L’antifascismo italiano
18/01/2012
A beneficio di coloro che ieri non hanno nemmeno osato capire qualcosa, spiego in poche parole la genesi e l’essenza dello specialissimo antifascismo italico, così vi risparmiate di leggere un sacco di libri troppo tremebondi per guardare in faccia la verità. Avete presente la Germania? La Germania, almeno quella non caduta sotto il tallone sovietico, uscì dalla seconda guerra mondiale unita nella sconfitta e nella vergogna. In questo disastro finì schiacciato anche il radicalismo politico di massa. Ed in breve il sistema politico tedesco s’incardinò naturalmente su un grosso partito socialdemocratico e su un grosso partito cristiano-democratico. Avete poi presente la Spagna? Il paese iberico uscì da una feroce guerra civile con la vittoria di Franco. Il franchismo morì di morte naturale quarant’anni dopo con la dipartita del suo fondatore, senza troppi scossoni. Senza rivoluzioni. Senza «vincitori morali» di massa. Dopo qualche anno il sistema politico spagnolo s’incardinò naturalmente su un grosso partito socialista e su un grosso partito popolare. Prendete l’Italia invece. Il regime fascista visse tranquillo per vent’anni senza troppe opposizioni. La guerra fu stra-persa. I due anni della risalita anglo-americana della penisola, e i quattro gatti della Resistenza, due almeno dei quali corsi in soccorso del vincitore sovietico, permisero all’immaginifico popolo italiano di trasformare una guerra stra-persa in una mezza vittoria. In questa spudorata mezza vittoria s’intrufolò mezza Italia: la più conformista, si capisce bene, quella più vicina al defunto regime, quella più colpevole. Assiso su questa colossale impostura, l’antifascismo per vivere ha bisogno del quotidiano veleno dell’Italia «migliore», da rinfacciare nei secoli dei secoli all’Italia meno colpevole. Un imbroglio di cui ancor oggi vediamo le storiche conseguenze sul mai ben assestato sistema politico italiano, coi suoi grossi partiti «comunisti» o «democratici di sinistra», che non hanno fratelli in Europa.













la conclusione è palese; quando non si ha abbastanza argomentazioni per dar forza a ciò in cui si crede, allora ci si mette contro a quello in cui non si crede.
@Taliesin, gli SkinHead, nati in Inghilterra, in principio furono i modernisti, di sinistra o anarchici, in seguito si affiliarono i figli degli immigrati, specialmente Giamaicani, infatti ascoltano Reggae o Ska, poi appoggiarono il movimento Punk, creando la sottocultura O.I. ( Original Idea). I Rash sono comunisti o anarchici, e gli Sharp sono antirazzisti, un movimento per contrastare i Nazis. Furono i media italiani, a sbagliare la traduzione e denominarli SkinHead, ricordo quando nel ’90, se ne parlò a scuola. Quelli a cui ti riferisci sono i Naziskin, più appropriato Nazis. Non ho visto il film, ma sicuramente i violenti in questione erano Nazisti.
@Dana esattamente ciò che stavo dicendo io, anzi grazie per aver espresso meglio il mio pensiero, soprattutto l’unione tra Mod e musica giamaicana, perchè non dimentichiamoci che la musica è una parte fondamentale del “movimento” skinhead. ciao!!! E sempre daje forte RASH ROMA!
@Taliesin, leggendo il tuo post si poteva fraintendere. Ho amici SkinHead che spesso si trovano a discutere proprio su questo tipo di equivoci, in riferimento all’ appartenenza politica, errore riscontrato qualche giorno fa pure qui su Giornalettismo. Ti saluto, “Tavarish”.
Il fascismo ci ha dato la pensione, la democrazia ce la toglie!!
“Beati coloro, che nati tra menzogne, vivono di verità.” Sono certo che molti di Voi non capiranno.. o non vorranno capire il significato di questa frase, quindi porgendomi a costoro, dono le più sentite condoglianze.