Breve storia di come i Benetton hanno perso una scommessa. Quella sull’Italia. E cosa ha comportato questo “fallimento”
Nel portafoglio Benetton c’è il paradigma del declino italiano. La crisi dei mercati ha bruciato 4,3 miliardi di valore nelle aziende in cui la famiglia di Ponzano ha il controllo, cifra che supera i 5 miliardi se si considerano le partecipazioni di minoranza (Rcs, Caltagirone, Mediobanca e Pirelli).
Discorso a parte andrebbe poi fatto per l’emorragia infinita di Telecom che continua a far perdere denaro ininterrottamente dal 2001.
SLIDING DOORS – Insomma anche “i ricchi piangono” e fin qui non ci sarebbe niente di strano, soprattutto considerando nello stesso anno piccoli azionisti di Autostrade (-49%), Autogrill (-60%), Benetton (-36,5%) e Gemina (-69,9%) hanno perso altri 5,4 miliardi portando a 9,7 il valore sparito nella spirali della crisi. L’elemento interessante è un altro: poteva andare diversamente? Sembra proprio di no. I Benetton (principalmente Gilberto, responsabile delle strategie finanziarie) sanno gestire i loro soldi e sanno essere pragmatici.
FURBI E SICURI – Il successo e la ricchezza raggiunti con l’abbigliamento sono stati il trampolino per investire nei settori ad alta sicurezza come le autostrade, le costruzioni, le tlc e la finanza. E questo li ha esposti alle giuste critiche di chi li portava ad esempio di una classe imprenditoriale incapace d’innovare. Il nuovo comandamento era ripararsi dalla concorrenza all’ombra delle entrate sicure dei pedaggi e delle bollette, con l’ulteriore aggravante che la necessaria contiguità con la politica di chi opera nei settori regolati potesse trasformarsi in un ulteriore protezione dal giudizio dei consumatori.Tutti sospetti almeno in parte confermati, il trattamento di favore ottenuto come concessionario autostradale, il monopolio nella ristorazione e quello in via di costituzione nelle costruzioni (Atlantia è il più grande committente di lavori pubblici in Italia, Impregilo è il contractor più importante ed entrambe sono direttamente o indirettamente controllate da Ponzano), sono qualcosa in più di “indizi” di rendite di posizione. Inoltre i Benetton ormai sono dei punti di riferimento del salotto buono, nomi obbligatoriamente presenti quando si tratta di fare operazioni di “sistema” (Telecom, Alitalia). Se si profilano degli affari di grandi dimensioni, loro sono in pole position. Un trattamento molto diverso da quello ricevuto nel loro business d’origine dove la concorrenza internazionale l’ha relegata tra i comprimari a lottare contro vecchi e nuovi colossi (Zara, H&M, Gap) provenienti da tutto il mondo.
UN INTERESSE NAZIONALE - Eppure molte di quelle scommesse “sicure” sono state perse, perché di valore in questo paese se ne è creato veramente poco e il track record delle ultime operazioni realizzate in Italia é veramente poco elettrizzante (Telecom, Impregilo, Aeroporti di Roma, Alitalia). Sono tutti dei salvataggi dai dubbi ritorni futuri e dalle sicure perdite presenti. Quindi la strategia della sicurezza si è rivelata controproducente in modo del tutto inaspettato: fuggire dai mercati esposti alla concorrenza internazionale per puntare ai più prevedibili mercati regolati ha portato le fortune di famiglia ad essere legate a doppio filo alla crescita di questo paese. E questo spiega perché i Benetton sono costretti a partecipare a tutte le operazioni di “respiro nazionale“. Il traffico delle autostrade è funzione diretta del Pil, l’andamento delle costruzioni e dei progetti pubblici dipendono dai bilanci dei governi molto di più di quanto la vendita delle magliette dipenda dal reddito pro capite.



e speriamo pure oltre le Ande.
Sulle Ande ci sono le pecorelle che danno la lana merinos per i maglioni
Ottima analisi, però secondo me dimentica che le operazioni di Ponzano sono state tutte molto leveraged per la gioia dei bilanci delle banche.
La leva finanziaria se fa tanto comodo quando si fa utile poi moltiplica le perdite se il clima cambia, quindi le cessioni più che portare verso nuovi investimenti oltralpe non è che debbano per caso ridurre il debito verso il sistema bancario?
Quoto AG. Autostrade è stata comprata con una leva pazzesca, come quasi tutto il resto, anche grazie all legame simbiotico dei Benetton con Mediobanca. Altro elemento da considerare quando si parla di “operazioni di sistema” è che ai Benetton non soltanto conviene per “aiutare” Autostrade, ma anche per pagare pedaggio alla maggioranza politica del momento e far dimenticare un particolare importante: che per ripagare il debito di cui sopra, Autostrade è stata munta senza pietà, ritardando investimenti in teoria obbligatori per mantenere la concessione.
Adesso i Benetton sono ostaggio del governo di turno, che il usa come “cavaliere bianco” per ogni operazione di salvataggio – sempre meglio che dover pagare miliardi nella manutenzione autostradale, pare.
Sono d\’accordo con AG \”La leva finanziaria se fa tanto comodo quando si fa utile poi moltiplica le perdite se il clima cambia, ma pagarne le conseguenze sono più le società su cui pesa il debito e non gli azionisti.
Il \”rapporto alla pari\” instaurato con le banche a cui mi riferisco si riferisce al fatto che gli istituti sono sempre soci delle attività dei Benetton e non solo semplici creditori. Questo cambia il loro atteggiamento e la forza con cui possono chiedere di rientrare. Va precisato che l\’esposizione non è un problema al momento per nessun gruppo della galassia, comunque a garantire i crediti delle banche non ci sono i soldi delle famiglia ma gli asset e dividendi futuri delle società