Studi di settore, come cambia il fisco
17/01/2012 - Sono strumenti quasi ventennali. Ma le modifiche sono dietro l’angolo Gli studi di settore, gli strumenti che il Fisco utilizza per monitorare i liberi professionisti, lavoratori autonomi e imprese, hanno una storia quasi ventennale: sono stati introdotti nel 1993 da
Sono strumenti quasi ventennali. Ma le modifiche sono dietro l’angolo
Gli studi di settore, gli strumenti che il Fisco utilizza per monitorare i liberi professionisti, lavoratori autonomi e imprese, hanno una storia quasi ventennale: sono stati introdotti nel 1993 da Franco Gallo, allora ministro delle Finanze del governo Ciampi, e tutti i governi successivi li hanno conservati. I primi quarantacinque studi di settore relativi a ottantasette attivita’ economiche sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale il 31 marzo 1999 e sono stati applicati alle dichiarazioni per l’anno di imposta 1998 cosi’ come previsto dalla legge 448 del 1998.
L’ELABORAZIONE – Per l’elaborazione degli studi di settore sono state utilizzate tecniche statistico matematiche che hanno operato sui dati contenuti nei questionari inviati nell’estate 1997 che i contribuenti hanno restituito agli uffici finanziari. Per consentire di gestire la varieta’ e la complessita’ dei dati richiesti e’ stata predisposta una procedura software denominata Gerico (Gestione dei RIcavi o COmpensi), concepita per determinare la congruita’ dei propri ricavi o compensi e la coerenza della propria gestione economica. Inizialmente gli studi di settore erano stati concepiti con un’ottica di accertamento nei confronti delle piccole imprese e dei professionisti e la determinazione dei ricavi o compensi presumibilmente realizzati era l’obiettvio strumentale. Via via nel corso degli anni sono stati revisionati.
I CORRETTIVI – In particolare nel 2009, in seguito agli effetti della crisi, e’ stata prevista la possibilita’ di correttivi tesi a cogliere la particolare situazione di congiuntura economica. Per predisporre tali correttivi le informazioni sono reperite tenendo conto dei dati della contabilita’ nazionale, delle segnalazioni degli Osservatori regionali e degli istituti economici specializzati. Gli studi di settore si applicano nei confronti di contribuenti che esercitano l’attivita’ d’impresa e il lavoro autonomo con ricavi/compensi non superiori a 5.164.569 euro (la norma prevede un limite massimo di 7.500.000 euro che allo stato attuale stabilisce esclusivamente un obbligo di comunicazione dei dati). Le attivita’ interessate dagli studi di settore sono classificate per comparto: manifatture, commercio, servizi e attivita’ professionali. I dati e le informazioni dichiarate, organizzati in una banca dati strutturata, permettono di analizzare l’asset strutturale e contabile delle Pmi e delle attivita’ professionali e le dinamiche dei comportamenti fiscali dei contribuenti su piu’ annualita’.
LE DICHIARAZIONI FISCALI – Dalle dichiarazioni fiscali relative all’anno d’imposta 2009 emerge che complessivamente gli studi di settore interessano oltre 3 milioni e 500 mila contribuenti, per il 63% persone fisiche, per il 20% societa’ di persone e per il 16% societa’ di capitali ed enti. Complessivamente, nei periodi d’imposta dal 1998 al 2009, la maggior base imponibile derivante dall’adeguamento spontaneo in dichiarazione ai risultati degli studi di settore e’ stata pari a circa 33 miliardi di euro. L’intero procedimento di approvazione degli studi prevede una prima fase in cui i singoli contribuenti sono destinatari di appositi questionari le cui risposte sono utilizzate per la elaborazione. Successivamente tali elaborazioni sono sottoposte al vaglio delle associazioni di categoria e degli ordini professionali al fine di rilevare elementi di valutazione e conoscenza, nonche’ alla Commissione degli esperti (parere previsto dall’articolo 10 della legge 146 del 1998) prima della approvazione del ministro dell’Economia e delle Finanze. Tale procedimento caratterizza anche la fase della revisione periodica degli studi di settore. (AGI)













Mi dispiace scriverlo, ma il comportamento che lo Stato ha intrapreso con l’attuazione degli studi di settore lo rende a tutti gli effetti uno “Strozzino legalizzato”, inoltre sempre meno credibile e diffidato dalla gente: è evidente a tutti gli imprenditori che per vari motivi economici, strutturali, temporali, di locazione, concorrenziali ecc., non sempre si riesce ad ottenere lo stesso guadagno annuale; questa è la realtà di cui lo “studio di settore non ne tiene conto” (ricordo che lo studio di settore viene calcolato con impostazione di “parametri standard virtuali fissi” i quali non potranno mai rispecchiare la realtà dei fatti)…e di conseguenza il “Virtuale” non sarà mai “Reale”.
E’ proprio per questo motivo che lo stato pretende entrate con metodi di “strozzinaggio legalizzato”; e mi dispiace ripeterlo, ma lo rende ancora più “mafioso” di quanto lo sia già. Inoltre, pretendendo da un imprenditore più di quanto riesce a guadagnare realmente, lo rende anche un “Ricattatore legalizzato”. E a pagarne le conseguenze, purtroppo è sempre l’imprenditore onesto!!! Si paga già una imposta INPS elevatissima, INAIL, IRPEF, BOLLO AUTO, ASSICURAZIONE AUTO, IMMONDIZIA, COMMERCIALISTA, eventuale AFFITTO o MUTUO, BENZINA carissima, ACQUA, LUCE, GAS, IDRAULICO saltuariamente, ELETTRICISTA saltuariamente, MECCANICO saltuariamente, GOMMISTA salturiamente, CANONE RAI, TELEFONO, INTERNET, ALIMENTI, SPESE VARIE, ecc. e lo stato cosa fà?…Ci “impone” un guadagno minimo al di fuori del quale, siamo ritenuti possibili evasori!!! Non esiste “metodo mafioso” più assurdo degli “studi di settore”, i quali secondo il mio punto di vista sono assolutamente da abolire, perchè sono la causa di chiusura di molte imprese… inoltre non incentiva ne la crescita di un paese, ne la serietà e onestà di uno Stato. Aggiungerei che è proprio lo studio di settore che incentiva la creazione del cosidetto “nero” per chi raggiunge il livello “congruo”…in sintesi ci sono e ci saranno sempre più milioni di euro che gireranno in nero e ci saranno continue chiusure di piccole e medie imprese. QUESTA E’ LA REALTA’ DEI FATTI E NON QUELLA VIRTUALE CREATA DALLO STUDIO DI SETTORE!!! Vorrei aggiungere una nota per i Nostri Politici: L’ITALIA E’ FONDATA SUL LAVORO E NON SULLE SANGUISUGHE! SIAMO NOI CITTADINI ITALIANI CHE VI PAGHIAMO (TROPPO PROFUMATAMENTE), MA SIETE VOI POLITICI CHE SPERPERATE MALE I NOSTRI SOLDI PUBBLICI. SIETE VOI POLITICI CHE DOVETE ESSERE SOTTOPOSTI AGLI STUDI DI SETTORE…NON NOI IMPRENDITORI !!!
BRAVISSIMO……PECCATO CHE I VERGOGNOSI DEI POLITICI NON CI LEGGANO
possibile che nessuno porti all’attenzione questo fatto:
cioè che dimostri come agendo onestamente al 100 % sia quasi matematicamente impossibile per i piccoli artigiani o commercianti “tirare avanti”???
Qualcuno che spieghi sotto l’aspetto matematico l’assurdità della cosa? ……….