“La Costa Concordia? Può diventare una bomba per l’ambiente”
17/01/2012 - Pericolosa quasi come la Deepwater Horizon, ci dice Vittoria Polidori, responsabile Campagne Inquinamento di Greenpeace “Settimane”: ci vorranno settimane per iniziare a mettere in campo le operazioni di salvataggio della Costa Concordia, la nave del vettore genovese che ha naufragato
Pericolosa quasi come la Deepwater Horizon, ci dice Vittoria Polidori, responsabile Campagne Inquinamento di Greenpeace
“Settimane”: ci vorranno settimane per iniziare a mettere in campo le operazioni di salvataggio della Costa Concordia, la nave del vettore genovese che ha naufragato a 150 metri dalla costa dell’Isola del Giglio. C’è un bel sole che splende sull’isola toscana, sullo sfondo la costa della provincia di Grosseto nell’immagine di copertina che prendiamo da una webcam che riprende Giglio Porto. Tirare via un bestione di quella grandezza con uno squarcio di 50 metri sulla fiancata non è roba da nulla, e infatti servono aziende più che specializzate e in possesso della strumentazione adeguata per riuscire a liberare l’ingresso della baia di Giglio Porto dalla nave più imponente della marina civile italiana. Ci vorranno settimane, dicevamo, dichiara oggi Max Iguera, responsabile del settore “rimorchio e salvataggio” della Cambiasso & Risso, società genovese a cui la Costa Crociere ha appaltato le operazioni di salvataggio.
IL SALVATAGGIO – La Cambiasso & Risso Service è la divisione Salvage della società italiana, “una delle leader del settore nel mondo” e partner esclusivo italiano della Smith Salvage di Rotterdam, Olanda, leader mondiale del settore salvataggio navale. “La compagnia ha equipaggiamento specializzato e personale esperto sempre all’erta 24 ore su 24 per rispondere agli incidenti ovunque nel mondo”, dice il sito ufficiale di Smith Salvage, che tiene un registro di tutte le operazioni di salvataggio effettuate: la professionalità della società olandese, dunque, sembra fuori discussione. Ma come si libera lo spazio marino da un bestione come la Costa Concordia? Quale è il procedimento? Gli esperti, in queste ore, cominciano a parlare – è attesa a minuti la conferenza stampa a Genova della Cambiasso – e la procedura di salvataggio della nave inizia ad essere svelato. Prima delle incombenze sarà necessariamente lo svuotamento delle 17 cisterne che ospitano gli oltri 2 milioni di litri di carburante per navi, nome tecnico Ifo-380. “Il carburante all’interno della nave dovra’ essere riscaldato, si tratta di Ifo-380 un combustibile molto denso che va quindi scaldato per poter essere pompato fuori. Le operazione di svuotamento sono particolarmente delicate”. Torneremo sul carburante e sui dati riguardanti la sua pericolosità fra un momento: ammettiamo però che le cisterne vengano svuotate e la Concordia sia così pronta ad essere rimossa: Iguera spiega alle agenzie la procedura.
“Una volta effettuata l’operazione di svuotamento e tappate le falle, iniziera’ lo studio per effettuare il recupero della nave”. Diverse le tecniche con cui si potrebbe operare: il sollevamento con i palloni, il sezionamento in piu’ tronconi dello scafo con telai diamantati sui pontoni, l’agganciamento dello scafo ai rimorchiatori, l’azione di argani posti sulle chiatte, l’uso di pontoni con i verricelli. Operazioni che, avverte Iguera, “potrebbero richedere anche un anno”.
Svuotare il carburante, rimuovere la nave: “Faremo il possibile per rimuovere la nave in una sola operazione”, ma non è escluso che bisogni dividere lo scafo in più tronconi, il che ovviamente allungherebbe in maniera ulteriore i tempi delle operazioni.
LA TRAGEDIA INCOMBE – Questo, ovviamente, se andasse tutto bene. Se non ci fossero ulteriori problemi: ma la situazione, fanno notare tutti, è delicatissima, perché le cisterne della Concordia sono piene di combustibile tossico, e svuotarlo senza farne cadere nulla in mare non sarà un gioco da ragazzi, specie con una ferita da 70 metri sulla fiancata; il pericolo di disastro ambientale è dietro l’angolo: gli attivisti dell’ambiente, che abbiamo raggiunto al telefono, si dicono molto preoccupati. Abbiamo preso contatti infatti con Greenpeace Italia, per cui parla la responsabile delle campagne Inquinamento, Vittoria Polidori. “Siamo ovviamente molto, molto preoccupati”, ci dice la Polidori.
“E’ una situazione complessa e delicata, abbiamo già chiesto al governo di mettere a punto un piano che preveda lo svuotamento del carburante e l’inizio, da subito, dei piani per la rimozione dell’imbarcazione: dalle notizie a disposizione sappiamo che il piano sarebbe quello di riportare la nave a Genova per poi metterla in sicurezza”.
