Liberalizzazioni, cosa c’è nel decreto Monti

17/01/2012 - Le prospettive del nuovo provvedimento e le proteste delle categorie Ci siamo. Dopo gli ultimi dettagli il piano del decreto sulle liberalizzazioni è completo. Ora bisognerà vedere come resisterà alle sollecitazioni della politica e alle proteste delle categorie. Il Corriere

     
 

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Le prospettive del nuovo provvedimento e le proteste delle categorie

Ci siamo. Dopo gli ultimi dettagli il piano del decreto sulle liberalizzazioni è completo. Ora bisognerà vedere come resisterà alle sollecitazioni della politica e alle proteste delle categorie. Il Corriere della Sera ci racconta le ultime novità sul provvediment. Partendo dalle Ferrovie:

Grandi manovre sulla rete in vista anche per le ferrovie. Il decreto sulle liberalizzazioni potrebbe non limitarsi ad interventi di apertura del mercato, ma spingersi fino ad imporre, come nel caso del gas, la separazione netta della rete (che potrebbe essere trasferita in proprietà al Tesoro) dal servizio. L’apertura alla concorrenza sarebbe assicurata dalle direttive della nuova Autorità sui trasporti, che il governo potrebbe investire anche della ridefinizione del servizio universale, cioè di quei servizi pubblici essenziali e resi possibili, anche se non remunerativi, dai sussidi pubblici. Secondo il governo è comunque necessario distinguere meglio cosa fa Trenitalia in termini di servizio pubblico dalle sue attività di mercato. Ed è opportuno aprire anche il mercato del trasporto ferroviario regionale, “premiando” le Regioni che scelgono altri operatori cui affidare i servizi senza rinnovare la convenzione di sei anni con Trenitalia.

Ci sono le novità sul Bancoposta:

Anche le Poste ed il suo network di sportelli finiscono nel mirino delle liberalizzazioni. Nel decreto che sarà approvato venerdì potrebbe esserci anche l’obbligo di separare il BancoPosta dalle Poste e trasformarlo in un istituto di credito a tutti gli effetti, dotato di licenza bancaria e sottoposto alla vigilanza. Ma potrebbe non essere l’intervento più “pesante” a carico del colosso pubblico, un tempo guidato dall’attuale regista del piano di liberalizzazioni del governo, Corrado Passera. Potrebbe essere ridefinito, e messo all’asta, il servizio universale postale che oggi comprende servizi, come la consegna dei grandi quantitativi di corrispondenza, come quella periodica inviata dalle banche ai correntisti. In prospettiva c’è anche la riduzione della concessione alle Poste per il servizio universale, che oggi è di 15 anni. E in discussione c’è pure l’esenzione dell’Iva su alcuni servizi garantiti dalle Poste e non dagli operatori concorrenti (come le raccomandate).

Si attende poi la separazione di Snam Rete Gas dall’Eni:

Il governo adesso punta alla separazione societaria della Snam Rete Gas, proprietaria della rete di trasporto e dei depositi di stoccaggio, dalla controllante Eni. Il distacco dell’infrastruttura dalle attività già svolte in concorrenza dal cane a sei zampe non era prevista nelle bozze originarie del decreto legge sulle liberalizzazioni. Ma la spinta dei partiti ad affrontare il capitolo della concorrenza partendo dai grandi monopoli, e dunque dai settori che hanno maggior impatto sulla spesa di imprese e famiglie ha fatto rompere gli indugi all’esecutivo. Già ieri sera la separazione Eni-Snam è stata al centro di una riunione tra i tecnici dell’esecutivo. Il distacco non sarà comunque immediato: l’obiettivo è comunque quello di disegnare nel decreto un percorso che porti alla separazione proprietaria della rete di trasporto del gas. L’operazione potrà avvenire materialmente nel momento in cui sarà assicurato all’Eni un adeguato valore di cessione dal nuovo proprietario. Indiziato numero uno è la Cassa Depositi e Prestiti, che già controlla Terna, la società che gestisce la rete di trasporto dell’energia elettrica a suo tempo “staccata” dall’Enel. Secondo l’esecutivo la separazione della rete dal servizio faciliterebbe la concorrenza a valle, nella distribuzione finale e nella commercializzazione del gas. Ma nel decreto ci sarebbero interventi anche per favorire la costruzione di nuove infrastrutture di importazione. Qui la liberalizzazione del mercato è solo sulla carta, visto che dal 2000 a oggi i concorrenti dell’Eni hanno costruito solo un nuovo impianto. E potrebbero esserci misure per imporre al monopolista della rete di mettere a disposizione dei distributori finali tutte le informazioni sulla clientela.

