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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 18 febbraio 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Tornato ora da sede Pd. Da Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer, a Franceschini“, diceva ieri Zoro su Facebook. “L’involuzione della specie“, commentava un suo amico. In effetti, le dimissioni di Walter Veltroni  dalla segreteria del PD scatenano più ironia che voglia di discutere, o analizzare. Che altro aggiungere? Nell’articolo “Partito democratico, arrivato al capolinea”  del 29 aprile 2008 si scriveva: “Probabilmente questo risultato segna l’addio di 3288850520 6f8c8dd966 o Partito Democratico, arrivato al capolinea   bisVeltroni alla leadership del Partito Democratico. Intanto, cade il sogno veltroniano di partito leggero, “di massa e d’opinione“, smart e pronto a “marciare diviso per colpire unito”. Bisogna rassegnarsi. Evidentemente non si poteva fare[...] Candidato a prenderne il posto potrebbe essere proprio quel Pierluigi Bersani che non ha sofferto sconfitte personali in questi anni (anche perché non si è mai presentato per correre a qualcosa) e avrebbe dalla sua tutta la base emiliana Ds, oltre ad essere anche considerato un interlocutore affidabile da sindacati e industriali (non dagli assicuratori, ma questo è un vanto). [...] “. Se dopo la parentesi delle Europee si arriverà davvero a una segreteria Bersani, sarà comunque tempo perso quello che aspetta, dal punto di vista politico, gli osservatori. Sarebbe invece giusto che l’ex ministro delle Attività Produttive del governo Prodi, dicesse subito che vuole prendere in mano il partito, invece di togliersi di mezzo nel momento più brutto. 

Perché Veltroni questo ha fatto. Si è tolto di mezzo per non essere il responsabile del momento più brutto. Con una decisione tanto furba quanto infantile. Furba, perché non è da intelligenti ma da paraculi scappare dalla nave quando comincia ad affondare. Specialmente se si è il capitano. Capitano per elezione, non per cooptazione. Infantile, perché in tutto questo bailamme dire come uniche frasi un “Basta farsi del male” che è la parafrasi della famosa battuta di un film, e un “Per tanti sono un problema” che sa tanto di vittimismo, è proprio da bambini. Nemmeno creativi. Walter è stato ridicolo una volta di più. Oltre al can can sul testamento biologico, dove il PD aveva un “orientamento prevalente” ma lasciava “libertà di coscienza” (e soprattutto di parola) a tutti; oltre alle figuracce in economia; oltre al silenzio appena interrotto sulla questione morale. Oltre tutto questo, che pure è già bello ridicolo di per sé, andarsene con una battuta tratta da un film e una frasetta vittimistica è proprio da ragazzini. 

Questo però adesso Bersani non lo deve fare. Non lasci Franceschini a rappresentare per tre mesi il PD, è una crudeltà che gli elettori non meritano. Aspettare un congresso, nell’epoca di internet, pare proprio da medievali. Fate quello che dovete fare, organizzate primarie via web e se i risultati non dovessero piacervi, truccateli. Senza continuare a nascondersi dietro un dito: Pierluigi sa di cosa parla, soprattutto quando parla di economia. E non è escluso che questo Paese, quando avrà finito di discutere intorno alle capacità sessuali delle persone in stato vegetativo, e non appena sarà passata la sbornia di Mina a Sanremo, possa avere una straordinaria necessità di parlare della sua economia, a breve. Per motivi che si potrebbero anche intuire, e quindi non serve nemmeno elencare. E’ tempo che le varie correnti all’interno del Partito Democratico escano dall’ombra, tanto ormai il “tiranno” – ok, la metafora è proprio sballata… – se n’è andato. E che dicano chiaramente cosa vogliono fare, chi scelgono. Senza nascondersi dietro un dito. Ci si renda anche conto che non è finita qui: c’è chi magari si attende anche dal PD una parola chiara sui temi economici, ma anche su quelli dei diritti civili. Possibilmente, dimostrando anche autonomia (rectius: indipendenza) da certe provenienze culturali e di “nascita”. 

Poi, c’è da dire che l’arrivo di Bersani costituirebbe una situazione simile a quando i DS scelsero Piero Fassino, funzionario di partito, come segretario. Molte somiglianze, ma allora la scelta non fu quella giusta. E se all’epoca Fassino vinse le elezioni (per il rotto della cuffia), fu perché il centrodestra nei cinque anni precedenti aveva governato davvero male. Ecco, però, il punto. Ovvero che, vada come vada, quando si tornerà a votare molto conterà – per decidere chi vincerà – come Berlusconi avrà governato (meglio, dal punto di vista del PD, perlomeno considerando la passata presidenza di Prodi). Come avrà governato, per essere precisi, un periodo di crisi economica difficile, più difficile di quella scatenatasi dopo l’11 settembre (evidentemente, è un destino sfortunato, quello del Cavaliere: ritrovarsi sempre a governare in periodi di crisi). Bersani ha la possibilità di prendere il palcoscenico quando alla maggior parte delle domande importanti che gli faranno, potrebbe saper rispondere con senno. E’ il suo momento. Ora o mai più. Altrimenti, si potrebbero ascoltare sempre più spesso discorsi come questo, sentito in una sede del partito: “Insomma hanno perso anche in Sardegna?“. “Abbiamo perso, anche tu hai votato PD“. “Sì, ma se vincono, abbiamo vinto. Se perdono, hanno perso“.

(Vignetta di Eiacuelezioni Precoci)

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