Certo, ma come abbiamo detto, questo è il miglior scenario possibile: che cosa succederebbe nel peggior caso immaginabile? Che cosa succederebbe se il carburante si sversasse in mare? Quali i danni ambientali di una tragedia nella tragedia?
“In questo caso, visto che parliamo di 2400 tonnellate, sarebbe un disastro immane. Basti pensare che solo 3-400 tonnellate di carburante hanno portato alla morte in Nuova Zelanda di 20mila uccelli marini ed altrettanti animali, nonché all’inquinamento di decine di chilometri di coste, e si trattava di “sole” 3-400 tonnellate, non voglio pensare a ciò che succederebbe in caso di sversamento completo, non sarebbe quantificabile”
Sarebbe un disastro paragonabile a quello della Deepwater Horizon della British Petroleum, nel golfo del Messico?
“Ovviamente si tratta di situazioni diverse, visto che in quel caso si trattava di uno spilling continuo, è difficile paragonarlo a quel disastro. Ma sicuramente considerando la vicinanza della Concordia all’Isola e al prezioso ambiente che la circonda, il disastro sarebbe notevole. Tra l’altro l’Isola del Giglio è nel pieno, nel bel mezzo del santuario dei Cetacei, teoricamente protetta da 10 anni su cui Greenpeace fa campagna per chiedere legislazioni migliori a protezione della vita e del ricco ecosistema della zona”
Di che biodiversità parliamo? Quale è l’ambiente dell’Isola del Giglio.
“Parliamo del santuario dei Cetacei, un tratto di mare dell’alto Tirreno a triangolo fra la Toscana, la Liguria e la Sardegna: dunque il Giglio vi capita proprio in emzzo. Ci sono specie di balene proprie del Mediterraneo, poi ci sono delfini, stenelle e altri mammiferi marini di cui le persone non sanno nemmeno l’esistenza”.
IL CARBURANTE – Un delicato ecosistema, dunque, seriamente minacciato dalla benzina contenuta nella Concordia: e se i serbatoi cedessero, cosa potrebbe succedere? Il carburante che manda avanti la Costa Concordia, lo abbiamo detto, si chiama Ifo-380, acronimo per Intermediate Fuel Oil, dunque in teoria un combustibile non pesante come altri: diciamo, nella fascia alta dei combustibili a media densità, più pesante dell’Ifo-180 ma meno di altri composti. E’ un combustibile usatissimo nel trasporto navale, di comune utilizzo dunque, e la documentazione reperibile online è vastissima. Ad esempio, sul sito internet della Tesoro, compagnia di estrazione di petrolio americano, si trovano alcune specifiche tecniche del prodotto. L’Ifo-380 ha moderati effetti sulla salute umana, può causare irritazioni ma “non è tossico” nemmeno se respirato in un evento acuto – spiega il paper della Tesoro; brucia la pelle però se esposto alla luce del sole, ovviamente, causando anche gravi ustioni. L’aspirazione reiterata, ancora ovviamente, fa malissimo: “Può causare pneumonia chimica, danni ai polmoni molto seri, deficit respiratori e persino la morte”. La tossicità del combustibile sugli animali, invece, è riportata come molto più acuta.
“Questo materiale contiene idrocarburi aromatici polinucleari, alcuni dei quali sono cancerogeni. Gli studi hanno mostrato che prodotti simili possono produrre cancro per la pelle o tumori su animali da laboratori a seguito di applicazioni ripetute senza averlo lavato o rimosso. (…) La presenza di agenti cancerogeni indica che devono essere prese precauzioni per minimizzare inalazioni di fumi. (…) Possono verificarsi problemi al fegato o ai reni. Ci sono componenti del prodotto che possono danneggiare il sistema nervoso.”
Ulteriori informazioni ecologici sono stringate e nette.

Informazioni ecologiche aggiuntive: tenere alla larga da fogne, aree di drenaggio e acque. Registrare fuoriuscite e perdite, laddove possibile, secondo le leggi Federali.
Condizioni di eliminazione: Consultare regolamentazioni federali, statali e locali per determinare procedure di identificazione dei rifiuti e i metodi di eliminazione disponibili
Insomma, come è evidente, parliamo di un composto altamente inquinante. L’esempio che Vittoria Polidori ci ha fatto è quello della petroliera Rena, rimasta incagliata sul reef della Nuova Zelanda e poi spezzata in due dalle mareggiate. Anche nella Rena era contenuto il carburante Ifo-380, e gli effetti ambientali sono stati definiti “disastrosi” dagli ambientalisti locali, “una tragedia”, “il peggiore disastro marittimo di sempre”.
Nel video del New Zealand Herald, vediamo come uno spill di circa un ottavo del combustibile contenuto nella Concordia abbia ridotto le coste neozelandesi.