Infine c’è la stretta sulle commissioni bancarie:

E’ in arrivo una rivoluzione per le commissioni praticate dalle banche sui servizi di pagamento, come bancomat e carte di credito. Le banche e la loro associazione saranno, intanto, estromesse dalle discussioni sulle caratteristiche (e i costi) dei nuovi conti correnti di base introdotti con la limitazione all’uso del contante. A stabilirle non sarà più una convenzione tra gli istituti di credito, ma un decreto del Tesoro. E sarà la Banca d’Italia a stabilire dove sarà possibile applicare le commissioni, anche nei rapporti tra le banche ed i commercianti, sempre a proposito dei mezzi di pagamento. A favore della trasparenza e del contenimento dei costi per la clientela, nel decreto, arriva anche il divieto, per le banche, di associare a contratti di mutuo o di prestito personale, delle polizze assicurative. La banca, come sottolineano da tempo sia l’Isvap che l’Antitrust, non potrà più essere intermediario per il collocamento di un prodotto che, alla fine, va proprio a suo vantaggio.

     
 

9 Commenti

  1. renata scrive:

    per le farmacie è tutto un inganno. se non si liberalizzano i farmaci non ci può essere concorrenza

    • Ricki scrive:

      Veramente i prezzi dei farmaci fascia c sono stati liberalizzati a dicembre

      Le Liberalizzazioni delle farmacie sono una bufala perchè non RIUSCIRANNO MAI AD APRIRE TUTTE QUELLE FARMACIE nei tempi stabiliti quindi da manovra la fascia C andrà ai supermercati che è quello che volevano dall’inizio la grande distribuzione e le multinazionali

  2. pio scrive:

    renata
    voleva dire le terapie ?

  3. OK MORANDO SERGIO Crocefieschi Genova Malpotremo Lesegno Italia Argentina San Morando scrive:

    Se proprio Monti voleva iniziare le inevitabili (per ora ..) liberalizzazioni doveva iniziare cioè che è sul SUOLO pubblico..il DEMANIO con le le cementificate spiagge Italiane passata dai padri in figlio .. ricordiamo a tutti che le SPIAGGE ITALIANE (DEMANIO ) sono del POPOLO TUTTO ITALIANO e non di “presunti ” gestori affittuari ..che con più generazioni (di ampi guadagni) si sentono come dei PROPRIETARI del Demanio (suolo spiagge pubbliche).
    Morando

  4. Carmine D'Angelo scrive:

    In questi giorni ho contattato la banca dove ho il conto corrente da anni per stipulare un mutuo per l’acquisto della prima casa. Ebbene, a parte le condizioni capestro che mi hanno preventivato, tipo obbligo di tasso fisso per 5 anni anche abbastanza alto, mi hanno detto che devo per forza stipulare varie assicurazioni tipo infortunio e copertura per perdita del lavoro, per un ammontare di circa 3600 euro da dare subito al momento del rogito, tali polizze sono vincolate alla concessione del mutuo. quindi ben vengano le liberalizzazioni specialmente sui servizi bancari e, nel mio caso, decreti legge come quello che vieta alle banche di ricattare il cliente propinando polizze assicurative in cambio della concessione del mutuo.

    • marco scrive:

      Il comportamento che tu riporti, cioè che sia obbligatorio per avere un mutuo sottoscrivere anche delle polizze, è già vietato dal 28/12/2011.
      Non invocare liberalizzazioni se non usi quelle che già hai… sarebbero carta inutile.

  5. giovanni scrive:

    Auguro al governo Monti che abbia il coraggio e la volontà di procedere alle liberilazioni
    Sono convinto che nessun altro governo abbia le capacità e la volontà, poiche come sempre si pensa solo ed esclusivamente agli interessi elettorali. Notai, farmacisti, faranno di tutto per impedire questo processo, ma speriamo che questa volta sia il momento giusto

  6. antonio.raponi scrive:

    i figli dei farmacisti.

  7. antonio1 scrive:

    saranno aperte 3000 farmacie, proprio tante quante ne servono per impiegare i figli dei farmacisti. la facoltà di farmacia dovrà cambiare nome in: facoltà per i figli dei farmacisti. nel caso che Monti non le liberalizzi, vuol dire che ancora una volta i prediletti dalla società italiana hanno vinto ancora. nel mio paesino ,il farmacista si permette di comprare un appartamento a roma ogni due anni. poverino, dice di guadagnare poco perchè parte per le vacanze solo sei volte l’anno. stiamo già facendo una colletta per pagare le tasse

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