimento ad una società diversa, sempre controllata dallo Stato. Potrebbe essere Terna che già possiede, oggi, la rete di distribuzione dell’energia elettrica, a suo tempo “staccata” dall’Enel. «L’Antitrust in linea di principio favorisce sempre l’ipotesi di separazione della rete dal gestore», anche nel caso di Snam Rete Gas ed Eni, ha detto ieri Giovanni Pitruzzella, presidente dell’autorità garante della concorrenza e del mercato, che ieri è stato ascoltato dal Parlamento anche sul nuovo pacchetto di liberalizzazioni in arrivo. Nel caso di Snam ed Eni, ha aggiunto Pitruzzella, la decisione è politica, «perché spetta al Governo e al Parlamento». Un nuovo intervento nel settore, tuttavia, viene considerato altamente auspicabile. «I prezzi del gas naturale nei mercati all’ingrosso sono superiori in Italia ai prezzi prevalenti negli altri paesi europei » ha detto Pitruzzella in Parlamento, aggiungendo che «questo si ripercuote sui prezzi per gli utenti finali, famiglie ed imprese. Il mercato del gas è liberalizzato, ma esistono notevoli limiti alla concorrenza per i venditori all’interno della rete». Anche per questo il governo ipotizza nella bozza del decreto l’obbligo per il proprietario della rete di fornire ai venditori tutti i dati sensibili sui consumatori finali, compresi i consumi, e non solo i riferimenti anagrafici. «Si dovrebbe prevedere l’obbligo di trasferire i dati a un’Autorità terza, prevedendo la loro centralizzazione» ha aggiunto il garante.

Il gas e la luce sono tariffe sotto la lente d’ingrandimento del governo:

Nel decreto legge sulle liberalizzazioni, tuttavia, ci saranno anche novità sulle tariffe del gas e dell’energia elettrica destinate alle fasce più deboli della popolazione. Il governo, infatti, ha intenzione di rivedere i meccanismi di determinazione dei prezzi riservati alle fasce deboli, con l’esplicito obiettivo di aumentare la platea delle famiglie beneficiare degli sconti sulle tariffe energetiche. Altre novità potrebbero esserci sulle tariffe delle autostrade. Nella bozza del decreto sulle liberalizzazioni c’è infatti una norma che punta alla ridefinizione del meccanismo di fissazione dei prezzi. Sarebbe basato sul sistema del “price cap”, che tiene conto degli investimenti realizzati dalle società concessionarie delle autostrade, abbandonando il meccanismo attuale che prevede una rivalutazione quasi automatica delle tariffe, dove la componente di adeguamento al tasso di inflazione è largamente preponderante. Le società concessionarie protestano, sostenendo che non si possono cambiare le carte in tavola in piena vigenza dei contratti di concessione, ed in queste ore è in corso un confronto con l’esecutivo per portare alla riscrittura della norma.

Gli Ordini sono salvi:

È tuttora aperto anche il negoziato tra il governo e i rappresentanti degli Ordini professionali, che ieri hanno incontrato il ministro della Giustizia, Paola Severino. Le categorie professionali sono molto preoccupate, anche se il ministro ha escluso interventi drastici. «Non è all’esame alcun provvedimento di abolizione degli ordini professionali» ha detto ieri la Severino. Nella bozza del decreto resta l’abolizione delle tariffa stabilite dagli ordini, ma potrebbero restare per le prestazioni fornite dai professionisti alla pubblica amministrazione, e la possibilità di svolgere il tirocinio negli ultimi anni di università. Anche se il ministro ha chiarito che questo non significherà affatto la fine degli esami di Stato per assumere le qualifiche professionali che lo richiedono. Nel decreto è comunque confermato l’ampliamento della pianta organica dei notai. Ci saranno nuovi concorsi nei prossimi due anni per aumentare il numero dagli attuali 4 mila a 5 mila e 500. «È molto probabile che sia così» commenta il presidente del Consiglio nazionale del notariato, Giancarlo Laurini, «anche se – aggiunge – con la crisi non è il momento più opportuno per farlo».

Infine, ci sono gli interventi su Rc Auto e banche:

Restano al momento confermati gli altri interventi previsti dal decreto. Il certificato RC Auto elettronico rilevabile anche dagli autovelox, la doppia corsia per il rimborso dei sinistri (diretto in caso di danni materiali, indiretto per quelli fisici), il possibile divieto per le agenzie di agire come agenti monomandatari delle compagnie, la rateizzazione flessibile dei debiti fiscali, con il divieto di ipoteca della casa per gli agenti della riscossione se il fisco ha accolto un piano di dilazione dei pagamenti. In arrivo anche la revisione del regime che regola le commissioni bancarie, con il divieto per le banche di vendere polizze assicurative abbinate ai contratti di mutuo o di finanziamento.

     
 

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