La protesta di Google contro il Sopa

17/01/2012 - Domani, dalla home della sua versione Usa, il motore di ricerca dirà no allo Stop Online Privacy Act e al Protect IP Act Il re dei motori di ricerca, il sito più cliccato al mondo, il dominatore dei servizi per

     
 

di

Domani, dalla home della sua versione Usa, il motore di ricerca dirà no allo Stop Online Privacy Act e al Protect IP Act

Il re dei motori di ricerca, il sito più cliccato al mondo, il dominatore dei servizi per il web, va alla lotta per la difesa dell’anonimato in rete. Alla homepage della sua versione statunitense domani Google aggiungerà un link nel quale dichiarerà la sua netta opposizione allo Spot Online Privacy Act e al Protect IP Act.

LA DENUNCIA DEL MOTORE DI RICERCA - La notizia, riportata su Cnet, è stata confermata da un comunicato della società fondata da Larry Page e Sergey Brin. “Come moltre altre aziende, imprenditori ed utenti del web – ha fatto sapere Google – ci opponiamo a questi disegni di legge perché ci sono modi intelligenti e mirati per chiudere siti stranieri non autorizzati senza chiedere alle società statunitensi di censurare Internet. Domani si uniranno a noi molte altre aziende di tecnologia per evidenziare questo problema sulle homepage americane”.

IL WEB UNITO VA ALLA LOTTA - Sopa e Pipa sono accusati dalle aziende che si occupano di web di infliggere, in nome della lotta alla pirateria, danni enormi al settore dei servizi Internet. Google in passato è già stato chiaro relativamente alla sua posizione sulle leggi anti anonimato, ma punta con un link nella pagina principale a porre il problema all’attenzione di quella ampia fetta di utenti che non seguono nel dettaglio le vicende di tecnologia e politica. Il collegamento anti-Sopa non intaccherà in alcun modo la visibilità del tradizionale logo Google, ma rappresenta comunque un passo importante di Mountain View. La protesta dei big del web, qualora non dovesse condurre ai risultati sperati, ad un accantonamento dei disegni di legge, potrebbe accentuarsi con l’oscuramento di alcuni contenuti. Secondo Cloud Flare Twitter, ad esempio, potrebbe seguire l’esempio di alcuni mesi fa di Wikipedia, che ha reso irragiungibili le sue pagine. Il social network ha smentito, ma potrebbe attirare l’attenzione degli internauti con l’apertura di spazi dedicati all’argomento, o appositi tweet dai profili ufficiali.

     
 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie